IL RESPIRO DEL PUBBLICO FESTIVAL 24: una, nessuna e centomila umanità

Secondo ed ultimo reportage da Il Respiro del Pubblico Festival (qui il link al primo) curato da Cantiere Obraz presso il Teatro del Cestello di Firenze. In chiusura di festival abbiamo assistito a SMART WORK della compagnia calabrese Mammut Teatro ed al debutto di UOMINI STORTI, ultimo lavoro dei fiorentini Gogmagog. La disumanità frenetica e schiavizzante del primo si incontra con la varietà umana e paradossale del secondo in cui hanno preso vita lo spirito ed i personaggi di Franz Kafka. Un incontro che ci ha permesso di riflettere sulla centralità dell’uomo, vittima e carnefice, meravigliosa macchina imperfetta.
A cura di Sandra Balsimelli e Leonardo Favilli

Il Respiro del Pubblico Festival: SMART WORK

SMART WORK a Il Respiro del Pubblico Festival
SMART WORK Il Respiro del Pubblico Festival – foto di Angelo Maggio

Mammut Teatro compagnia teatrale di Lamezia Terme (CZ) di Gianluca Vetromilo e Achille Iera esplora una fetta del lavoro giovanile portando sulla in scena nel caustico monologo SMART WORK interpretato dal brillante Francesco Rizzo, uno dei tanti lavoratori condannati a districarsi nella giungla delle non-professioni alienanti come quelle dei rider e dei call center. Un testo forte, ironico, dissacrante e disperato che denuncia la disumanizzazione dilagante nelle strade delle nostre città alla quale potremmo rischiare di non prestare, nel frastuono, la dovuta attenzione.

SMART WORK: inesauribile rincorsa alla vita

Scena vuota, occupata al centro da una bicicletta vintage e, sul lato, un poetico grammofono d’altri tempi. Francesco Rizzo prende posto sulla sua bici e mentre pedala si racconta con toni forzatamente allegri che raggiungono a poco a poco coloriture sarcastiche e cupe. Veste i panni di un giovane di trent’anni, a cui la laurea ha lasciato in mano promesse disattese, emigrato al Nord dal Sud, costretto a correre incessantemente per sbarcare il lunario e permettersi un angusto monolocale in affitto. Passa dalle litanie ripetute a vuoto al telefono del call-center alla frenesia delle consegne serali di pizza, in un fiume di parole senza tregua che restituiscono la densità precipitosa di una vita senza pause, senza senso, in cui la parola lavoro adombra nemmeno poi velatamente la forma di una nuova schiavitù.

Il Respiro del Pubblico Festival: in SMART WORK la perdita di umanità

SMART WORK Il Respiro del Pubblico Festival
SMART WORK Il Respiro del Pubblico Festival – foto di Angelo Maggio

Non si è più nulla in questo vortice impersonale di consegne e protocolli, come novelli Sisifo si compie una routine di gesti inutili che impediscono ogni relazione e ogni identificazione, in un clima di irritazione crescente: disperazione che cova sotto la cenere, inconfessabile ribellione ad un sistema che sembra incapace di autocritica e coscienza. Sullo sfondo tracce registrate di uomini pubblici, politici, imprenditori che discettano di lavoro, scuotono perbenisti la testa contro questo universo di giovani sfaticati che non è disposto a fare sacrifici. Ma in primo piano la bici macina chilometri senza il tempo di uno scambio che sia autenticamente umano, se non quello strappato abusivamente a quattro chiacchiere imposte ad un cliente, tra una fetta di pizza rubata alla prossima consegna e un sorso di birra ormai calda. E’ un percorso di assoluta solitudine, tra le righe di questo racconto in corsa libera verso l’annullamento e il burn-out; non compaiono tracce di amore, amicizia, rete di comunità che renda sopportabile questo lottare solo per esistere nella folla senza nome dei passanti o dei numeri chiamati al telefono. Solo a tratti la memoria di un mondo perduto e sognato come ogni esule sogna Itaca disperando di ritornare (“Chi sono io? Sono le lacrime di mia madre quando me ne vado”).

SMART WORK: la chimera dell’ottimizzazione

La catena di montaggio in Tempi Moderni

Lo spettacolo riflette la china precipitosa della società, sulla scia della ricerca di efficienza e ottimizzazione che hanno fatto salutare con entusiasmo il propagarsi delle misure eccezionali nel periodo pandemico. Limitare i costi, limitare i tempi, approfittare dei vantaggi della tecnologia, questo ci ha portato la pandemia col suo pullulare di lavori da remoto e consegne a domicilio, al prezzo altissimo però di quella qualità umana e nutriente che ogni scambio e relazione tra cittadini implica e implicherebbe ancora se solo riuscissimo a interrompere la procedura. Testo e recitazione incalzano materializzando il ritmo frenetico di un ingranaggio che stritola e annulla, come la celeberrima scena della catena di montaggio in Tempi Moderni, ma con al centro uno Charlot più disperato e arrabbiato che rivolge al pubblico parole venate di denuncia. Come reagire alla responsabilità collettiva di avallare un sistema disumano che ci rende tutti, citando Anders “Incolpevolmente colpevoli”? Occorre inventarsi un nuovo luddismo che distrugga il meccanismo sociale di cui un consumismo uscito di senno sembra renderci schiavi? Non si esce con risposte da SMART WORK, ma con molte domande, alleviate solo dalla sensazione di familiarità e calore che la bici vintage e il grammofono d’altri tempi hanno permesso di aleggiare sulle immagini evocate, quasi come simulacri di un mondo perduto fatto di bellezza e ascolto preziosi di cui continuare a conservare il ricordo per restare umani.

