La performance sonora site-specific di JE SUIS RADIO prima nazionale di Gaia Ginevra Giorgi insieme al musicista Devid Ciampalini trasforma gli spazi industriali dell’Ex Centrale Termica Fiat in una stazione medianica temporanea. EXHIBITION monologo immersivo del duo premio Hystrio Cuocolo/Bosetti (ospiti di Materia Prima anche nel 2025) anima il Museo Stefano Bardini. Materia Prima Festival si arricchisce di spettacoli pensati per spazi non convenzionali, in dialogo col territorio e alla ricerca di una relazione intima e suggestiva col pubblico. Superata la barriera fisica tra spettatore e performer, ci immergiamo in una dimensione multimediale, dove si abbandona la linearità e la discorsività della narrazione per incontrarsi in un ininterrotto flusso di coscienza.
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JE SUIS RADIO: misteriose tracce nel suono dello spazio

JE SUIS RADIO – io sono radio – è la citazione da cui prende le mosse una performance onirica ed evocativa, ispirata alla pratica di ascolto e canalizzazione dell’ artista e medium Jeanne Natalia Wintsch reclusa negli anni Venti in un ospedale psichiatrico svizzero. La sound artist e performer Gaia Ginevra Giorgi, vincitrice del Premio Vienna per la performance art 2024, la fa propria trasformando il corpo, il movimento e la voce in antenne recettive delle tracce che i suoni del passato hanno lasciato nei luoghi abbandonati del potere tecnocratico. Lo spazio spoglio e freddo di una ex centrale termica (già teatro per Fabrica Europa) si trasfigura in un altrove fatto di congegni misteriosi, ampolle ribollenti di liquidi alchemici, luci di taglio che evocano le filigrane gotiche di una cattedrale industriale, lenti deformanti, fumi.
L’ascolto radicale

Attraverso la voce dell’artista, evocata dalle torsioni e dalle strozzature del movimento danzato, il suono abita e dilaga nello spazio, amplificato da radioline antiche sospese al soffitto come a captare segnali impercettibili dall’oltremondo. Lo spettatore è immerso in una condizione di ascolto radicale, che lo costringe ad allontanarsi gradualmente dalla dimensione percettiva ordinaria, che ha cronicizzato in chiunque l’assuefazione al rumore e all’evanescenza del nostro e dell’altrui passaggio: frenetico, impermanente, incapace di lasciare impronte. Nella penombra illuminata i suoni dilatano il tempo, sembrano metterci in contatto con messaggi criptici, ci ricordano che tutto vibra in sincronia con le galassie a distanze siderali e ci dona l’illusione sfuggente di poter riallacciare i fili invisibili della presenza del passato come se dalle pareti, dal gocciolare ipnotico dell’acqua, dalle volute di fumo che avvolgono la scena potessero emanare gemiti, lembi di parole stracciate, sussurri e richiami dei morti. Cosa ha visto? Cosa trattiene uno spazio abbandonato, quali memorie trasudano nel silenzio ovattato di un luogo chiuso al divenire? Non lo sappiamo, non lo decrittiamo, ma si esce da questa esperienza con la sensazione strana e inquietante di essere stati aperti per un attimo ad un mistero di cui manterremo il segreto, incapaci di comprenderne razionalmente il senso.
EXHIBITION: La psicogeografia nel museo dell’anima

Firmato dalla compagnia italo australiana Cuocolo/Bosetti, che porta avanti la pratica di teatro in cammino EXHIBITION si rivela un viaggio immersivo alla scoperta di uno spazio interiore evocato dalla risonanza con lo spazio reale del Museo Bardini. Roberta Bosetti cammina attraverso le sale invitando il pubblico, dotato di radio guida, a seguire il flusso caotico e intimo della sua voce. Lo sguardo si posa sulle opere di una delle collezioni d’arte più belle di Firenze, voluta da Stefano Bardini (1836-1922), autorevole antiquario, che dopo anni di intensa attività commerciale, decise di trasformare la propria raccolta di opere in museo e di donarla al Comune. La mente segue invece la parola rapida e raffinata dell’attrice, che, in intima confidenza, interseca le suggestioni spontanee emanate dalle sale, con altre immagini emerse dal pozzo del ricordo. Il racconto di sé diventa la lista delle opere inscindibili dalla memoria personale. Chiamarle alla luce evoca, a sua volta, una mappa geografica dei luoghi, dei viaggi, dei momenti della propria vita. Ne scaturisce una narrazione intessuta della fibra sottile ed emotiva dei ricordi, un tentativo fragile e sospeso di disegnare lo spazio esistenziale che si appiglia all’arte come strumento di connessione col reale.
La ricerca del senso nella bellezza

Il gioco però si è infranto, un tempo la bellezza era davvero àncora dell’anima: ora non funziona più, ci dice la nostra guida: la perdita, il lutto, la fine delle relazioni hanno interrotto quell’armonia, hanno reso incerta la ricerca di significati al di fuori di se stessi, le risposte non vengono più da ciò che l’artista di quella scultura o di quel quadro sembrava volerci rivelare. E allora dove cercare? Dove riannodare la trama della propria storia, se non per goffi tentativi, avvolti nel rumore di fondo dei propri pensieri mescolati al rumore esterno, in risonanza coi pensieri degli altri?
Il dialogo con il Museo Bardini

