Applausi scroscianti – come pioggia sulle assi di una nave- riempiono il Teatro Vascello per la prima di MOBY DICK ALLA PROVA, il dramma in due atti di Orson Welles tratto dal romanzo di Herman Melville, riproposto con precisione e rispetto da Elio De Capitani fino al 16 marzo.
Un prezioso lavoro di restituzione di un testo letterario altamente sfidante per la scena e dalla lunga durata (2 ore e mezzo) che però scorrono abbastanza piacevolmente, anche grazie alle giuste soluzioni registiche che mantengono il ritmo recitativo piuttosto alto.
Uno spettacolo sontuoso per scenografia e rispettoso della riduzione teatrale dell’opera di Melville di cui non tradisce i messaggi, ma anzi ne suggerisce di nuovi.
Vediamo in che senso.
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Come mettere in scena il Moby Dick di Melville?

Il romanzo di Melville è inequivocabilmente difficile da mettere in scena: ce lo ricorda lo stesso Orson Welles ed il messaggio passa per la bocca di De Capitani con una spiazzante resa d’armi solo apparente, però, perché il gioco, inteso come “play”, riesce invece benissimo.
Lo spettacolo è infatti arditamente orchestrato nei ritmi di scena per tenere l’attenzione del pubblico alta su una trama ricca di avvenimenti e supportato da una drammaturgia densa e frenetica che alterna anche parti cantate, più calme.
Si articola in due atti, come la pièce originaria: parte dall’ingaggio di Ismael sul Vascello (rectius, “baleniera”) Pequod, passa per il viaggio di un vendicativo Capitano Achab alla ricerca della Balena Bianca e termina con la disfatta dell’Umanità degradata dalla furia della Natura maligna che tutto può, tutto distrugge.
Nel primo atto i momenti dinamici sono molteplici, nonostante non avvenga lì l’incontro con la Balena e alti sono i toni della voce e gli espedienti sonori per mantenere l’attenzione. Attenzione che non cala per via della tensione manifesta che De Capitani dà al suo Achab, rancoroso quanto misterioso, burbero quanto fragile nel fisico e nella mente, affascinato com’è dal mozzo Pip a cui lo lega una affinità di follia.
Poi, nel secondo atto, il ritmo cala per lasciare spazio all’emozione dirompente del “mostro” e lì l’opera ritorna corale, perché tutto deve comporsi in un’allegoria collettiva di scontro fra la vita e la morte, che domina il viaggio della Pequod, che altro non è che il viaggio che ognuno di noi fa in questa Vita così piena di perigli, di balene da affrontare, di perdite alle quali non arrendersi, a squarci nelle carene del nostro corpo a cui non ci si può sottrarre.
MOBY DICK ALLA PROVA: la piece da Orson Welles a De Capitani

Quest’anno ricorrono i 70 anni dalla prima messa in scena di MOBY DICK ALLA PROVA al Duke of York’s Theatre di Londra, con lo stesso Welles in scena nei parti del capitano Achab (e di altri 4 personaggi) ed in un palco spoglio.
La pièce non ebbe però lo stesso successo in America mentre in Italia è stata riproposta con successo nel 2022 da Elio De Capitani prima a Milano e poi a Roma, ma in una veste decisamente più complessa e densa anche sul piano coreografico e degli elementi scenici.
Provata sotto gli anni di pandemia e prodotto da Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, l’opera, secondo De Capitani, parla di noi oggi con richiami inevitabili non solo ai temi della Vita e della Morte ma anche all’ambientalismo e ai negatori dei disastri ambientali.
estratti moby dick
Il cast di MOBY DICK ALLA PROVA

Sul palco 11 attori in cerca di una messa in scena: non sarà Re Lear ma Moby Dick. La finzione meta teatrale di richiamo pirandelliano si affievolisce però durante lo spettacolo, lasciando il posto all’immedesimazione completa degli interpreti coi ruoli del romanzo di Melville.
Tanti gli oggetti scenici sparsi dappertutto: tavoli, sedie, poltrone, tutti abilmente sfruttati in funzione anche di richiamo sonoro, oltre che evocativo di luoghi e spazi di una baleniera irreale che lo stesso De Capitani ci invita a immaginare.
Nel mezzo, uno spettacolo che restituisce e tratteggia con cura i personaggi del romanzo di Melville, tutti così epici seppur “minori” rispetto ad Achab, tutti così delicati nel canto ma anche fieri e vigorosi nella loro dimensione cameratesca di bordo. A volte De Capitani fa loro indossare una maschera che li omologa tutti nel loro essere tutti e nessuno od ognuno di noi.
Davvero preziose le musiche dal vivo di Mario Arcari ed i passaggi cantati diretti da Francesca Breschi. De Capitani costruisce un Achab emblema dell’uomo moderno, ostinato, corroso dal rancore, che nega la Morte, nega il ruolo della Natura, si oppone in una lotta impari, destinata a finire male.
La recitazione di tutti, seppur non naturalistica è una scelta necessaria vista l’epicità intrinseca del romanzo a cui De Capitani conferisce un tono più magico ed evocativo che “poetico”, anche perché, si afferma, “il teatro è poesia ma non è poetico”.
MOBY DICK ALLA PROVA, il telo bianco, sudario di Achab

Ed ecco in scena la magia: l’uso del telo bianco, il dodicesimo personaggio. Anch’esso esercita più ruoli: De Capitani lo usa come vela a fondale, per delineare i confini del veliero immaginario; poi come tela audiovisiva per mostrarci gli animali che lungo quel veliero corrono; ancora come Balena che tutto travolge e spuma del mare che tutto copre e, infine come Sudario dell’anima dei naviganti che copre il corpo di chi osa sfidare il Fato.
Quest’opera, vera ossessione per Welles che ne volle fare una riproduzione cinematografica (senza successo), si presta dunque a innumerevoli richiami metaforici: la sua riproduzione italiana è nata sotto la pandemia: lo stesso De Capitani riferisce le eccentricità della sua riproduzione in quegli anni, le maschere sui personaggi derivate dalle mascherine obbligatorie del covid.
Ed è proprio sul finale che un nuovo spunto interpretativo ci arriva: quel Telo-Balena può rappresentare anche la pandemia che tutto travolge, quel nemico imperscrutabile che è la Morte, verso la quale spieghiamo le vele in una ricerca spasmodica e indispettita, contro la quale siamo spesso degli Achab pieni di rancore, desiderosi di arpionare la nostra Paura anche a dispetto del rischio del divoramento.
Moby Dick alla prova_trailer_2021
MOBY DICK ALLA PROVA di Orson Welles – cast e dati artistici
dall’11 al 16 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17
adattato – prevalentemente in versi sciolti – dal romanzo di Herman Melville
traduzione Cristina Viti
uno spettacolo di Elio De Capitani
costumi Ferdinando Bruni
musiche dal vivo Mario Arcari, direzione del coro Francesca Breschi
maschere Marco Bonadei, luci Michele Ceglia, suono Gianfranco Turco
con Elio De Capitani
e Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana,
Massimo Somaglino, Michele Costabile, Giulia Viana, Vincenzo Zampa, Mario Arcari
coproduzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
durata 2 ore e 20 minuti + intervallo


