Dopo i primi appuntamenti (qui il primo reportage di Gufetto), prosegue fino al 10 aprile il teatro contemporaneo di MATERIA PRIMA FESTIVAL presso il Teatro Cantiere Florida di Firenze. Protagoniste di questo secondo focus sono due donne, due attrici che con grandi differenze sono riuscite ad accompagnare il pubblico attraverso le loro storie, in una intimità sfacciatamente spudorata oppure sommessamente sussurrata, capace in ogni caso di penetrare e di farsi a sua volta intima per ognuno di noi. In questo secondo reportage abbiamo concentrato l’attenzione sulla coppia Roberta Bosetti e Francesca Sarteanesi: la prima protagonista di TEATRO, regia di Renato Cuocolo e testo di Cuocolo/Bosetti, mentre la seconda, anche regista, è andata in scena con NIKITA, insieme ad Alessia Spinelli su drammaturgia della stessa Sarteanesi insieme a Tommaso Cheli.
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TEATRO a MATERIA PRIMA FESTIVAL: il dolce fluire di Cuocolo/Bosetti

Con le cuffie in testa, già accese e sintonizzate sulla giusta frequenza, ci facciamo improvvisamente ed inconsapevolmente popolo in cammino mentre Roberta Bosetti con la sua voce ferma, cadenzata, suadente inizia a versare dentro le nostre orecchie un caldo flusso di parole che, passo dopo passo, si fanno pensieri. Dal foyer, dove tutto ha inizio e fine, attraverso la platea, sul palcoscenico, negli uffici del teatro fino alla cantina/magazzino e al giardino retrostante, il lento susseguirsi dei nostri passi è accompagnato dal fluido auricolare corroborante che si fa linfa spingendosi dalla testa al cuore, cercando uno spazio a sé fatto. “Un cantuccio in cui solo siedo”, come l’avrebbe definito Umberto Saba, dove lo spettatore è capace di instaurare un legame viscerale con quei pensieri, quelle storie, quelle impressioni e suggestioni che da estranee che potevano risuonare in apertura, diventano invece familiari, accomodate in ognuno di noi.
TEATRO: un mondo etereo
Dentro ci sono paure, illusioni, fantasie, insicurezze, un mondo etereo che nello spazio vuoto del teatro prende forma mano a mano diventando una scenografia propria, personale, unica ed irripetibile, permeata dalla sensibilità, dal vissuto e magari anche dalla stanchezza con cui siamo arrivati a teatro in una piovosa serata di fine inverno. Non importa: il racconto deve risuonare e non serve che ci trovi già predisposti o attenti; la dimensione cognitiva e cerebrale, merito anche della stessa Bosetti, abbandona presto il campo per arrendersi al macrocosmo delle sensazioni e dell’emotività. Quando le ultime sillabe, come gocce rimaste sul fondo di una teiera, ci attraversano e sentiamo interrompersi la comunicazione mentre l’artista si allontana dai nostri occhi sotto la pioggia che bagna il giardino retrostante il teatro, l’effetto di smarrimento è fugace ma immediato e solo in quel momento ci troviamo a guardarci l’uno con l’altro, come se finora fossimo stati solamente in due. E proprio allora ci ritroviamo parte di uno stesso gruppo, ognuno con negli occhi il frutto della propria immaginazione e nel cuore un mondo che vorremmo tenere stretto per non lasciarlo svanire.
TEATRO: è tempo di rivoluzione a MATERIA PRIMA FESTIVAL

