A Teatri di Vita è andato in scena per il cinquantesimo anniversario dell’omicidio Pasolini, il concerto spettacolo di Massimo Zamboni “PPP. Profezia è Predire il Presente” che, assieme ad altri due musicisti capacissimi, Eric Montanari e Cristiano Roversi, intesse vicende personali al poeta morto sulla spiaggia di Ostia ormai cinquant’anni fa.
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UN VIAGGIO NEL MITO DI PASOLINI

È il 2 novembre 1975 quando Pier Paolo Pasolini viene trovato morto sulla spiaggia di Ostia.
La prima cosa che fecero i giornali fu descrivere come era vestito, insinuando – falsamente – che indossasse “Biancheria femminile”. Insomma la prima cosa che si è fatta dopo la morte del Poeta è infangare la sua persona e la sua memoria, facendo così probabilmente il suo pensiero, sarebbe stato dimenticato o minimizzato. Sono cinquant’anni che si fa questo.
Massimo Zamboni, grande musicista e compositore, co-fondatore dei CCCP – Fedeli alla Linea, tenta di rendere omaggio al Poeta con un concerto–reading denso e suggestivo. La parola di Pasolini si intreccia con la musica e la narrazione di Zamboni, in un dialogo che vuole mantenere viva la memoria di una figura fondamentale della nostra cultura.
UNA NARRAZIONE SONORA TRA MUSICA E PAROLA
Zamboni, Eric Montanari e Cristiano Roversi costruiscono un impianto scenico sobrio: luci soffuse, pochi movimenti, tutta l’attenzione concentrata su voce e suono.
Lo spettacolo si muove tra concerto e racconto personale, seguendo la traccia dell’album omonimo di tredici brani. Il risultato è coinvolgente e curato, ma a tratti monotono, con poche aperture capaci di sorprendere.
Zamboni intreccia memorie e riflessioni, con uno stile lirico e appassionato, ma a volte prolisso. Alcune immagini restano forti – come quando ricorda l’esame di maturità con in tasca la tessera elettorale e quella del PCI – momenti in cui il racconto si fa davvero vivo, personale, condivisibile.
TIMORI NEGLI OMAGGI
Zamboni parla di Pasolini con devozione e rispetto, ma anche con timore: la paura di tradirne la voce lo porta ad accumulare parole e suggestioni, perdendo talvolta chiarezza e ritmo.
Forse questa operazione parla solo a una nicchia di spettatori già vicini all’universo pasoliniano. E per chi non conosce Pasolini, senza coordinate precise, la comprensione del messaggio può diventare difficile.
Omaggiare un pensiero come quello di Pasolini significa anche renderlo accessibile, non imprigionarlo nella retorica del culto. Zamboni non cade mai nel cattivo gusto, ma a volte inciampa nella reverenza eccessiva. Eppure, dietro la lentezza, resta la sensazione di un’urgenza sincera: quella di ricordare un autore che continua a parlarci del presente. Sarebbe bello dire delle cose semplici a persone che trovano il Poeta noioso, sarebbe bello dirle, farle capire ed in coda dire “Sai chi l’ha detto? Pasolini. Vedi che pensava come te, come me vedi che cinquant’anni fa non sono poi così tanti? Vedi allora che vale la pena ricordarlo. Vedi allora che il fatto che indossasse mutandine cinquant’anni fa, non c’entra nulla con quello che voleva dirci.”
IN CONCLUSIONE
Forse non serve semplificare Pasolini, ma riportarlo vicino: farlo parlare con parole comprensibili, quotidiane. Dire al pubblico: “sai chi l’ha detto questo? Pasolini”.
Perché cinquant’anni dopo, le sue parole restano vive, e continuano a chiedere ascolto.
Dati artistici
Titolo: P.P.P. – Profezia è Predire il Presente
Autore: Massimo Zamboni
Con: Eric Montanari e Cristiano Roversi
Produzione: Teatri di Vita (Bologna)
Luogo: Teatri di Vita, Piazzetta Sergio Secci 1, Bologna
Data: 2 novembre 2025, ore 21
Nell’ambito della stagione: Come potevamo noi cantare


