SEAWALL @ Spazio Diamante: la profondità delle piccole cose

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Uno spazio essenziale, intimo. Poche file di sedie disposte a semicerchio, luci puntate su un solo uomo, in una stanza spoglia. Non serve altro per SEAWALL, monologo scritto dall’autore britannico Simon Stephens e portato in scena a Roma da Fabrizio Lombardo, allo Spazio Diamante.

Non serve altro perché ciò che accade in scena non è spettacolo, ma condivisione. O, meglio ancora, un tentativo di comunicare la profondità di una ferita incolmabile.

Seawall, la vita quotidiana e il dolore

Il protagonista è Alex, un fotografo, marito e padre, che ci racconta brandelli di vita quotidiana: le vacanze in Francia, il rapporto con la moglie Helen e con il suocero Arthur, i primi passi della piccola Lucy. Le sue parole scorrono con naturalezza, si alternano tra la leggerezza di un ricordo e la vertigine di una domanda esistenziale. Le emozioni non vengono mai “esibite”, ma filtrate, come attraverso il mirino di una macchina fotografica: Alex sembra cercare, istantanea dopo istantanea, un ordine, un senso.
La trama del testo, in sé, non offre sorprese: il dolore per una perdita improvvisa e senza spiegazione, la crisi di senso che ne deriva, la ricerca di un Dio che forse non esiste o che, se esiste, è in silenzio. Eppure, in questa semplicità, lo spettacolo riesce a colpire in profondità. Proprio perché parla di qualcosa di universale, senza artifici, senza retorica. Il testo – denso ma trasparente, proprio come lo definisce la presentazione – ha una struttura a onde: va avanti e indietro, tra passato e presente, tra fatti concreti e riflessioni, seguendo lo stesso movimento del mare, metafora costante nella narrazione.

fABRIZIO lOMBARDO, la profondità spaventosa del mare come la spaccatura del dolore

Un episodio in particolare – la descrizione del “precipizio nel mare”, una fenditura nera che si apre all’improvviso nel fondale – diventa emblema di ciò che accadrà poco dopo: la tragedia, che arriva improvvisa, spaventosa, e che lascia chi resta in un silenzio irreparabile. È lì che il mare si fa abisso e che lo spettatore sente incombere la tragedia che soggiace all’apparente vivacità dell’esistenza.
La recitazione di Lombardo sembra sgorgare da un dolore vero, riesce a essere credibile in ogni esitazione, ogni pausa, ogni sguardo nel vuoto. Non interpreta Alex: lo è. La sua performance è un esempio perfetto di come la tecnica sappia sparire per lasciare spazio all’autenticità. Con piccoli gesti, sporcature, pause, da vita a un personaggio che non si dimentica.
La messa in scena, volutamente scarna, contribuisce a rendere lo spettacolo potentemente umano. Non ci sono scenografie né distrazioni: solo un attore e il suo pubblico, vicinissimi, coinvolti in un ascolto che è quasi atto di cura. Lo spettatore si ritrova testimone di un dolore privato, e al tempo stesso ne diventa parte. Seawall non è un testo che lascia indifferenti. È una riflessione su filosofia, vita e dolore, sull’impossibilità – e il bisogno – di dire l’indicibile capace di suscitare empatia e subito dopo colpire dritto allo stomaco.

Simon Stephens, autore di Sea wall, è nato nel 1971 a Stockport, ed è un affermato drammaturgo britannico. Dopo aver studiato storia e aver lavorato come insegnante, ha esordito nel teatro nel 1997 e ottenuto successo con opere come Bluebird e Herons. Ha vinto due Laurence Olivier Awards e un Tony Award, anche grazie all’adattamento de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Ha scritto quasi trenta opere e adattato classici teatrali, collaborando con importanti teatri internazionali.

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