Qual è il primo atto di ribellione che pensate di aver fatto nella vostra vita? E quanto è stato radicale? Quanto ha debilitato voi stessi, i vostri cari? In chiusura alla stagione 2025/2026 del Teatro Vascello (Roma), Daria Deflorian firma insieme a Francesca Marciano LA VEGETARIANA, l’adattamento di “La vegetariana”, romanzo della premio Nobel 2024 Han Kang.
Un progetto biennale che previsto un periodo di ricerca a Seoul, in Corea, e che ha dato esito a uno spettacolo intimo, sensuale e rivoluzionario per amplificare la voce di chi decide di stare in silenzio.
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LA VEGETARIANA: dal romanzo alla scena
La vegetariana è un romanzo di Han Kang, premio Nobel per la letteratura nel 2024, che segue la lenta discesa verso l’autodistruzione di una giovane donna coreana, Yeong-hye. Un giorno, dopo un sogno che la turba, la giovane donna getta nella spazzatura tutte le scorte di carne che ha in casa. Non vuole più cibarsene.
In principio, il marito è stupito da questo cambiamento repentino, ma non se ne cura molto e anzi dimostra di sottovalutare la situazione. In seguito, davanti alla perseveranza della moglie, ma soprattutto dal suo lento chiudersi in se stessa, il marito inizia a mostrare una certa preoccupazione, fino a quando, durante un pranzo con la famiglia di lei, la situazione raggiunge il suo acme: Yeong-hye, forzata dal padre a ingurgitare bocconi di carne, esplode.
Daria Deflorian porta l’adattamento del romanzo nel 2024, dimostrando in prima istanza di aver colto fra le trame della vicenda una pulsione fondamentale, ricca di potenzialità drammatica.
Premettiamo che non è mai semplice adattare alla scena un romanzo: anzitutto, le modalità espressive sono molto diverse, quasi antitetiche. Leggere un romanzo è un’attività statica, individuale, persino intima. Assistere a uno spettacolo avvia la sollecitazione di tutti i nostri sensi, creando un legame diretto con l’azione sulla scena. La parola in teatro non è letta, ma nemmeno detta: è agita.
Eppure, Deflorian sembra essere riuscita a isolare gli elementi di individualità e di raccoglimento, tipici della lettura, per trasformarli in un’atmosfera, un modo di stare davanti al palcoscenico.

I muri li innalzano gli altri: le scene di Daniele Spanò per LA VEGETARIANA
L’ambiente, ricreato al Teatro Vascello attraverso l’uso di luci fievoli e sui toni del giallo pallido, ci proietta all’interno di un appartamento affatto accogliente, anzi tutto l’opposto. Le pareti sono sporche. C’è un vecchio materasso appoggiato alla parete centrale antistante la platea. Ci sono mucchi di giornali e di libri agli angoli, contro i battiscopa. In questa trascuratezza si identifica un ambiente chiuso, circoscritto, di cui è facile disegnare i confini, che spesso rasenta il claustrofobico.
E infatti sono proprio i confini, o ciò che serve per superarli, che lo spettacolo decide di mettere a fuoco: nella rilettura di LA VEGETARIANA di Kang, Deflorian sembra essersi concentrata principalmente su quanto la protagonista venga definita dallo sguardo degli altri. Infatti, la narrazione è sempre affidata ai personaggi secondari, che fanno parte della vita della protagonista ma che non adottano mai la sua prospettiva, né sembrano mai tenerne conto.
Lo sguardo degli altri personaggi è il mezzo attraverso cui la persona di Yeong-hye prende forma: non c’è una vera autodeterminazione prima del sogno che cambia completamente la piega delle vite di questo gruppo.
Il corpo è l’arma e il campo di tutte le battaglie – le interpretazioni di Monica Piseddu e Gabriele Portoghese

Monica Piseddu (Yeong-hye) compie un lavoro incredibile sul corpo: dal momento in cui entra in scena, preceduta dal resoconto iniziale fatta dal marito (Gabriele Portoghese), grazie a un superbo gioco di luci appare sulla scena come un’ombra distorta e gigantesca che si proietta sui muri: è subito chiaro che questo personaggio occuperà moltissimo spazio, a scapito del corpo minuto dell’attrice.
