ANTIGONE e ALCESTI @ Teatro greco di Siracusa: il coraggio di scegliere la morte

Gufetto torna, come lo scorso anno, al Teatro greco di Siracusa per la rassegna a cura di Inda: il cartellone pone l’accento su ritratti femminili che parlano ancora al presente. Quest’anno giunge a conclusione con ANTIGONE la trilogia sofoclea dei Labdacidi messa in scena da Robert Carsen, che costruisce una reinterpretazione in chiave contemporanea della saga tebana. La galleria di figure femminili si arricchisce di un nuovo tassello con ALCESTI, dramma satiresco euripideo che mette in scena, per la regia di Filippo Dini, il sacrificio a lieto fine di una donna per il marito.
ALCESTI è ora presente su Raiplay, a breve lo sarà anche ANTIGONE.

Articolo a cura di Francesca Valente e Sofia D’Andrea

ANTIGONE e ALCESTI: donne che scelgono la morte

Camilla Semino Favro interpreta ANTIGONE
Camilla Semino Favro interpreta ANTIGONE – Foto Le Pera

Entrare nel teatro di Siracusa è sempre un’esperienza profondamente emozionante: sentire lo stormire del vento tra gli alberi, vedere la luce lasciare il passo al buio e alla luna piena nel corso della rappresentazione consente di immergersi in un mondo altro, il mondo del Mito e dell’Universale. 
Questo percorso catartico negli spettacoli in scena quest’anno viene ulteriormente accentuato, in quanto si accompagna alla discesa agli Inferi delle due protagoniste. 
Entrambe scelgono di morire per amore: ANTIGONE lo fa per quella pietas che la porta a onorare a tutti i costi attraverso la sepoltura il fratello Polinice, morto combattendo la propria città e per questo destinato a restare insepolto per decisione del nuovo governante, Creonte; ALCESTI, invece, offre la propria vita a Thanatos per sostituirsi al marito Admeto, che ha compiuto un atto di hybris nei confronti della dea Artemide e deve trovare qualcuno che muoia al posto suo per poter vivere.
Si tratta di figure femminili piene di coraggio, quel coraggio che manca invece agli uomini. La loro forza morale supera il mondo legalitario ed egoista maschile e fa di loro esempi di un codice di valori a cui il mondo patriarcale non può e non riesce ad attingere.
Le due messe in scena, dirette da Robert Carsen e da Filippo Dini, collocano il mito nel presente, grazie ad ambientazioni contemporanee che esaltano l’attualità dei temi rappresentati: da un lato la guerra e il rapporto tra vincitori e vinti, dall’altro l’amore incondizionato di una donna per il proprio uomo. 

ANTIGONE: una vicenda universale

La rappresentazione della guerra in ANTIGONE
La rappresentazione della guerra in ANTIGONE – Foto Le Pera

Lenti rintocchi cadenzati di tamburo scandiscono l’ingresso in scena di una lunga serie di soldati in assetto di guerra, con elmetto, giubbotto antiproiettile e tuta nera, che trasportano e lasciano cadere sul proscenio una serie di sacchi neri per cadaveri. La serie sembra non finire mai e il ritmo ripetitivo crea un clima di lutto e attesa. 
Due figure appaiono poi al culmine di una scalinata grigia segnata da colpi di proiettili, la stessa su cui Edipo, nella rappresentazione di due anni fa, aveva scoperto la propria origine e consumato la sua tragedia; la stessa che Edipo aveva percorso lo scorso anno per essere accolto nel bosco sacro e lasciare il mondo terreno: si tratta di Creonte e di sua moglie, ma il loro aspetto ricorda in maniera evidente quello di Macron e di Melania Trump. I due scendono insieme e alle loro spalle due soldati portano una corona di alloro che viene deposta accanto a una tomba, quella in cui viene sepolto Eteocle: un funerale di Stato da cui viene escluso il fratello Polinice, a cui sarà la sola Antigone a tributare i riti della sepoltura.
In questa immagine iniziale si cristallizza il senso profondo della reinterpretazione in chiave contemporanea dell’ANTIGONE sofoclea elaborata da Carsen: una rilettura che trasporta la saga del Labdacidi nel XXI secolo e la rende simbolo universale delle sofferenze che la guerra genera.

