Tre compagne di viaggio, tre giorni, tre città, Taormina Catania e Siracusa e i loro teatri antichi.
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Un reportage di viaggio, cultura e teatro

Le nostre avventurose gufette, Francesca Valente, Federica Murolo e Sofia D’Andrea, sono partite alla volta della Sicilia orientale per assistere ad alcuni spettacoli messi in scena al Teatro greco di Siracusa nella stagione della Fondazione Inda (recensioni delle passate edizioni trasmesse da Raiplay: Elena nel 2024, Medea nel 2023). La trasferta è divenuta un vero e proprio viaggio alla scoperta della terra di Trinacria che prende le mosse dalla figura della Gorgone posta al centro del simbolo della Sicilia: Medusa, ingiustamente trasformata in mostro dalla gelosa Atena. A partire dal mito, s’intrecciano storie di donne che non si arrendono, che soffrono e lottano ma non permettono agli altri di decidere il loro destino. Agata e Lucia, sante patrone di Catania e di Siracusa uccise per la loro fede; Antigone e Ismene, eroine dell’Edipo a Colono che non abbandonano il padre rifiutato da tutti; Elettra protagonista dell’omonima tragedia sofoclea, che non si ferma finché la vendetta non è compiuta; Ikaria, una delle statue bronzee di Mitoraj, che vola con le sue ali ferite sul dolore del mondo. E a coronare il tutto, la straordinaria eruzione dell’Etna, la montagna vulcanica rappresentata come una donna nella cultura tradizionale siciliana.
Taormina Catania e Siracusa: SANT’AGATA

Il nostro viaggio parte da Catania, città assolata ai piedi dell’Etna fumoso e borbottante. Camminare per le strade di questa città significa compiere un percorso attraverso i secoli, dai resti dell’antica città greca ai meravigliosi edifici barocchi, all’ottocentesco Teatro Bellini. Abbiamo seguito le orme di Sant’Agata, la patrona della città, martire cristiana perseguitata, secondo la tradizione agiografica, non solo a causa della sua fede ma anche per aver rifiutato il proconsole Quinziano, che la sottopose a torture atroci, tra cui l’asportazione delle mammelle (che diventano le famose “minne di Sant’Agata”, le cassatelle preparate per la festa di Sant’Agata). Dapprima abbiamo incontrato la martire nella bellissima Chiesa di Sant’Agata al Carcere, in un suggestivo ambiente dove, secondo la tradizione, Agata venne imprigionata dopo l’arresto e dove sono conservate le impronte della martire impresse nella lava. Poi abbiamo seguito la sua storia nel Duomo, che conserva le reliquie in un prezioso busto eseguito a Limoges.
AGATA E LUCIA: LE DUE SANTE

Anche a Taormina abbiamo trovato il culto della Santa, nel duomo pieno di fiori per un matrimonio, a poca distanza dal bellissimo teatro greco affacciato sul mare: le statue di Sant’Agata e di Santa Lucia si affiancano nella navata laterale, a sottolineare il loro legame nella cultura agiografica siciliana. Secondo il racconto agiografico, infatti, fu proprio sant’Agata che, in sogno, consacra Lucia come patrona di Siracusa. Per questo le statue delle due Sante sono spesso accanto nelle chiese siciliane. Sant’Agata è una figura talmente radicata nella cultura popolare catanese che così viene soprannominato un personaggio dei Malavoglia, il romanzo di Giovanni Verga: si tratta della Mena, sorella di ‘Ntoni e nipote di padron ‘Ntoni, ribattezzata Sant’Agata perché sempre dedita alla tessitura, come la martire. Nel nostro percorso catanese abbiamo incontrato più volte i luoghi di Verga e dei suoi personaggi: la casa natale dell’autore, purtroppo chiusa al pubblico, il monastero della Storia di una capinera e la casa del nespolo ad Aci Trezza, dove la Mena trascorre tutta la sua vita, senza poter sposare il suo Alfio Mosca per il disonore causato dalla sorella Lia alla famiglia.
Taormina Catania e Siracusa: EDIPO A COLONO