Questo dimostra la grandezza del lavoro compiuto con LA VEGETARIANA: la rivoluzione interiore di Yeong-hye si esprime a partire da una tensione muscolare costante, da un’attenzione minuziosa allo spostamento del baricentro con ogni passo, da movimenti nevrotici che dimostrano uno stato d’essere fondamentalmente scomodo. Yeong-hye, infatti, a partire dal rifiuto della carne, inizia a rifiutare anche il contatto con gli altri esseri umani.
E l’elemento disturbante è che gli altri intorno a lei non capiscono questo desiderio, e anzi forzano i confini che lei mette tra se stessa e il mondo perché fondamentalmente non riescono ad accettarli. Anzi: non riescono ad accettare il livello di autodeterminazione che ha raggiunto. Non accettano il suo sottrarsi al ruolo di moglie devota e disponibile, di figlia obbediente e silenziosa. Non mangiare carne è una scelta che ha a che fare con il volersi opporre a un sistema di norme sociali diffuso e predefinito, specialmente in un Paese come la Corea: la carne è la principale forma di sostentamento, come sottolineano nel corso dello spettacolo gli altri personaggi: “Certo che sei sempre stanca, non mangi più la carne!”, “Sei troppo debole.”
La rivoluzione silenziosa de LA VEGETARIANA – la drammaturgia
A mano a mano che lo spettacolo procede, comprendiamo che il rifiuto di Yeong-hye non si limita solo alla sfera alimentare, ma a quello più universale della vita umana: Yeong-hye vuole sottrarsi nella maniera più dolce e delicata al mondo degli esseri umani e animali, e vuole iniziare a vivere come una pianta.
È qui che l’ambientazione così soffusa e ipnotica fende l’ultimo colpo allo spettatore attento: lo spazio scenico, che nella prima parte dello spettacolo risultava claustrofobico, in seguito inizia a pulsare grazie ai movimenti interiori di Yeong-hye; si fa involucro per accogliere una giovane donna che ha imparato a farsi scivolare addosso le definizioni degli altri. E quella che potrebbe essere considerata accidia, remissività, in realtà si dimostra la più sottile e radicale forma di ribellione. Come se Yeong-hye, e Daria Deflorian con questo spettacolo, ci volessero dire che se la coscienza non c’è più, è volata altrove, non è importante cosa accada al corpo.
È oggetto di coscienza di chi si prende carico di quel corpo, a quel punto: c’è chi lo sessualizza e ne fa lo sfogo dei propri sogni erotici come il cognato di Yeong-hye (Paolo Musio). Ma c’è anche chi, come la sorella della protagonista (Daria Deflorian) che dopo un’iniziale incomprensione, capisce l’intenzione al di là della stramberia o dell’eccentricità degli atteggiamenti. Riconosce in mezzo a quella che sembra disequilibrio mentale un fondamentale rigetto del mondo degli uomini, della vita che ci si è costruita intorno senza che ce ne accorgessimo.
La sorella, nel finale, non potendo agire la propria rivoluzione privata, decide di farsi custode di quella di Yeong-hye, del suo corpo, del suo cuore, che finalmente è libero di sbocciare come una foresta in primavera.
LA VEGETARIANA – cast e dati artistici
scene dal romanzo di Han Kang Premio Nobel per la letteratura 2024
dal 19 al 24 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17
adattamento del testo Daria Deflorian e Francesca Marciano
co-creazione Daria Deflorian, Paolo Musio, Monica Piseddu, Gabriele Portoghese
regia Daria Deflorian
aiuto regia Andrea Pizzalis
scene Daniele Spanò
luci Giulia Pastore
suono Emanuele Pontecorvo
costumi Metella Raboni
consulenza artistica nella realizzazione delle scene Lisetta Buccellato
collaborazione al progetto Attilio Scarpellini
consulenza alla drammaturgia Eric Vautrin
direzione tecnica Lorenzo Martinelli con Micol Giovanelli
stagista Blu Silla
per INDEX Valentina Bertolino, Elena de Pascale, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
una produzione INDEX
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale;
La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello; TPE – Teatro Piemonte Europa; Triennale Milano
Teatro; Odéon–Théâtre de l’Europe; Festival d’Automne à Paris; théâtre Garonne, scène
européenne – Toulouse
con la collaborazione di ATCL / Spazio Rossellini; Istituto Culturale Coreano in Italia
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
copyright © Han Kang 2007
copyright © Adelphi 2016
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