La memoria dei vivi @ Kilowatt Festival 2026. Voci e fantasmi sulla scena contemporanea

Tre spettacoli e tre modi diversi di vivere la memoria. A Kilowatt Festival 2026 (Sansepolcro, 17-25 luglio) torna la stessa domanda: che cosa resta di chi non c’è più? LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA, con Mariangela Granelli, diretta da Fabio Pisano, LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA del duo Cuocolo/Bosetti, e LETTERE DALL’ALDILÀ. QUALCOSA DI VIVO di Yuri Casagrande Conti: una condanna a morte, una voce dall’aldilà, un lutto che non si chiude. La memoria continua a parlare e coinvolge direttamente chi guarda.
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LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA: il corpo è testimonianza

Kilowatt Festival 2026, LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA, di Mariangela Granelli e Fabio Pisano- ph. Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2026, LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA, di Mariangela Granelli e Fabio Pisano- ph. Luca Del Pia

Nel Chiostro di San Francesco, tra archi, affreschi consumati dal tempo e uno spicchio di cielo che sovrasta gli spettatori come il quadrato di un cortile carcerario, prende vita LISA che introduce immediatamente il tema della testimonianza. Il pubblico non ha ancora preso posto che è già colpevole per associazione: in mano, la notifica della condanna a morte di Lisa Montgomery (giustiziata con iniezione letale il 13 gennaio 2021), lo stesso linguaggio arido e paradossalmente cordiale con cui il Dipartimento di Giustizia americano chiuse una vita in un modulo.
Lo spettacolo nasce dalla drammaturgia di Fabio Pisano e dalla regia condivisa con Mariangela Granelli, protagonista assoluta della scena – già apprezzata ne La Locandiera di Andrea Chiodi recensita su Gufetto. L’attrice è al centro di un quadrato, immobile, con un microfono davanti a sé e un abito bianco interrotto soltanto dal dettaglio delle scarpe rosse.

Kilowatt Festival 2026, LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA, Mariangela Granelli - ph. Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2026, LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA, Mariangela Granelli – ph. Luca Del Pia

Granelli costruisce una prova di straordinaria precisione: racconta l’intera parabola di Lisa Montgomery, dall’infanzia segnata dalla violenza, all’omicidio efferato, dal processo alla condanna definitiva, attraversando numerosi salti temporali e una molteplicità di personaggi senza mai ricorrere a trasformazioni evidenti. Le variazioni minime della voce, i cambiamenti impercettibili del ritmo, le pause sospese producono una tensione continua. Ogni silenzio sembra trattenere il respiro dello spettatore, come se la scena stessa fosse in attesa di una sentenza. La locuzione piccola Lisa, ripetuta martellante nel racconto, diventa progressivamente insostenibile: contiene insieme la violenta subita e l’orrore dell’omicidio. È proprio in questa contraddizione che lo spettacolo trova la sua forza critica: né assolve, né condanna, e costringe lo sguardo a restare.

La regia minima di LISA

La regia lavora con efficacia sulla partitura del testo, con variazioni di luce e postura dell’attrice: il tribunale è immerso in un bianco freddo e disumano, dove risuonano le parole degli avvocati e dei giudici; l’infanzia emerge attraverso tonalità soffuse, chiari scuri tra fiducia, abbandoni, violenza; il buio e il silenzio accompagnano la rappresentazione dell’orrore subito.
LISA è uno spettacolo disturbante proprio perché rifiuta la distanza della cronaca e costringe lo sguardo sull’orrore fino a diventare incontenibile: condanna o assoluzione – una scelta binaria con la stessa fretta con cui, fuori da un teatro, si decide chi ha diritto alla pietà.

LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA: il teatro come dialogo con gli assenti

Kilowatt Festival 2026, LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA, Bosetti/Cuocolo - ph. Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2026, LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA, Bosetti/Cuocolo – ph. Luca Del Pia

Se in LISA la drammaturgia nasce dalla necessità di restituire un’identità a una vita cancellata dalla violenza, ne LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA di Roberta Bosetti e Renato Cuocolo il ricordo si muove in una dimensione più intima e sfuggente. Il teatro è uno spazio di passaggio tra presenza e assenza. Lo spettacolo si svolge nelle antiche sale di Palazzo Aloigi Luzzi, per solo dodici spettatori alla volta. Sediamo attorno a un tavolo, immersi nel buio totale, con l’ascolto affidato alle cuffie. Si tratta di un dispositivo immersivo che modifica radicalmente la percezione, isolando ogni spettatore e rendendolo parte di una situazione sospesa, vicina a una seduta spiritica.
Quando il fiammifero si accende, il volto di Roberta Bosetti, la parrucca, la maschera, compaiono per pochi secondi, poi torna il buio. Rimane perfino l’odore dello zolfo nella stanza. Il corpo dell’attrice è una presenza che potrebbe appartenere tanto al mondo dei vivi quanto a quello dei morti.
Il lavoro di Cuocolo/Bosetti, da sempre fondato sulla relazione fra performance e autobiografia con il progetto Interior Sites Project, già apprezzato a Materia Prima Festival 2026 e 2025, costruisce una drammaturgia fatta di frammenti: ricordi di bambina, storie familiari, immagini di persone scomparse. La voce sembra rivolgersi alla sorella morta, oppure forse a sé stessa, oppure ancora a una comunità invisibile di assenti. L’ambiguità non viene risolta: è proprio questa sospensione a generare il senso di precarietà dello spettatore immerso nell’oscurità.

Kilowatt Festival 2026, LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA, Bosetti/Cuocolo, il pubblico in attesa di entrare - ph. Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2026, LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA, Bosetti/Cuocolo, il pubblico in attesa di entrare – ph. Luca Del Pia

Una casa di parole

«Sono quella che racconta», afferma la voce della protagonista. Ma il racconto procede per accumulo, come una casa abitata dai fantasmi: «questa stanza è piena di parole di persone che non ci sono più». Noi ascoltiamo il vuoto che hanno lasciato e percepiamo il segno della perdita.
Rispetto alla violenza esplicita di LISA, qui il dolore non ha un volto giudiziario né un evento traumatico centrale. È una condizione esistenziale, il lento attraversamento del tempo che trasforma tutti in tracce: la fragilità della vita non è un’eccezione, ma la sua stessa natura. «La vita non vale niente: sei un bambino a cui manca un dente, l’attimo dopo sei un vecchio a cui manca il respiro».

LETTERE DALL’ALDILÀ. QUALCOSA DI VIVO: il lutto come spazio di trasformazione

Kilowatt Festival 2026,  LETTERE DALL’ALDILÀ, Yuri Casagrande Conti - ph. Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2026, LETTERE DALL’ALDILÀ, Yuri Casagrande Conti – ph. Luca Del Pia

Il terzo movimento di questo percorso sulla memoria arriva con LETTERE DALL’ALDILÀ. QUALCOSA DI VIVO di Yuri Casagrande Conti. Qui l’eredità diventa il peso quotidiano di chi deve continuare a vivere dopo una perdita che sembra impossibile da attraversare.
Nello spazio vuoto dell’Auditorium Santa Chiara, pochi elementi scenici e luci LED verde fluo costruiscono un ambiente sospeso fra realismo e dimensione onirica. La storia è quella di Elio, sopravvissuto all’incidente in cui sono morti i genitori, rappresentati fisicamente da due grandi sacchi neri che il protagonista porta sulle spalle, ingombranti e impossibili da abbandonare. Come per i genitori nei bidoni della spazzatura di Finale di partita di Samuel Beckett, anche qui ciò che appartiene alla dimensione interiore trova una forma materiale sulla scena. Il lutto ha un peso specifico, si porta sulle spalle e fa male: il lutto occupa spazio, limita il movimento, modifica il modo di stare al mondo.
Elio cerca una possibilità di dialogo con una rubrica sul giornale per cui lavora, Lettere dall’aldilà, appunto: un tentativo di colmare un bisogno di riconciliazione con gli assenti e smettere di morire insieme a loro ogni giorno.