Dopo le tappe di Taormina e Catania, ci dirigiamo alla volta di Siracusa dove annualmente si tiene la stagione teatrale estiva della Fondazione INDA nel famosissimo teatro greco. Assistere ad una rappresentazione qui è una di quelle esperienze da fare almeno una volta nella vita: la splendida cornice eleva al massimo della potenza ciò che viene messo in scena. La prima tragedia che abbiamo scelto di vedere è stata EDIPO A COLONO di Sofocle. La regia dello spettacolo è del canadese Robert Carsen, che aveva già diretto Edipo re nel 2022, e il protagonista è interpretato di nuovo da Giuseppe Sartori, che ha portato in scena un Edipo che ha accettato il dolore che ha vissuto ed è pronto ad andare incontro alla morte. Carsen chiuderà la trilogia dei Labdacidi il prossimo anno con Antigone. Il protagonista Edipo, ormai vecchio e stanco, è stato cacciato da Tebe dopo la rivelazione della triste sorte di avere ucciso il padre e sposato la madre. Costretto all’esilio quindi dalla sua città, si mette in cammino con la figlia (ma anche sorella) Antigone alla ricerca di una nuova dimora sicura che possa donargli un po’ di pace. Ed è così che giunge a Colono, governata dal re di Atene Teseo, chiedendo rifugio e protezione per i suoi ultimi anni di vita. In cambio, Edipo rivela la profezia sacra espressa dall’oracolo per cui il luogo dove giacerà la sua tomba diventerà un posto sacro e capace di dare protezione eterna ai suoi abitanti. La tragedia dunque mira a dare redenzione a questo personaggio disgraziato, trasformandolo da emarginato ad uomo finalmente libero e con potere sacro.
ANTIGONE, ISMENE E LE EUMENIDI

Ma diamo un focus ai personaggi femminili: Antigone, Ismene e le Eumenidi. Antigone e Ismene portano davanti al pubblico la loro disperazione ed allo stesso tempo la loro grande forza. Due ragazze giovanissime che, nonostante l’infelice destino piombato loro addosso, continuano imperterrite a lottare e ad amare il loro povero padre Edipo, a sostenerlo nel suo cieco andare e farsi guida per lui nel cammino. Le due figlie sono amate dal vecchio sopra ogni cosa, che le vede come le uniche meritevoli in contrapposizione invece ai suoi due maschi che lo hanno emarginato e che ora lottano tra loro per il potere su Tebe. L’unione delle due sorelle mostra il suo apice nel momento finale della tragedia, quando arriva la notizia che Edipo finalmente ha lasciato il mondo terreno per riposare in pace e che però non è concesso a nessuno, nemmeno a loro, sapere il punto esatto dove ha voluto essere sepolto nel bosco di Colono per riguardo alla sacralità dell’oracolo. Le due giovani pertanto devono subire oltre alla morte del padre anche il divieto di poterlo piangere sulla sua tomba. Sono fortissime e piene di pathos, un esempio meraviglioso di come il loro legame sia fortezza sicura anche nelle circostanze più disperate. A rafforzare inoltre la sacralità della tragedia, centrale il ruolo femminile delle Eumenidi, che in questa scelta registica si presentano in forma corale: un gruppo di donne tutte vestite di verde, a richiamare il bosco di Colono per loro sacro, che parlano, si muovono e agiscono come un’unica anima. Le Eumenidi sono le benevole divinità protettrici (in contrapposizione al loro alter ego le Erinni, dee della vendetta), accolgono Edipo nel loro bosco, purificando dunque l’uomo dalle sue disgrazie e permettendogli dunque redenzione e soprattutto, liberazione. Nella scena finale della rappresentazione, meravigliosa la discesa finale di Edipo, vestito anch’esso ora come loro con un lungo abito verde, indice della sacralità che la sua anima ha finalmente assunto.
Taormina Catania e Siracusa: IKARIA

