ATOMICA @ Materia Prima Festival: tra memoria e profezia e sulle incredibili capacità dell’uomo

Materia Prima Festival 2026comincia con uno spettacolo multistrato, polisemico, addirittura perturbante: ATOMICA ultima produzione di Muta Imago al Teatro Cantiere Florida (già presenti con ASHES nell’edizione 2023). Tratto dalla corrispondenza tra Claude Eatherly, pilota dello Straight Flush, l’aereo da ricognizione che diede il via allo sgancio della bomba su Hiroshima, e Gunther Anders, filosofo viennese, lo spettacolo è una complicata partitura a dimostrare di quante note e sfumature sia fatta l’incommensurabile complessità dell’uomo. Sullo stesso carteggio il Teatro dell’Elce aveva portato al Florida Little Boy.
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ATOMICA, ovvero lo spazio extrascenico

ATOMICA, di Muta Imago  (ph. Eleonora Mattozzi)
ATOMICA, di Muta Imago (ph. Eleonora Mattozzi)

Fu Oliver Taplin, ormai molti anni fa, studiando la tragedia attica, a mettere in luce l’importanza di quello che lui definiva lo spazio extrascenico: l’altrove, il mondo fuori dal cerchio della cavea, che tuttavia influiva e influenzava l’azione performativa. Dallo spazio fuori scena arrivavano gli angheloi, i messaggeri, a riferire l’imprevedibile, a dipingere l’orrore: e da fuori entrava il coro nella sua parodos che apriva i giochi, portandosi dietro un lungo strascico di tempo e spazio che sosteneva e radicava l’azione che il pubblico aveva davanti agli occhi. Lo spazio extrascenico incombe infinitamente su questa performance dei Muta Imago. Lo sa benissimo la regista (Claudia Sorace), che tramite fondali e sipari sovrapposti lo fa entrare come una specie di meta personaggio, la cui azione modella la trama: il cielo azzurro ideale per un volo quel mattino del 6 agosto, il panorama di luci di Hiroshima inconsapevole, il buio folgorato dal lampo bianco dell’esplosione. Perché, come in molte tragedie classiche, prima fra tutte le più perfetta, Edipo, tutto quanto importa nel plot è già successo, e i personaggi chiusi nel nodo tragico, e noi chiusi con loro, cerchiamo soltanto, rivolti indietro nel tempo, rivolti indietro verso quanto si nasconde dietro le nostre palpebre chiuse, di comprendere qualcosa, di trovare un senso, di sciogliere il nodo.

Rappresentare il reale, rappresentare la mente: ATOMICA

Un momento di ATOMICA (ph. Eleonora Mattozzi)
Un momento di Atomica (ph. Eleonora Mattozzi)

Come si mette in scena quello che abita fuori dalla scena? Lo spettacolo risponde in vari modi, prende in prestito il linguaggio cinematografico, nelle luci suggestive, nei codici drammaturgici, esterno notte, interno giorno, controcampo, close up estatico: si cita, del resto, il film Medal in the Dust, ispirato alla storia di Eatherly, per il quale il protagonista aveva già ceduto i diritti, e che poi non fu realizzato. Il tempo bloccato in cui Eatherly resta prigioniero nell’ospedale di Waco ( preda del rimorso per quanto aveva fatto, aveva attraversato allucinazioni notturne, tentato il suicidio, commesso vari reati che gli erano costati l’internamento e la neutralizzazione), punteggiato e illuminato dalle lettere di Anders, scioglie il realismo di una ricostruzione documentaria lasciando spazio a ricordi, a descrizioni idilliache del suo prima in Texas, e anche, nuovamente, da voci da fuori. Vengono riferite le testimonianze di sopravvissuti al disastro nucleare, che riportano la loro ultima situazione, il loro ultimo prima: “ero in ufficio, mi ero girato a parlare a un collega…”; “ero in giardino a potare gli alberi…”; “parlavo con mia moglie e lei non c’era più”.  La cesura micidiale spezza qualsiasi rapporto spazio temporale: non solo ciò che è stato annientato non è più, ma anche noi a noi stessi di prima. Il lampo dell’atomica non distrugge solo la vita, ma anche l’opinione di noi stessi, quella che avevamo prima.

“Niente di più straordinario dell’uomo”: ATOMICA

Alessandro Berti e Gabriele Portoghese in ATOMICA, (ph. Maria Giovanna Sodero)
Alessandro Berti e Gabriele Portoghese in ATOMICA (ph. Maria Giovanna Sodero)

Ciò che è fatto non può essere disfatto: e questo è Macbeth: ma la considerazione di ciò che abbiamo fatto, quella sì può subire infinite variazioni. Il grido di Giocasta a Edipo rintocca anche in queste circostanze: “sventurato, possa tu non sapere mai chi sei!” Ma una volta saputolo, e Eatherly lo sa, sceglie di non utilizzare maschere – quelle dei gerarchi a Norimberga, ad esempio: ho solo eseguito gli ordini – e di assumersi la propria consapevolezza. Era un ingranaggio, sì, ma un ingranaggio perverso e micidiale, e se, anche da ingranaggi, gli uomini possono commettere azioni terrificanti quali l’atomica, allora dobbiamo porci nelle condizioni di non funzionare. Lo spettacolo, certo, è una discesa a vite nel gorgo dell’orrore: niente più terribile dell’uomo, sussurra Sofocle in Antigone. Ma anche, certo, niente di più straordinario: perché lo spettacolo indaga e riferisce anche la parte opposta dell’umano, l’amore fragile e indistruttibile dell’amicizia, la capacità di comprendere, la capacità di accusare e quella di perdonare: gli altri e noi stessi. Il passo a due tra Eatherly e Anders, terribilmente commovente, è un potente sigillo visivo su questo concetto, che vale da solo il percorso della performance.

TRA RICORDO E PROFEZIA, TRA IERI E DOMANI

Un momento di Atomica (ph. Maria Giovanna Sodero)
Un momento di Atomica (ph. Maria Giovanna Sodero)

I fondali, i sipari si accumulano: raggi di luce ci raggiungono: e il finale è il momento più alto dell’intrusione dell’extrascena – che, dobbiamo dirlo, ha condizionato fortemente tutta la fruizione. Lo spettacolo avrebbe avuto lo stesso peso, la stessa suggestione, lo stesso alito intenso e agghiacciante, se fuori non fossero spirati i venti di guerra che imperversano? Certo che sì, perché la performance si muove su un territorio alto di valori, su segreti profondi e insuperabili, che non hanno bisogno di influenze dall’esterno. Ma contemporaneamente no, perché l’ultimo interrogativo – “è il mondo di ieri? O quello di domani?” – lancia con forza una sonda verso il noi qui ora, scaglia una freccia dalla scena all’oggi, e ribadisce insieme il pericolo, la cautela, l’obbligo della memoria, della riflessione sulla straordinarietà in bene e in male dell’uomo.

ATOMICA, Muta Imago, trailer

Visto il 4 marzo 2026 al Teatro Cantiere Florida, Firenze  

ATOMICA: crediti

Di Muta Imago
Regia Claudia Sorace
Drammaturgia e suono Riccardo Fazi
Con Alessandro Berti, Gabriele Portoghese
Musiche Lorenzo Tomio
Disegno scene Paola Villani
Direzione tecnica e disegno luci Maria Elena Fusacchia
Costumi Fiamma Benvignati

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