Scritta da Maura De Benedetto
Sabato 9 novembre, per il quarto appuntamento della stagione Cromosomi teatrali, Teatri di Vita ha invitato il pubblico a presentarsi a teatro in pigiama per gustarsi al meglio lo spettacolo Pigiama Party, della giovane compagnia Baladam B-Side.
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Il patto narrativo

Entrati nel foyer noto che tristemente in molti, me compresa, hanno declinato il consiglio di dress code. La sfida divertente, lanciata dal teatro e dalla compagnia, sembra essere difficilmente conciliabile con gli impegni mondani del pubblico al sabato sera. Mentre entriamo in sala cerco con gli occhi e divertita chi ha seguito il consiglio, mi guardo intorno in cerca di fiori, righe, colori e fantasie insolite. Sul palco, uno degli attori, si muove, cammina sul confine tra la scena e la platea, ha un libro in mano, penso stia sistemando le ultime cose prima del buio, chiacchera con il pubblico, si aggira, chiede se siamo pronti per cominciare. In realtà il buio non arriva, è lui a far partir lo spettacolo, prende posto su una delle sedie e da il via al gioco. Parte in quarta: ci chiede se lo spettacolo appena terminato ci è piaciuto, se siamo pronti ad accogliere gli attori in sala per questo incontro di discussione post spettacolo. Nei primi minuti il pubblico si sente molto tranquillo, quasi troppo, chiacchera, risponde, ride, fa battute; l’idea di questo patto narrativo lanciato dall’intervistatore e segretamente accettato da tutti fa divertire e coinvolge.
L’intervista caricaturale
Dopo aver presentato il regista e la prima attrice, l’intervistatore, armato di appunti dettagliati sui particolari imperdibili della performance, inizia a sciorinare tutte le domande che siamo abituati ad ascoltare in questo tipo di incontri: sul rapporto con il classico, l’obbiettivo del racconto, il significato celato della scena clou, il fatidico rimando all’infanzia. Trattandosi di una discussione attorno a uno spettacolo inesistente, le risposte complesse e le riflessioni intellettuali che ne conseguono assumano un tono estremamente caricaturale; I racconti e le spiegazioni del regista e dell’attrice creano una serie di sovrastrutture, retroscene e approfondimenti rispetto a qualcosa che non abbiamo visto, di cui non abbiamo la parte centrale. Ci sentiamo in uno di quei talk show in cui anche un fatto di cronaca nera, finisce per riversarsi in grandi affondi sui dettagli privati e succulenti della vita delle persone coinvolte, perdendo di vista il fatto centrale. Si scopre uno spettacolo fatto da un numero non quantificabile di attori. Un progetto in grande, all’insegna della spettacolarizzazione: acrobati, cascate, animali, cerchi di fuoco, con scene in parte coperte al pubblico, retroscena inimmaginabili, oggetti di scena enormi e grandi artisti del cinema italiano nel ruolo di comparse. Uno spettacolo unico, speciale, irripetibile, con una scenografia temporanea da mandare al macero dopo ogni replica.

Oltre il confine tra finizione e realtà
La compagnia smonta lo spettacolo, lo ribalta, descrive, sviscera ogni dettaglio, ci rivela tutto, anche il superfluo; oltrepassa la soglia della finzione narrativa e la porta all’estremo, fino ad arrivare ai limiti dell’assurdo. Se nella prima parte dello spettacolo è il pubblico a dover stare al gioco guidato dai tre attori in scena: in linea con l’attrice e il regista, il critico sembra mantenere le fila del racconto, essere ferrato sullo spettacolo visto e su tutti i possibili rimandi letterari e filosofici espliciti e mascherati; Nella seconda parte inizia lentamente a perdere le fila, confuso dagli sproloqui e battibecchi di attrice e regista, si disorienta. Il critico passa quindi dalla nostra parte, si perde nel confine tra finzione e realtà e diventa una marionetta vittima delle follie degli artisti, finendo per interpretare una scena in cui viene quasi ucciso.
Tuttologi confusi
In un’intervista del 2023, in occasione di una replica dello spettacolo Surrealismo Capitalista, il regista Tony Baladam dice: “L’incontro post spettacolo non ha senso se lo spettacolo è ultimato, perché quello che dovevo dire te l’ho già detto con lo spettacolo!”. Pigiama Party sembra quasi l’attuazione della volontà del regista di far pagare pegno al pubblico per questa necessità sfrenata di chiedere, domandare, leggere il sottotesto di ogni dettaglio dello spettacolo. In un’epoca in cui siamo continuamente bombardati da segnali, immagini, simboli, rimandi, lo spettacolo ci porta a riflettere sulla nostra condizione: eternamente vittime assetate in cerca di informazioni e tuttologi con la sindrome dell’impostore che cercano disperatamente di afferrare il maggior numero di stimoli e rimandi possibili.
Uscita dal teatro torno agli impegni mondani del sabato sera per cui ho vigliaccamente abbandonato l’idea di venire in pigiama, durante la cena cerco le parole per raccontare di Pigiama Party ai miei amici: è come quando prendi il telefono per cercare una ricetta per un pranzo autunnale veloce e dopo un’ora di scrolling folle ti ritrovi a digiuno, a leggere della strana sindrome che colpì un giorno il pronipote della regina Elisabetta.
Dati artistici
Pigiama Party
ideazione Antonio “Tony” Baladam, Rebecca Buiaforte
drammaturgia e regia Antonio “Tony” Baladam
interpreti Alessia Sala, Giacomo Tamburini, Antonio “Tony” Baladam
Collettivo Baladam B-side
co-produzione Teatro Gioco Vita, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Teatro Due Mondi, Teatro delle Ariette


