IL RESPIRO DEL PUBBLICO FESTIVAL 24: la forza gentile di resistere

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L’Oltrarno fiorentino ha ospitato la quarta edizione de Il Respiro del Pubblico Festival di Cantiere Obraz con nove spettacoli a novembre 2024, tra cui molte novità. In più Gufetto Magazine fin dalla prima edizione segue il festival e collabora alla Scuola di Critica Teatrale per Adolescenti Ciuchi Mannari. Vi raccontiamo gli spettacoli: GENNARO JOVINE di Michele Santeramo per Mo-wan Teatro, LA BALLATA DELLE FALENE di Gay/Tintinelli, HOUSE WE LEFT del Centro Teatrale MaMiMò testo finalista della Rete Inventaria. Seguiranno SMART WORK di Compagnia Mammut del Milano Fringe e il debutto di UOMINI STORTI della compagnia Gogmagog.
Visione a cura di Alice Capozza, Michele D’Ambrosio e Martina Corsi

Michele Santeramo a IL RESPIRO DEL PUBBLICO FESTIVAL

Il Respiro del Pubblico Festival GENNARO JOVINE
Michele Santeramo ospite de Il Respiro del Pubblico Festival con il monologo GENNARO JOVINE

Inaugura la nuova edizione de Il Respiro del Pubblico Festival GENNARO JOVINE, il poetico monologo di Michele Santeramo, nella grande sala delle Ex Leopoldine di Piazza Tasso, terzo appuntamento del ciclo intitolato Fantasmi, dopo Bastianazzo da I Malavoglia e Riccardo III. Il fantasma del personaggio eduardiano di Napoli Milionaria appare con la faccia scavata di De Filippo, per la prima volta fuori dal testo a cui appartiene; ne conserva la memoria e l’esperienza, ma si mostra per rispondere agli appelli di aiuto dell’umanità, in questi nostri tempi tristi e carichi di odio. Gennaro, testimone di guerra, appare a Michele una notte, sul palco di un grande teatro e gli dona le sue parole; un fantasma che per sua natura può essere sincero, proprio perché non esiste. “È perfettamente inutile chiamarmi adesso” dichiara fin da subito “non posso fare più niente, ormai la guerra sta dappertutto”. L’atrocità della morte, della violenza, dell’arrangiarsi senza scrupoli, della morale relativa, entra nel racconto lento di Santeramo, alla ricerca dei carnefici, che si celano in un mondo di vittime. Ci mostra il mondo di oggi con le parole immaginarie di Gennaro Jovine, un perdente, un “fesso” come lo definisce anche la figlia piccola Rita, un reduce di guerra appartato e un po’ stonato (forse realmente, forse per potersi isolare e affrancare dai traffici della moglie).

GENNARO JOVINE: un fantasma contro la guerra

Michele Santeramo ci racconta con la forza delle immagini le atrocità della guerra: una donna con in braccio le parti di un figlio dilaniato dalle bombe, la polvere negli occhi di una bambina, il primo bacio sulle macerie di una città distrutta di due giovani innamorati: “e non abbiamo abbastanza cuore per dimenticarli”. Gli occhi di Jovine hanno visto tutto, come i nostri occhi, oggi sui social dove scorrono le foto di morte di Gaza, di Kiev e di altri infiniti posti. La guerra questo è: tradisce le speranze, scoperchia i tavoli, ma è solo la conseguenza di un banale egoismo; è la dimostrazione della vittoria dell’essere umano contro l’umanità. L’alienazione di Gennaro da parte di tutti è crudele: nessuno gli presta ascolto quando cerca di raccontare le sue storie, perché, anche noi, vogliamo ascoltare solo le storie dei vincitori. Ma sappiamo che non esistono né vincitori né vinti, perché, come diceva Bertolt Brecht, ne La guerra che verrà: “è sempre la povera gente che fa la fame“. Dobbiamo semplicemente saper dire basta, per favore, basta. Santeramo ci incanta con la sua voce soffusa in piedi al leggio al centro dello spazio, posa le sue parole nel cerchio del pubblico, una dopo l’altra, senza enfasi; racconta, sussurra, ci guarda e parla a noi, come un cantastorie, ci tiene incollati. Non perdiamo un sospiro, non una frase, uno sguardo, di quel fesso di Jovine che sceglie di non sganciare la bomba sul teatro con la scritta “bambini”. Per un mondo senza guerra.  

IL RESPIRO DEL PUBBLICO FESTIVAL: le marionette vibranti di LA BALLATA DELLE FALENE

Rossana Gay e Paola Tintinelli, LA BALLATA DELLE FALENE ne Il Respiro del Pubblico Festival
Rossana Gay e Paola Tintinelli, LA BALLATA DELLE FALENE
Il Respiro del Pubblico Festival

Al Teatro di Cestello il Respiro del Pubblico Festival ha portato il lavoro di Rossana Gay e Paola Tintinelli, LA BALLATA DELLE FALENE. Un tavolo, una luce soffusa, giornali, carte, appunti, un ambiente familiare intimo e delicato, due attrici col volto imbiancato dal cerone e sul proscenio quindici marionette femmine realizzate dalla stessa Gay, a rappresentare altrettante donne intellettuali dimenticate ed emarginate, Virginia Woolf, Emily Dickinson, Alda Merini e altre a cui ridare voce e dignità. Tutto quello che sappiamo della storia femminile è stata sempre e solo tramandata da uomini dall’era illuministica ad oggi. Rossana Gay e Paola Tintinelli creando situazioni grottesche, scene surreali e dialoghi ironici, frutto di una drammaturgia sentita e vibrante, ispirata a Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, esprimono la rabbia per questa omissione della Storia. Le attrici giocano con la mimica dei propri corpi, tensioni, rapsodie di movimenti, false distensioni, trasformandosi anch’esse in marionette tragicomiche che ballano la malinconica ballata della tromba.