Il nostro viaggio continua a Siracusa dove incontriamo le bellissime statue della grande mostra all’aperto Lo Sguardo – Humanitas e Physis di lgor Mitoraj, artista polacco che ha scelto Pietrasanta come suo luogo di adozione: 27 sculture monumentali tra Catania e Siracusa in luoghi meravigliosi e suggestivi come il parco archeologico di Neapolis, il castello Maniace, la cima dell’Etna. Molte delle statue bronzee dell’artista polacco si ispirano a personaggi del mito, quindi si integrano perfettamente nel paesaggio siciliano e in particolare nei luoghi dei resti archeologici. Nel nostro percorso alla scoperta del femminile, ci hanno colpito in particolare le statue di Ikaria, versione femminile di Icaro, che Mitoraj ha rappresentato più volte con alcune costanti. Le sculture ispirate a questa figura del mito rivisitata si trovano nella splendida fortezza di Siracusa, a Ortigia, e proprio all’ingresso del teatro greco nell’area archeologica di Neapolis, come una sorta di guardiana che apre la strada alle eroine dei miti rappresentate nelle tragedie che vanno in scena ogni estate. Ikaria è una statua altissima di donna alata, una sorta di Nike trattenuta alla caviglia da una mano che sembra volerla frenare. La testa che le manca sul collo emerge da altre parti del suo corpo, come a indicare il suo essere simbolo di tutte le donne, senza nome e senza volto, che ancora oggi subiscono prepotenze e soprusi ma combattono per la giustizia e la vera parità. Ifigenia, Elena, Medea, Antigone: Ikaria è ognuna di loro, è il pensiero femminile che cambia il mondo e lo rigenera. Le ali ci ricordano che è un archetipo; è un’Idea che cerca spazio nella Storia.
Taormina Catania e Siracusa: SANTA LUCIA

La storia di Siracusa si lega, nel nostro viaggio, anche a un’altra donna, Santa Lucia, martire durante le persecuzioni di Diocleziano, rappresentata in molte delle chiese siciliane come una donna interamente vestita d’argento che porta in mano i propri occhi. Il nome della santa si lega infatti alla luce, da cui il suo nome deriva, e per questo il giorno a lei dedicato è quello in cui, secondo la tradizione e diversamente dal calendario astronomico, il buio raggiunge il suo culmine: la notte più lunga che ci sia ha come patrona la santa della luce, che riporta la speranza. A Santa Lucia è dedicato il santuario di Santa Lucia al sepolcro, eretto sul luogo in cui la santa siracusana fu martirizzata nell’anno 304 d.C. All’interno è conservato lo splendido dipinto di Caravaggio “Il seppellimento di Santa Lucia” realizzato dopo l’evasione dal carcere di Malta e il suo arrivo a Siracusa. La scena si svolge probabilmente nelle latomie e quello che colpisce è occupa quasi tutto il campo è lo sfondo scuro e spoglio, che circonda la scena del funerale, con la santa che appare esanime nella parte inferiore del quadro, illuminata da una luce soprannaturale, che si riverbera anche sulle figure maschili che la circondano e in parte la nascondono. Luci e ombre sembrano rimandare al tema di fondo della vita della santa, che, in una posizione assolutamente marginale, nella parte inferiore della tela, attira con forza lo sguardo con la luminosità del suo viso.

Anche il duomo di Siracusa, nell’isola di Ortigia, lascia posto al culto della Santa, accanto a quello mariano: pur essendo dedicato alla natività della Vergine, esso ospita in facciata una statua di Santa Lucia, patrona della città. La cattedrale incorpora un antico tempio di Atena e al suo interno sembra concentrarsi l’intera storia artistica siracusana, lo stile dorico delle meravigliose colonne, l’architettura normanna dell’interno e il barocco della facciata. E colpisce il legame tra la dea, vergine e guerriera, Maria e la Santa, entrambe vergini: come spesso è accaduto, al culto pagano si è sovrapposto quello cristiano che si è nutrito di simboli e suggestioni del mondo antico e della cultura popolare.
Taormina Catania e Siracusa: ELETTRA

L’ultima tappa del nostro viaggio è di nuovo al teatro greco di Siracusa, dove assistiamo a ELETTRA di Sofocle, per la regia di Roberto Andò, con Sonia Bergamasco, Roberto Latini, Anna Bonaiuto. Elettra è l’unico personaggio del mito a essere protagonista di un’opera di ciascuno dei tre grandi tragediografi dell’antichità: Eschilo la vede come una donna passiva e incapace di prendere la situazione in mano; Euripide ce la mostra piena di sensi di colpa. Sofocle invece mette in scena una donna vendicativa, legata in modo ossessivo al ricordo del padre e della sua morte, fieramente nemica della madre Clitemnestra, che in modo analogo appare del tutto convinta della legittimità della propria vendetta sul marito, colpevole di aver sacrificato la figlia Ifigenia alla dea Artemide per consentire alle navi greche di partire per Troia, per riprendersi la donna del fratello.
LA FOLLIA DI ELETTRA

