All’interno di Inventaria 2026 (vedi qui tutte le recensioni prodotte) trova spazio anche l’interessante lavoro UNDER 30 BOMBE NEMICHE, andato in scena all’inaspettato Spazio Nous di Roma (Quartiere, Libia), un testo del giovane drammaturgo Stefano Baronchelli, messo in scena da un brillante Filippo Beltrami.
Lo spettacolo, dal carattere fortemente distopico e psichedelico, trasporta lo spettatore in un contesto di guerra in Italia, dove la guerra, però, la deve fare la Generazione Millennials, una generazione sospesa nei propri drammi irrisolti. Una generazione non pronta per la quale la guerra può rappresentare una tenaglia tanto quanto una insospettabile ragion d’essere.
Lo spettacolo ha vinto il premio Gigi Dall’Aglio – Festival di Resistenza 2025, e non a caso.
Contenuti
UNDER 30 BOMBE NEMICHE: la drammaturgia di Stefano Baronchelli
Siamo qui di fronte ad un’opera satirica e distopica in cui la guerra viene raccontata in modo volutamente fantasioso e surreale con una prosa intelligente quanto martellante e pirotecnica che ricorda il visionario Stefano Benni. Il grottesco domina l’intera situazione: dalle cause del conflitto alle battaglie passando per i diversi personaggi coinvolti, riproposti da un instancabile Beltrami.
Siccome la guerra immaginata da Baronchelli non conserva più nulla della rigidità novecentesca ma vive in un immaginario presente, ecco che essa diventa guerra clusterizzata – trovata geniale, questa – nella quale i battaglioni raccolgono soldati con caratteristiche fisiche analoghe, così da non lasciare troppo spaurito il Millennial chiamato sul campo.
La guerra di Baronchelli è una trappola o una via di definizione del sé?
Questo perché la guerra, qui, ci viene raccontata come una trappola mortale per una Generazione (i Millennial) che già era posta suo malgrado, fra due diversi mondi tecnologici e persa in una rutilante routine digitale e algoritmica.
Per i Millennials di Baronchelli, persino lo smarrimento è dunque diventato una forma di identità. Quindi, per assurdo, la guerra potrebbe rappresentare quasi una sorta di Ragion d’essere, una specie di Definizione involontaria di una Generazione alquanto sola e confusa, in cerca di se stessa, uno smarrimento esistenziale che rivediamo tutto negli occhi stralunati di Filippo Beltrami.

La messa in scena di UNDER 30 BOMBE NEMICHE: gli occhi stralunati di Beltrami
È curioso che Filippo Beltrami, il nostro soldato emiliano Millennial al fronte immaginario della guerra di Baronchelli sia omonimo di un glorioso e reale partigiano e antifascista italiano.
E qui Filippo diventa un disertore che fugge da una Guerra che ripudia e non capisce, stretto in abiti che non conosce e fra commilitoni improvvisati con cui in parte solidarizza nella loro estremizzazione grottesca.
Con una recitazione concitata, a tratti troppo, Filippo Beltrami rende tutto il testo di Baronchelli con un ritmo sostenuto e martellante anche a costo di perdersi qualche parola, quasi ci trovassimo d’innanzi ad un racconto dattilografato reso dal fronte.

Filippo Beltrami: solo al centro della scena spoglia dello spazio Nous
Lo circonda una messa in scena volutamente minima: abbiamo solo un microfono e un’asta ed una sedia ribaltata ma tanto basta, se il molto ben studiato gioco di luci ed il disegno sonoro ricreano contesti di narrazione bellica con poche e studiate suggestioni visive.
È però la recitazione e la mimica di Beltrami che spicca dal buio di scena, così intensa e incalzante, che fa la differenza: gli occhi stralunati e concentrati rivelano tutto il malessere di una Generazione che, se fosse davvero chiamata alla guerra si troverebbe in uno straniamento inevitabile – probabilmente molto più forte di quello provato dalla Great Generation di fine ‘800.

UNDER 30 BOMBE NEMICHE: la Guerra, specchio di una Generazione non pronta
Beltrami, seppure con qualche difficoltà nell’esporre parole difficili, perifrasi lunghe e complesse, termini spesso rigonfi di metafore e analogie, è il nostro faro di rassicurazione ed al tempo stesso è uno specchio deformante delle nostre paure.
Lui siamo noi, anche sperduti dal confronto con la generazione che in guerra (quella vera) ci è andata e, che ormai anziana ci vuole invece tornare disperatamente, per trovare sé stessa: un dettaglio questo tanto grottesco quanto inquietante nella sua terribile accettabilità e plausibilità.
Lui siamo noi, così terribilmente spaventati, così già terribilmente incapaci di interazioni umane reali, una Generazione non pronta non alla Guerra – attenzione – ma a Vivere in un mondo di conflitti reali e incapace di definire la propria Direzione se non nella Diserzione, che però fallisce anch’essa perché forse abbiamo davvero bisogno che qualcosa ci definisca, prima che lo faccia una stupida e insensata Guerra.
Visto il 16 MAGGIO ore 21.00
UNDER 30 BOMBE NEMICHE- cast e dati artistici
In concorso
Prima romana
Spazio Nous
di e con Filippo Beltrami
drammaturgia Stefano Baronchelli
Festival Inventaria 2026 -I prossimi spettacoli della Rassegna di teatro off 2026!


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