CAPITOLO DUE @ Teatro Vascello: appuntamento al buio con l’ironia

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Nella settimana conclusiva del Romaeuropa Festival dal 12 al 17 novembre 2024 è andato in scena al Teatro Vascello di Roma uno degli spettacoli più attesi della sezione teatrale. Tratto da uno dei testi più amati di Neil Simon, Capitolo due per la regia di Massimiliano Civica ha dato anche ai nomi più blasonati di questa edizione festivaliera una sorprendente lezione di buon teatro. 

CAPITOLO DUE – può accadere due volte?

CAPITOLO DUE : una scena
CAPITOLO DUE : una scena

Non sarebbe possibile parlare dello spettacolo senza approfondire il testo. Quattro personaggi segnati dal lutto o dalla disillusione amorosa si incontrano in intensi barlumi di condivisione. Da una parte, il protagonista George, reduce dalla perdita della moglie, vive come un peso la ritrovata solitudine, ma non sembrerebbe ancora pronto per una nuova relazione, finché non incontra (su pressante invito del fratello Leo), la giovane Jennie, intenta a rimettere insieme i cocci della sua vita dopo un doloroso divorzio e a schivare gli appuntamenti al buio organizzati dall’amica Faye. George e Jennie si innamorano a primo ascolto, al telefono, ritrovando un’inaspettata voglia di vivere. A loro volta, Leo e Faye, insoddisfatti delle proprie relazioni, iniziano una breve tresca, dando vita a un quadrilatero amoroso non sempre felice.

Scritto dall’autore per inaugurare il “Capitolo due” della propria vita, in seguito alla morte dell’amata moglie, la drammaturgia procede per divertiti singhiozzi di infelicità, incarnando quell’illusorio vitalismo che segue una perdita (fisica o semplicemente emotiva), suggerendoci che un secondo capitolo è sempre possibile, a patto di far pace con il primo. 

L’elegante regia di Massimiliano Civica IN CAPITOLO DUE

CAPITOLO DUE : una scena

Cogliendo le simmetrie testuali di questa commedia del dolore, Massimiliano Civica sembra incoraggiarle, in un allestimento essenziale. Lo spazio scenico è delimitato da un’ampia moquette, che segna il confine tra il dentro e il fuori dell’azione scenica, ed è ulteriormente diviso in due dagli appartamenti di George e Jennie, arredati con gusto da Luca Baldini. Questi, prevedendo medesimi elementi d’arredo posti specularmente, riflettono le evidenti differenze caratteriali dei protagonisti nello stile e nel design dei singoli oggetti (grigio e formale lui, raffinata e accogliente lei), pur ponendole in correlazione e dialogo costante. Il gioco simmetrico è ulteriormente enfatizzato dai movimenti degli interpreti, dando l’idea di essere pedine irriverenti del calcolato gioco logico della vita. In un quadrante geometrico così precisamente congeniato, Civica pone l’interpretazione attoriale in perfetta continuità ed equilibrio, studiando ritmi e tempi di risposta come in una formula matematica. L’allestimento elegantemente costruito dà ampio spazio di espressione al testo e alla traduzione (curata dallo stesso Civica), mettendo di fatto la regia al servizio della drammaturgia, vera protagonista della pièce. 

CAPITOLO DUE è un appuntamento al buio con l’ironia

CAPITOLO DUE : una scena

Non sorprende, dunque, che il vero gioco da maestro di Civica sia stata la gestione dell’ironia di Simon. Difficilmente replicabile fuori dai confini d’origine, l’ironia americana avrebbe potuto segnare un imperdonabile quanto giustificato fallo alla regia. Avvezzo alla visione di serie e film in lingua originale, il pubblico di oggi avrebbe potuto percepire l’enorme divario tra l’american way e la tradizione umoristica italiana. Non cadendo nel tranello di scimmiottare la comicità d’Oltreoceano, Civica, emulando Leo e Faye, porta il pubblico (trattandolo come un disilluso George) a un blind date con un’ironia che resta americana nella forma ma sorprendentemente fruibile dal pubblico italiano andando alla radice del meccanismo comico, senza fronzoli e forzature interpretative. Formidabili gli attori nel seguire quest’ardua impresa e averla portata a termine nel migliore dei modi, primo fra tutti un assolutamente credibile Aldo Ottobrino. 

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