Il Respiro del Pubblico Festival: UOMINI STORTI un gioco di scatole cinesi

UOMINI STORTI, Il Respiro del Pubblico Festival
UOMINI STORTI, Il Respiro del Pubblico Festival

Si racconta che un giorno alle orecchie del padre di un amico mentre socchiudeva gli occhi, Franz Kafka abbia sussurrato: “mi consideri un sogno”. Sospeso e circonfuso da un’aura di onirismo, Carlo Salvador ha animato in solitaria il palco del Teatro del Cestello per il debutto di UOMINI STORTI di Gogmagog a conclusione de Il Respiro del Pubblico Festival. Un tavolinetto da night club ed una sedia dall’alto schienale, quasi uno scranno di arte povera, ci aprono le pagine del racconto del Nobel Isaac B. Singer Un amico di Kafka in cui si ricorda la figura di Jizchak Löwy, più noto col nome d’arte Jacques Levy, attore yiddish vittima dell’Olocausto. Proprio lui è stato confidente e mentore del più famoso scrittore ceco e per questo ci si affida al racconto di un attore, non solo il Salvador in scena ma anche il personaggio che lui interpreta, a sua volta protagonista del racconto di Singer. In un gioco di scatole cinesi, abilmente supportato dal progetto luci, si rifà presente un passato multifocale, sviluppato su piani che si intersecano armoniosamente in un ripetuto e continuo flashback tinteggiato da sfumature oniriche di personaggi surreali. Una scimmia che imitando gli uomini per sopravvivere diventa attore di varietà, un artista che sceglie il digiuno perenne, l’arte della fame, fino allo spegnimento dentro la gabbia di un circo, un trapezista allergico al suolo e molti altri. Ognuno compare sul piccolo palco con una consistenza nebulosa in un passaggio estemporaneo che a tratti si ripete in un gioco di cabaret totalmente privato però della sua carica energica e dei suoi toni squillanti.

UOMINI STORTI: in equilibrio sul filo della vita

UOMINI STORTI, Il Respiro del Pubblico Festival
UOMINI STORTI, Il Respiro del Pubblico Festival

Con gentilezza ed eleganza nel suo impeccabile abito scuro con tanto di bastone pomellato di bianco, Carlo Salvador ha delicatamente accompagnato il pubblico in questo percorso attraverso atmosfere sognanti sfumando le tinte forti di quei personaggi che hanno popolato la letteratura di Kafka. È lì dove la normalità – quello status in medias res con un tocco di mediocrità, non-volontà o incapacità di stare al mondo – incontra l’inaspettato, che nasce il paradosso, in bilico tra il riso e il pianto, tra il sollievo e l’ansia. Gogmagog – compagnia già apprezzata in altre edizioni del festival – in questo suo nuovo testo – scritto e diretto da Andrea Fazzini – ha scelto la coerenza per la quale tutto può apparire surrealmente possibile e ognuno può ritrovarsi protagonista del circo della vita, esposto alla visione e forse al dileggio del pubblico. La compagnia fiorentina ha prediletto la poesia dei piccoli personaggi con dei toni lirici tanto sfumati quanto invece sono marcati i lineamenti dei protagonisti nelle pagine kafkiane – aspetto che era più prepotentemente emerso nel precedente lavoro cui abbiamo assistito dedicato allo scrittore ceco da Claudio Morganti (Circo Kafka recensito a Prato nel 2020), ispirato a Josef K., protagonista de Il Processo. Alla fine ognuno di personaggi di UOMINI STORTI appare in bilico tra realtà e fantasia con le proprie deformazioni e le proprie stravaganze, storture che li rendono irregolari ma diversi, capaci proprio per questo di aggrapparsi al filo della vita, come quei pupazzetti storti che le luci a fine spettacolo proiettano sul fondale.  

SMART WORK

Spettacolo selezionato da Milano Off Fringe Festival 
di Gianluca Vetromilo e Armando Canzonieri
regia Gianluca Vetromilo
con Francesco Rizzo
assistenza alla regia Ada Roncone
musiche Francesco Ferlaino / JVas
organizzazione Chiara Sacco
curatore del progetto Achille Iera
ufficio stampa Linee Relations
produzione Mammut Teatro
in collaborazione con Primavera dei Teatri
foto di scena Angelo Maggio

UOMINI STORTI

uno spettacolo di Carlo Salvador e Andrea Fazzini
regia Andrea Fazzini
con Carlo Salvador
oggetti di scena Laura Castellucci
coproduzione GOGMAGOG/PILAR TERNERA 
in collaborazione con COMPAGNIA TEATRO REBIS
con il sostegno di Regione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo e con il sostegno di Giallo Mare Minimal Teatro.

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