Kilowatt Festival 2026,  LETTERE DALL’ALDILÀ, Francesca Ziggiotti e Yuri Casagrande Conti - ph. Luca Del Pia
Kilowatt Festival 2026, LETTERE DALL’ALDILÀ, Francesca Ziggiotti e Yuri Casagrande Conti – ph. Luca Del Pia

Tra realismo e grottesco

La drammaturgia alterna momenti realistici e improvvise deformazioni grottesche. Il rapporto con Arianna, la fidanzata, restituisce con precisione la banalità dolorosa delle incomprensioni quotidiane; il personaggio dell’amico prete, giovane e molto pop, è una sorta di alter ego del protagonista, capace di accogliere la fragilità senza giudicarla.
Come la Porziuncola, la cappella di pietra di San Francesco nascosta dentro la basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, così la parte più autentica di Elio rimane sepolta sotto la «cattedrale retorica» di dolore e rimozione. La difficoltà del sopravvissuto non è soltanto accettare la perdita, ma riconoscere il diritto alla propria vita. Lettere dall’aldilà ci ricorda Cartoline dai morti di Franco Arminio, dove la voce degli scomparsi diventa uno strumento per osservare il presente e interrogare il rapporto fra vita e morte. «Cosa faccio adesso?» chiede il protagonista all’infermiera che lo assiste dopo l’incidente. «Sia felice, lei è ancora vivo!».

Il teatro come materia viva

In LISA, in prima assoluta a Kilowatt, Mariangela Granelli costruisce un’interpretazione di rara incisività, e il testo arriva a un livello di disturbo quasi insostenibile; a un certo punto lo sguardo cerca istintivamente rifugio nel quadrato di cielo aperto sopra il chiostro, che diventa per un attimo un cortile carcerario. Il duo Cuocolo/Bosetti punta tutto sulla condizione dello spettatore: il buio totale, l’isolamento, l’ascolto in cuffia, sono un dispositivo rodato dalla compagnia, ma l’esperienza sensoriale rischia di prevalere sul testo. LETTERE DALL’ALDILÀ, anche questo al suo debutto al festival, ha un plot chiaro, un ritmo dinamico, e l’alternanza fra realismo e grottesco funziona anche in chiave comica. Alcuni passaggi soprattutto nei dialoghi con Padre Vlad, potrebbero lasciare maggiore spazio all’intuizione dello spettatore.
Nei tre spettacoli la perdita e il dolore sono materia viva: corpo, voce, oggetto scenico, silenzio. Cambiano linguaggi e poetiche, ma tutti affidano al teatro la responsabilità di restituire complessità a ciò che troppo spesso viene semplificato. È il filo che emerge fin dai primi giorni di Kilowatt Festival: anche gli incontri con Eugenio Barba e Julia Varley riportano il teatro alla sua funzione più concreta: l’incontro vivo tra scena e spettatore.

Crediti e Info

LISA – RAPSODIA DI UNA MENTE SPEZZATA

regia Mariangela Granelli, Fabio Pisano
aiuto regia Francesca Borriero
drammaturgia Fabio Pisano
con Mariangela Granelli
disegno luci Fabrizio Cicero
programmatore luci Lud Sciannamblo
tecnico del suono Giuseppe Bob Lattanzi
collaborazione al progetto Fabio Marchisio
produzione Giro Teatro – Cooperativa Montessori (Bs)
in collaborazione con la compagnia Liberaimago
con il supporto del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo, del Teatro Comunale “Maestro Giuseppe Vessicchio” di Cardito (Na) e Casa del Contemporaneo

Visto il 17 luglio, Kilowatt Festival, Sansepolcro (AR)

LA CASA MISTERIOSA LASSÙ NELLA NEBBIA

testo Roberta Bosetti, Renato Cuocolo
regia Renato Cuocolo
con Roberta Bosetti
produzione Teatro di Dioniso – Torino

Visto il 18 luglio, Kilowatt Festival, Sansepolcro (AR)

LETTERE DALL’ALDILÀ. QUALCOSA DI VIVO

testo e regia Yuri Casagrande Conti
con Salvatore Aronica, Yuri Casagrande Conti, Francesca Ziggiotti
dramaturg e aiuto regia Daniele Turconi
scenografia Valeria Desa
produzione Qui e Ora Teatro, TIB Teatro di Belluno
vincitore Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2024
con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), tuttoteatro.com
selezionato nell’ambito del progetto Next Lombardia 2025/2026

Visto il 19 luglio, Kilowatt Festival, Sansepolcro (AR)

Foto di copertina: Kilowatt Festival 2026, il pubblico di LETTERE DALL’ALDILÀ, di Yuri Casagrande Conti – ph. Luca Del Pia

https://gufetto.press/corpi-politici-kilowatt-festival/
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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017