ANTIGONE: legge degli uomini e legge degli Dei

Antigone si appressa alla morte - Foto Ballarino
ANTIGONE si appressa alla morte davanti al coro dei Tebani – Foto Ballarino

Più che Antigone sembra il coro dei tebani il vero protagonista della tragedia, che pone al centro il dolore del popolo, rappresentato concretamente dai vestiti a lutto dei coreuti che rendono la scena viva e dolente, e accentuato dai movimenti, studiati da Marco Berriel.
La dimensione corale sembra quasi mettere in ombra lo scontro tra Creonte e Antigone e la statura dell’eroina sofoclea. La caratterizzazione di Antigone, interpretata da Camilla Semino Favro, più che dalla forza delle parole è data dalla presenza scenica, evidente nel bellissimo rito con cui si appresta alla morte, spogliandosi del vestito nero per rimanere nuda e infine indossare un abito bianco. D’altra parte, Paolo Mazzarelli nel ruolo di Creonte sembra sovrastare nei toni e nei modi quella che non appare un’eroina ma una vittima dell’amore che si immola davanti alla Legge. Creonte diviene di conseguenza responsabile di una catena di lutti che investirà la sua stessa famiglia, con la morte del figlio Emone e della moglie Euridice.
La vicenda della tragedia diviene dunque un monito al presente: la commemorazione ufficiale delle vittime di una guerra fratricida si contrappone all’esclusione dalla memoria dei nemici, che sono in realtà uomini che muoiono per la stessa terra. Tale opposizione diventa denuncia di una Legge degli uomini che non tiene conto della Legge degli Dei, quella della pietas, secondo cui tutte le vittime sono degne di essere ricordate.

ALCESTI: la dimensione privata del sacrificio 

Deniz Ozdogan e Aldo Ottobrino interpretano ALCESTI e Admeto - foto Centaro
Deniz Ozdogan e Aldo Ottobrino interpretano ALCESTI e Admeto – foto Centaro

Una contemporanea e lussuosa villa piena di confort – dalla piscina alla cabina armadi agli attrezzi da palestra – al cui centro campeggia un grande talamo nuziale costituisce la scena, ideata da Gregorio Zurla, del dramma satiresco euripideo ALCESTI. 
Mentre il pubblico prende posto sulle gradinate del teatro, la scena si popola di figure femminili in sottoveste fucsia, molli e scomposte come dopo una festa, e di cameriere in abito bordeaux che rassettano. Anche in questa tragedia il coro domina la scena: si tratta questa volta di un coro interamente femminile e variopinto, che inizialmente si pone in contrapposizione a lei, come contraltare frivolo della sua scelta morale, poi si muove in consonanza con la protagonista e abbraccia la sua vicenda, accompagnandola nel suo percorso di discesa e ritorno dagli Inferi attraverso i movimenti suggestivi ideati da Alessio Maria Romano, che, in accompagnamento alle musiche evocative di Cosmin Nicolae, rendono visibile la loro solidarietà.
Alcesti, interpretata da Deniz Ozdoga, entra in scena con l’aspetto di una malata terminale, vestita di camice bianco e soprabito dorato, portando con sé una flebo, e attraversa scalza la grande piscina, protagonista di quello che sembra un rito di purificazione e di passaggio. La sua recitazione lenta e innaturalmente scandita sottolinea la sua condizione di prossimità alla morte, a cui lei sembra docilmente rassegnata, seppure nell’inevitabile paura che questa decisione porta con sé. Il suo percorso verso la morte culmina con un suggestivo rito funebre e una scena orribile di caccia infernale, in cui la donna viene inseguita e abusata dai diavoli punk che accompagnano Thanatos.

ALCESTI: la fusione di tragico e comico

Denis Fasolo interpreta Eracle in ALCESTI - foto Centaro
Denis Fasolo interpreta Eracle in ALCESTI – foto Centaro