Su una scena straordinaria, in cui le quinte prospettiche del Palazzo di Argo diventano anche palcoscenico su cui gli autori si muovono tra le finestre e le porte della reggia, Sonia Bergamasco è assoluta protagonista di una sorta di monologo interiore, che si interrompe di tanto in tanto nelle scene dialogiche con altri personaggi o con il coro. La follia di Elettra occupa tutta la scena, tanto che i movimenti del coro sembrano dettati dai sentimenti di Elettra e le parole delle tre corifee suggellano i suoi pensieri. Anche le azioni degli altri personaggi, in particolare di Clitemnestra (Anna Bonaiuto) e di Oreste (Roberto Latini), appaiono quasi come corollari di ciò che accade nell’interiorità della protagonista. La madre tenta di spiegare alla figlia le ragioni della sua ira contro il marito defunto, ma le sue parole non arrivano al cuore di Elettra, che non fa altro che ricordare il padre e l’ingiustizia di quanto accaduto. E quando Oreste finalmente si svela, dopo aver fatto annunciare la sua morte fittizia per testare la fedeltà dei familiari, la dolcezza di quell’incontro è subito sostituita dall’esigenza urgente di compiere quello che va compiuto. L’omicidio stesso della madre e del suo amante avviene fuori scena, come spesso accade nella tragedia: sul palcoscenico rimangono solo i sentimenti selvaggi della protagonista, che suona il pianoforte davanti a un gioco di luci che illumina le quinte. Lei, sola e finalmente quieta. Elettra ha vinto e la solitudine non sembra spaventarla, ma diviene lo spazio della sua selvaggia vittoria.
Taormina Catania e Siracusa: ETNA A MUNTAGNA

Il nostro viaggio nel femminile si chiude con un’imprevista eruzione dell’Etna a Muntagna, come è chiamata in Sicilia: una straordinaria eruzione parossistica il 2 giugno, con la spettacolare colonna di cenere, esplosioni stromboliane e colate laviche che ha messo a rischio anche il nostro rientro. La grande montagna si risveglia e ci saluta con i suoi alti pennacchi di fumo e i suoi bagliori di lava. E noi ripartiamo con il cuore pieno degli incontri meravigliosi nella terra siciliana.
Viaggio a Taormina Catania e Siracusa dal 30 maggio al 3 giugno 2025. Le foto sono di Federica Murolo e Francesca Valente.
GLI SPETTACOLI:
EDIPO A COLONO di SOFOCLE
Con Giuseppe Sartori, Fotinì Peluso, William Caruso, Rosario Tedesco, Elena Polic Greco
Clara Bortolotti, Massimo Nicolini, Paolo Mazzarelli, Simone Severini, Pasquale Montemurro, Andrea Bassoli, Guido Bison, Sebastiano Caruso, Spyros Chamilos, Gabriele Crisafulli, Manuel Fichera, Elvio La Pira, Emilio Lumastro, Roberto Marra, Jacopo Sarotti, Sebastiano Tinè, Andrea Bassoli, Guido Bison, Sebastiano Caruso, Spyros Chamilos, Gabriele Crisafulli, Manuel Fichera, Elvio La Pira, Emilio Lumastro, Roberto Marra, Jacopo Sarotti, Sebastiano Tinè
Regia Robert Carsen
Traduzione Francesco Morosi
Scena Radu Boruzescu
Costumi Luis Carvalho
Musiche Cosmin Nicolae
Movimento Marco Berriel
Disegno luci Robert Carsen, Giuseppe di Iorio
Assistente alla regia Stefano Simone Pintor
Assistente scenografo Alison Isabel Walker
Visto il 1 giugno 2025, Teatro Greco di Siracusa
ELETTRA di SOFOCLE
Con Danilo Nigrelli, Roberto Latini, Sonia Bergamasco, Paola De Crescenzo, Giada Lorusso, Bruna Rossi, Silvia Ajelli, Anna Bonaiuto, Roberto Trifirò, Rosario Tedesco, Simonetta Cartia
Regia Roberto Andò
Traduzione Giorgio Ieranò
Scene e disegno Luci Gianni Carluccio
Costumi Daniela Cernigliaro
Musiche Giovanni Sollima
Suono Hubert Westkemper
Movimenti Luna Cenere
Assistente alla regia Luca Bargagna
Assistente scenografo Sebastiana Di Gesù
Assistente costumista Pina Sorrentino
Visto il 2 giugno 2025, Teatro Greco di Siracusa