Il monologo di Roberta Bosetti conduce lo spettatore a perdere il senso del confine esatto tra sé e l’esterno, aprendolo a connessioni potenti. In una delle sale color fiordaliso, un imponente Crocifisso ligneo medievale policromo, sembra dialogare con le Maternità rinascimentali che affollano la parete. Lo sguardo si sposta dalle ferite del Cristo morto alla tenerezza del Bambino in braccio a Maria, mentre Bosetti ci sussurra all’orecchio la tentazione struggente di comporre al telefono il numero di qualcuno che non c’è più, come atto di ribellione allo scandalo della Morte: tentativo folle e irriverente di valicare lo spazio della fine cogliendo di sorpresa l’ordine illusorio delle cose. Seduti per terra, in mezzo ad altre tele esposte, ascoltiamo il racconto di un viaggio all’estero per fuggire da se stessi: dalle pareti ci guardano muti i personaggi del Mito di cui ognuno trattiene un frammento diverso, chissà perché proprio l’uno o proprio l’altro. Il Museo dialoga con l’urgenza di permanenza che l’attrice ci confida, il suo rifuggire il cambiamento e la fine come intimamente ingiusti: almeno in un Museo ci si aspetta di ritrovare tutto esattamente come è. E invece anche queste magnifiche sale evolvono impercettibilmente con noi, qualche opera è spostata – come il bellissimo San Michele Arcangelo che abbatte il drago di Piero del Pollaiolo, di cui ammiriamo una copia e, di straforo, l’originale in restauro. Anche le maschere del museo cambiano sala, si danno il turno, costringono ad accettare il mutamento come parte irriducibile dello scenario in cui ci muoviamo. L’esplorazione termina in strada, dove l’attrice ci saluta, perdendosi nella folla dei turisti, la vediamo sbiadire e confondersi con loro all’orizzonte verso il Lungarno. Di lei restano, per ultime, le parole sempre più distanti, la sua litania di opere, rosario o bussola a cui chiedere la direzione. A noi rimane invece, una sensazione di accorata e impalpabile nostalgia di una dimensione più integra dell’Essere che vorremmo non invidiare alle opere appena ammirate.
JE SUIS RADIO/EXHIBITION: teatro di performance e ricerca
L’ingresso di spettacoli site specific nel già nutrito ventaglio di proposte offerte da Materia Prima Festival 2026, alla sua tredicesima edizione, si rivela molto interessante. In entrambi i casi lo spettatore è sollecitato ad interrompere la staticità della fruizione passiva dell’opera d’arte, il suo sguardo si sposa al movimento, al suo andare con e verso l’artista e la performance, nell’impegno condiviso di decodificare linguaggi e creare significati. Andare a teatro o meglio al non teatro, attraversando i luoghi meno noti della città diventa un atto di divergenza attiva rispetto alla sovra-stimolazione quotidiana di immagini, video, tsnumani di informazioni che subiamo senza prenderne veramente parte.

Segnalata da Exibart tra i nomi da tenere d’occhio, insieme al musicista Devid Ciampalini, Gaia Ginevra Giorgi svolge da anni la sua ricerca trasversale nel campo delle arti performative, integrando suono e scrittura, voce e strumenti elettronici. Vincitrice del Premio Vienna per la performance Art 2024 (assegnato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna e la Universität für angewandte Kunst Wien). Recentemente il suo lavoro è stato presentato nell’ambito della pubblicazione Rimaterializzazione del linguaggio (Nero, 2024) e nell’ambito del Padiglione Lussemburgo alla Biennale di Venezia 2025, parte del progetto Sonic Investigations.

Di lunga data la collaborazione della compagnia italo australiana di Roberta Bosetti e Renato Cuocolo, la principale realtà australiana d’innovazione, nominata Flag Company dall’ Australia Council e da Arts Victoria. Ha presentato il libro raccolta dei suoi testi, La donna che cammina (Titivillus, 2025) venerdì 10 aprile, alla libreria L’Ornitorinco. Il teatro in cammino porta gli spettacoli di Bosetti/Cuocolo in spazi non teatrali: case, hotel, strade, gallerie d’arte. L’intreccio di finzione e realtà, a partire dalla rielaborazione di elementi autobiografici, invita a riconsiderare e reinterpretare in maniera inedita i limiti tra arte e vita.
Je suis radio: visto il 19 marzo 2026, alla Torre Ex Stabilimento Fiat di Novoli, Firenze.
Exhibition; visto il 12 aprile 2026 al Museo Bardini, Firenze
JE SUIS RADIO: credits
ricerca e ideazione Gaia Ginevra Giorgi
performance Devid Ciampalini, Gaia Ginevra Giorgi
dialogo drammaturgico Giada Cipollone
accompagnamento artistico Stella Succi
luci e direzione tecnica Andrea Sanson
suoni Devid Ciampalini
abiti Gianni Mattarucco
consulenza live electronics Emanuele Pontecorvo
organizzazione e amministrazione Giusy Guadagno
produzione Extragarbo, in collaborazione con Index Muta Imago
col sostegno di Murmuris (IT), IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (IT), Linha de fuga (PT), Premio Vienna (Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, d’intesa con la Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna), Phonogrammarchiv (AT)
EXHIBITION
testo di Roberta Bosetti e Renato Cuocolo
regia Renato Cuocolo
con Roberta Bosetti
produzione IRAA Theatre (Melbourne) / Nuovi Paesaggi Urbani (Roma) / Teatro di Dioniso (Torino)