LA BALLATA DELLE FALENE: se Dio fosse donna?

Una scena di LA BALLATA DELLE FALENE, Il Respiro del Pubblico Festival
Una scena di LA BALLATA DELLE FALENE, Il Respiro del Pubblico Festival

Se Dio fosse donna, una intellettuale, dovrebbe cercare di uscire dal bicchiere dell’acqua entro il quale è caduta. Come la mosca che cerca di sopravvivere arrivando con una zampa alla parete umida del vetro per riemergere, così la donna in mezzo a tutto lo scibile maschile deve arrancare per trovare una propria collocazione. L’essere umano è un animale abitudinario e molto adattabile. La donna rientra nella categoria e non fa eccezione. E’ come se fosse attratta dall’odore e sapore zuccherino dell’alcool nel bicchiere, quasi dovesse mettere a tacere un’impellente sete d’acqua. Cade e ci ricade e sguazza. Anche la falena, il caratteristico animale notturno, emerge dall’oscurità cercando le fonti luminose delle nostre case. Sono spesso state oggetto di truci credenze popolari, credute rappresentazione di streghe, associate alle cugine farfalle, ma in dicotomia, meno leggiadre e belle. Hanno resistito, attratte sempre dalla luce incuranti dei pericoli. Fortemente iconico e simbolico arriva il messaggio dal palco per una sorellanza trans-femminista militante su ogni fronte.

HOUSE WE LEFT: Compagnia MaMiMò a IL RESPIRO DEL PUBBLICO FESTIVAL

HOUSE WE LEFT, Compagnia MaMiMò, Il Respiro del Pubblico Festival
HOUSE WE LEFT, Compagnia MaMiMò, Il Respiro del Pubblico Festival

Entra dalla platea parlando nel microfono ad archetto Cecilia Di Donato di MaMiMò Teatro, compagnia di Reggio Emilia finalista a Inventaria 2024, mentre sul palco la attende il gruppo di musicisti in tuta da lavoro (o divisa da carcerati), che accompagnano il monologo dal vivo. Cecilia è una operatrice teatrale in carcere nella Sezione Orione, quella delle donne trans-gender, e, come una testimone, ci racconta ciò che ha visto, sentito, vissuto. Grazie a quelle incursioni per i laboratori con le detenute, restituisce a noi, pubblico fuori, la voce di dentro, quella di chi ha lasciato la propria casa – HOUSE WE LEFT – e adesso vive isolato, in un luogo sconosciuto ed ignorato dalla società, con altre regole, dove niente è definito e tutto è controllato, dove esistono assurde quotidianità.

La forza gentile piega le sbarre

Cecilia Di Donato in una scena di HOUSE WE LEFT

La narrazione tira un filo rosso tra il mito di Orione che insegue le Pleiadi, il proprio trasloco di casa, un poggiapiedi nero da pochi euro, le stelle, i desideri, le speranze, gli errori della vita, che, come sa bene chi sta in carcere, si pagano tutti. Nella scena nera, a destra i musicisti con gli strumenti e al centro il racconto di Cecilia, con solo una valigia scura con le ruote, che si trasforma in specchio di un camerino. La seguiamo nei rapporti che intreccia con le persone che incontra dentro: Stefano, Manola, Mariangela, Desiré e le altre. L’attrice come una degli Avengers avanza a passi decisi nel lungo corridoio che porta al reparto, capace di trasformare con la creatività la realtà cruda del carcere, in un palco fatto di trucco e paillettes. Tutto questo ci evoca l’umanità dell’ultimo forte lavoro di Tindaro Granata VORREI UNA VOCE, che abbiamo recensito a Prato (e da non perdere al Teatro di Rifredi a primavera 2025), che nasce dal suo incontro di anime con le detenute di alta sicurezza della Casa Circondariale di Messina. Oltrepassando la privazione delle libertà, anche le più banali, come truccarsi, indossare dei tacchi, tingersi i capelli, le dure storie di vita delle detenute, ci arrivano con la forza gentile della voce di Cecilia Di Donato e la musica rombante dei Greasy Kingdom. L’attrice sorridendo a tutte le persone che incontra, nonostante il luogo in cui si trova, ci ricorda che si tratta di anime, con le proprie storie di vita. HOUSE WE LEFT infrange il muro della prigione con un cazzotto di parole; demolisce la narrazione della detenzione come giusta punizione; abbatte chi grida gettate la chiave, chi vuole imporre l’immutabilità (chi nasce quadrato muore quadrato), chi di fronte all’ennesimo suicidio in carcere bestemmia: uno di meno! Dovremmo ricordare a chi vomita questo odio – e sono anche Ministri dello Stato – che la civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri, come diceva Voltaire.

GENNARO JOVINE

Un progetto ideato da Michele Santeramo
in collaborazione con Alessandro Brucioni
Mo-wan Teatro
Vincitore Premio Riccione per la drammaturgia
Visto il 9 novembre alla Sala Ex Leopolidine

 LA BALLATA DELLE FALENE

di e con Rossana Gay e Paola Tintinelli
Liberamente tratto dalle opere di Virginia Woolf e altre donne
Visto il 15 novembre 2024 al Teatro Cestello

HOUSE WE LEFT

drammaturgia e regia Alessandro Sesti
con Cecilia Di Donato
e con i musicisti Andrea Tocci, Debora Contini, Filippo Ciccioli
musiche originali Greasy Kingdom
produzione Centro Teatrale MaMiMò
Finalista della Rete Inventaria 2024
Visto il 23 novembre 2024 al Teatro Cestello

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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017