Le recensioni della Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari dalla V edizione Il Respiro del Pubblico Festival 25 a cura di Cantiere Obraz: SI! I GIORNI FELICI regia di Matteo Pecorini, DISCORSO SUL MITO Il ritorno di Ulisse in patria di e con Vittorio Continelli, CAPITAN CORAGGIO E MADAMA PAURA di Catalyst.
Articolo di Giulia Veltroni, Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari, Cantiere Obraz
Contenuti
SI! I GIORNI FELICI

(foto Emilio Trambusti)
Sì! I Giorni felici è una libera reinterpretazione sorprendente e profondamente umana del testo di Samuel Beckett, uno spettacolo che parte dalla drammaturgia ma la attraversa per arrivare direttamente alla vita. La luce è puntata sulla protagonista Lilla Mangano, una donna di novantuno anni, residente in una RSA, alla sua prima esperienza teatrale: una presenza autentica. Racconta episodi della sua vita biografica, con naturalezza, intrecciando la propria storia personale con il testo di Beckett, con una trasmissione diretta delle emozioni. Accanto a lei Matteo Pecorini, giovane autore, regista e attore, che non invade mai la scena ma la sostiene. La aiuta a reggere lo spettacolo, le indica talvolta piccoli passaggi, le suggerisce una battuta per andare avanti. Questo gesto non viene nascosto, ma accolto come parte integrante della messa in scena. Il teatro si mostra per quello che è: un atto di cura e relazione. In alcuni momenti, quando i due ballano insieme, sembra che l’attrice danzi con il marito ormai scomparso e presente nei suoi racconti; il sogno e la realtà si fondono, creando immagini di grande delicatezza. Le risate del pubblico sono frequenti, e spesso nascono da momenti fuori dal canovaccio: anche l’attrice ride di sé, del tempo che passa, delle piccole imperfezioni. Questo scarto dall’ordine prestabilito genera una comicità autentica e una complicità immediata con la platea. La bellezza dello spettacolo sta proprio nel godersi la vita, nel cogliere l’attimo, nel dire “sì” a ciò che accade, anche quando non è perfetto.
Attraverso l’uso di dialetti, ricordi personali e frammenti di vissuto, emerge una domanda centrale: quando tutto viene a mancare, cosa resta? Resta la storia, resta la memoria, resta il desiderio di fare ancora qualcosa di nuovo, di intraprendere, di danzare, di dire “sì” ai giorni felici. Il pubblico si alza in una standing ovation lunga e sentita, Lilla Mangano è commossa e anche questo è parte integrante dell’esperienza, un incontro reale. Sì! Giorni felici lascia allo spettatore una domanda aperta e necessaria: riusciamo, nella nostra vita, a goderci davvero ciò che ci viene dato? Possiamo dire sì alla vita, finché c’è.
DISCORSO SUL MITO: il ritorno di Ulisse in patria

Lo spettacolo Il ritorno di Ulisse in patria si presenta fin dall’inizio come un’esperienza teatrale fortemente intima e concentrata. Il suono iniziale del clarion non è un semplice segnale d’apertura, ma un richiamo arcaico, quasi rituale, che introduce lo spettatore in una dimensione sospesa tra racconto, memoria e mito. Fin dalle prime battute si percepisce che non assisteremo a una semplice messa in scena dell’Odissea, ma a una riflessione profonda sul suo significato umano ed esistenziale. Lo spazio scenico è completamente scarno, vuoto, privo di oggetti e di scenografia: tutto è affidato alla presenza dell’attore, che diventa il vero e unico centro della scena.
Vittorio Continelli è narratore e personaggio: Ulisse, Omero, Dante. L’Odissea diventa un meccanismo narrativo universale sulla condizione umana: “nessuna cosa è più stupida dell’uomo, nessuna è più terribile”, eppure è proprio questa fragilità a renderlo umano e libero di scegliere. Ulisse è l’uomo che sa pensare, che trova soluzioni, che usa l’intelligenza per sopravvivere. Il vero valore non è il risultato finale, ma la scelta stessa, il continuo decidere se andare avanti nonostante le difficoltà. Il viaggio di Ulisse viene restituito da Continelli come una storia di dolore, di fatica, ma anche di profonda sete di conoscenza e curiosità verso il mondo, una storia che non finisce mai, capace di parlare all’uomo contemporaneo. DISCORSO SUL MITO è un’esperienza teatrale che non punta sull’azione, ma sull’ascolto; non sull’epica, ma sull’umanità.
Capitan Coraggio e Madama Paura

(foto Emilio Trambusti)
)Capitan Coraggio e Madama Paura è uno spettacolo che nasce apparentemente per un pubblico di bambini, ma che riesce con grande delicatezza e intelligenza a parlare anche agli adulti, toccando quel bambino interiore che spesso rimane silenzioso ma non scompare mai davvero. È uno di quegli spettacoli che dimostrano come il teatro per l’infanzia non sia un genere minore, ma anzi uno spazio privilegiato per affrontare temi profondi e universali. Il fulcro dello spettacolo di Catalyst è il rapporto tra paura e coraggio, due forze opposte solo in apparenza, che convivono e si completano. Paura e coraggio stanno insieme, crescono insieme, e proprio da questa relazione nasce la possibilità di diventare grandi senza smettere di essere se stessi.
Luce e buio non sono mai separati del tutto: insieme formano un’ombra, e proprio in questa zona intermedia si colloca l’essere umano. In questo senso, la relazione tra paura e coraggio diventa una metafora potente: il coraggio chiede alla paura “ma tu mi vuoi bene?” e la risposta è sì, perché è proprio la paura che aiuta a crescere. Un messaggio semplice ma profondissimo, che arriva con forza a ogni età. “Non puoi capire, sei solo un bambino” è una frase che risuona come una critica sottile al mondo degli adulti, che spesso dimenticano quanto sia difficile essere bambini e affrontare la paura: crescere non significa smettere di avere paura, ma imparare a camminare insieme a lei.
Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari
L’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto Scuola di Critica Teatrale Ciuchi Mannari all’interno della V edizione de Il Respiro del Pubblico Festival 25 di Cantiere Obraz. I partecipanti al Gruppo di visione Ciuchi Mannari sono stati: Andrea Lanini, Anik Sourav Islam, Antonio Schongut Marzili, Ayman Abouelkhir, Bianca Buchelli, Carlo Mattia Governa, Caterina Megli, Cosimo Pesci, Elisa Bellu, Emily Martina Best, Enis Ibrahimi, Gianalessandro Morganti, Giovanni G. Gori, Giulia Veltroni, Isotta Traxler, Jasmine Ruby Thompson, Jemma Robin Thompson, Julia Fodor, Lorenzo Pedonese, Margherita Cecchi, Marta Bani, Martina Spanò, Medard Lekli, Miriam Berchicci, Petra Mosetti, Sara Lanza, Sara Pasquali.
Il Respiro del Pubblico Festival 25
Ideazione e organizzazione Alessandra Comanducci e Paolo Ciotti. Assistenza al progetto Michela Cioni e Antonella Longhitano. Grafica Thomas Harris. Comunicazione Camilla Pieri. Ufficio Stampa Fabrizio Calabrese. Un progetto di Cantiere Obraz con Fondazione CR Firenze. In collaborazione con Teatro di Cestello. Ciuchi Mannari – Scuola di Critica Teatrale.