TEATRO è davvero teatro. Lo è nella mappa che passo dopo passo andiamo disegnando in ogni suo spazio fisico perché non è solo platea e palcoscenico; è un luogo vivo che restituisce solamente la punta di un iceberg fatto di maestranze, di passione e di dedizione. TEATRO è teatro anche per il potere immaginifico che scaturisce in potenza ed esplode in atto dentro ognuno di noi, deflagrando silenziosamente per scardinarci nel profondo. Renata Bosetti è stata capace di tutto questo con una eleganza fatta di semplicità e di vita, raccontando una storia. In un mondo della drammaturgia dove spesso contemporaneità è sinonimo di frammentarietà e di incomunicabilità, indubbi mali del nostro tempo, la coppia Cuocolo/Bosetti ha ribaltato il paradigma, ricordandoci che il Teatro è soprattutto storia che merita di essere condivisa. Non importa che si tratti di una narrazione sorprendente o addirittura turbante. Il solo desiderio di accoglierci dentro di lei per rendercene partecipi fino a donarcela per poter costruire la nostra, è un atto rivoluzionario che ci permette di ritrovarci comunità.
A MATERIA PRIMA FESTIVAL il cinismo di NIKITA
Tono cinicamente perentorio e a tratti sarcastico per una storia che è racconto personale con sfumature di pettegolezzo. Così in estrema sintesi potremmo definire la NIKITA di Francesca Sarteanesi. Accomodate nella veranda di un luna park che è solo vagamente accennato nei rumori di sottofondo e nelle luci colorate che roteano a momenti, due donne si fronteggiano senza guardarsi: l’una è un ininterrotto flusso di parole, pensieri ed aneddoti mentre l’altra, Nadia, sembra solo indaffarata a combattere il disagio della sua presenza lì, distratta e a volte stranita da ciò che le sue orecchie devono ascoltare loro malgrado. Dal corteggiamento prolungato dell’uomo del tagadà culminato in un soggiorno al Danieli di Venezia fino alla estumulazione delle sorelle ormai mancate da molto tempo; dalla piccola Ginevra la cui sorella si è suicidata fino al Gioco degli Dei che lanciano pietre da un cavalcavia, passando per la filastrocca della cacca: con estrema naturalezza Nikita zigzaga in un labirinto di cinismo, sarcasmo macabro e supponenza con cui guarda il mondo dall’alto della giostra che dirige.
NIKITA, maestra di vita

(foto di Francesco Capitani)
Nella fissità beckettiana del presente – poca gestualità e posizione sempre pressoché invariata – le vicissitudini della sua vita si susseguono nella narrazione che ci cattura nostro malgrado in un vortice implacabile di ilarità ammantata di morte e di insensibilità, accecati dall’abbacinante luce bianca riflessa dalla barriera a specchio al centro della scena. Tutto avviene – o meglio, è già avvenuto – dietro e ne resta solamente un mezzo busto – l’unico che spunta – con la sua voce piena di consapevolezza e di esperienza, pronta ad insegnare come funziona davvero la vita. Non è però certo Nadia la persona disposta ad imparare, parabola amplificatrice di ironia nel suo silenzio che solo in chiusura si rompe improvvisamente mentre Nikita è caduta in un sonno profondo.
NIKITA rediviva a MATERIA PRIMA FESTIVAL

(foto di Francesco Capitani)
Francesca Sarteanesi, in questa drammaturgia firmata insieme a Tommaso Cheli, sembra solamente richiamare un’omonimia con la ormai celebre sceneggiatura di Luc Besson, tranne in pochi frammenti, e decide di farci trovare una donna tanto prigioniera della sua giostra quanto libera e disinibita nella sua “vita precedente”, quella vissuta dall’altra parte della barriera. Con un ritmo preciso e mai zoppicante, l’artista ha saputo farci ridere della tristezza, farci deridere le debolezze in una sorta di esorcismo, “stufa di coloro che sono entrati nella mia vita e se ne vanno, come un tafano”. E’ arrivato il momento di “ucciderli”, proprio come l’insetto sul muro chirurgicamente infilzato con uno stecchino. Ed è subito buio.
TEATRO
di Cuocolo/Bosetti
regia Renato Cuocolo
con Roberta Bosetti
organizzazione Claudio Ponzana
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Visto al Teatro Cantiere Florida il 13 marzo 2025
NIKITA
con Francesca Sarteanesi e Alessia Spinelli
drammaturgia, ideazione Francesca Sarteanesi e Tommaso Cheli
regia Francesca Sarteanesi
costumi Rebecca Ihle
scenografia Rebecca Ihle e Lorenzo Cianchi
disegno luci Marco Santambrogio
sonorizzazioni Francesco Baldi
produzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione/Teatro Metastasio Prato
con il sostegno di Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale
si ringraziano Nikita (Luna Park di Pistoia), Francesca Saturnino
foto di scena Gabriele Acerboni
Visto al Teatro Cantiere Florida il 20 marzo 2025