La disperazione di Admeto (Aldo Ottobrino) e il suo appassionato amore sembrano confliggere con la sua scelta di affidare alla donna il compito di sostituirsi a lui. L’egoismo dell’uomo diviene evidente nella straordinaria scena che lo contrappone al padre Ferete (Filippo Dini), che si è rifiutato di sacrificarsi per lui. “Quello che dovevi avere da noi, lo hai avuto” dice il padre, sottolineando i confini tra genitori e figli e rifiutando la logica del sacrificio ad ogni costo. Del resto lo stesso Admeto non si è sacrificato per la moglie, mostrando la propria natura egoista.
A stemperare il clima drammatico della vicenda intervengono alcune presenze farsesche, caricaturali, in linea con il genere ibrido di quest’opera euripidea, su cui la critica ha lungamente discusso: un Apollo interamente ricoperto d’oro che dà inizio al dramma, la figura di viscido contabile dell’Aldilà di Thanatos (Luigi Bignone), che ricorda in modo evidente il Presidente Andreotti, i suoi gregari, tre diavoli punk i cui movimenti ricordano il parkour.
Ma su tutti spicca la straordinaria figura di Ercole (Denis Fasolo), che entra in scena in bicicletta, vestito da una pelliccia gialla, versione contemporanea della pelle del leone nemeo, e mostra tutta la sua forza con alcuni esercizi al bilanciere. L’eroe aggiunge comicità alla vicenda con un forte accento veneto, che fa da contraltare alla cadenza barese del servo (Bruno Ricci) e come deus ex machina risolve la situazione riportando a casa Alcesti dall’Ade.

ANTIGONE e ALCESTI allo specchio

ALCESTI ritorna dall’Ade - foto Centaro
ALCESTI ritorna dall’Ade – foto Centaro

A che punto può arrivare il sacrificio? Ha senso annullarsi, morire per l’altro?
La vicenda di Antigone si conclude con l’affermazione dell’insensatezza della violenza, che si trasforma in una catena inarrestabile e non viene fermata nemmeno dal sacrificio della protagonista: il gesto di protesta e affermazione della pietas compiuto dalla giovane donna inquadra tuttavia la sua morte in un orizzonte di senso universale. 
La conclusione della vicenda di Alcesti lascia invece un interrogativo aperto: l’eroina torna dall’Ade provata, con la veste macchiata di sangue, dovrà restare in silenzio tre giorni e, dopo essere stata accolta dalla famiglia, attraversa la scena verso il fondo, scomparendo nella casa, mentre il coro cammina verso Admeto che indietreggia verso il pubblico. I due sono lontani, separati da una vicenda che li ha allontanati irrimediabilmente. 
Il dio trova una via, così si è conclusa questa vicenda. Ma potrà Alcesti continuare a vivere al fianco del marito dopo quello a cui lui l’ha costretta e soprattutto dopo aver visto l’uomo che lui ha dimostrato di essere?

Visti il 30 e 31 maggio al Teatro greco di Siracusa

ANTIGONE e ALCESTI: crediti

ANTIGONE

opera di Sofocle
traduzione Francesco Morosi
regia Robert Carsen
scene Radu Boruzescu
costumi Luis Carvalho
luci Robert Carsen, Giuseppe Di Iorio
movimenti Marco Berriel
musiche Cosmin Nicolae
collaborazione alla regia Stefano Simone Pintor
assistente scenografo Alison Isabel Walker
assistente costumista Giorgia Tomatis
responsabile del Coro Elena Polic Greco
direttori di scena Dario Castro, Daniele Caruso
produzione Inda
interpreti: Camilla Semino Favro (Antigone), Mersila Sokoli (Ismene), Paolo Mazzarelli (Creonte), Pasquale Di Filippo (guardia), Gabriele Rametta (Emone), Graziano Piazza (Tiresia), Dario Battaglia (messaggero),  Ilaria Genatiempo (Euridice), Rosario Tedesco (capo coro), Elena Polic Greco e Maddalena Serratore (corifee)
coro dei tebani 

ALCESTI

opera di Euripide 
traduzione Elena Fabbro
regia Filippo Dini
musiche Paolo Fresu
scene Gregorio Zurla
costumi Alessio Rosati
movimenti Alessio Maria Romano
disegno luci Pasquale Mari
assistente alla regia Arianna Sorci
assistente costumista Giulia Giannino
assistente compagnia Giuseppe Orto
direttore di scena Giovanni Ragusa
interpreti: Alessio Del Mastro (Apollo), Luigi Bignone (Thanatos), Sandra Toffolatti (ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Giorgio Signorelli, Riccardo Scalia (Eumelo), Maria Sole Gennuso (figlia di Alcesti), Denis Fasolo (Eracle), Filippo Dini (Ferete), Bruno Ricci (servo), Carlo Orlando (capo coro)
coreuti: Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba,Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli
coro Accademia d’Arte del Dramma Antico
produzione Inda e Teatro Stabile Veneto

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