C’è un Teatro con la T grande che riluce tra scavi disordinati e disordinanti (non archeologici ma di cantieri) non lontano dalla Galleria Sordi dove il lussureggiante Stendhal serve l’ultimo rosso alla mescita. Brilla il Quirino come quel poderoso dio guerriero sabino che gli ha dato il nome, insieme al brusio di città che ormai scema progressivamente in un suono più tenue e opaco. È sera e sembra che gli affanni siano già terminati o quantomeno prorogati alla nuova sveglia delle sete, otto o giù di lì. Il giorno dopo deve attendere per andare in scena. In scena andrà invece il caratteraccio di uno dei peggiori Brontoloni della storia del Teatro: Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni nelle carni di Franco Branciaroli. La regia è di Paolo Valerio. La drammaturgia di Piermario Vescovo. Il Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia ci offre il suo autore migliore: uno spettacolo in vernacolo classico e senza nessun vezzo di modernità: perché essa, la modernità, non è sempre una qualità da perseguire a tutti i costi mortificando il passato specie quando questo è glorioso e luminoso per l’appunto.

Contenuti
Sior Todero Brontolon: classico veneziano
C’è una ricerca spasmodica di certi autori e sedicenti drammaturghi a reinventare i classici, tentare di conservarne l’essenza e la poetica sino a deformarla e storpiarla immancabilmente. Violarla. Sono esperimenti che spesso non riescono e tali rimangono. Certi giganti della penna si rivoltano di continuo nei loro loculi tombali e non potendo tornare in vita lanciano anatemi a certi scribacchini dalle idee confuse e aride e si chiedono rigirandosi come nello spiedo: «Ma perché non scrivete storie nuove o moderne se proprio ci tenete tanto e ci lasciate riposare?» La risposta è semplice e la omettiamo per non offendere l’intelligenza e cadere nel burrone del triviale priva delle scale di risalita. Questo Sior Todero Brontolon fu un successo all’epoca, già alla prima, nella seconda metà del settecento e fu una sorpresa per lo stesso Goldoni, tanto che non fu più cambiato, tagliato, mutilato. Goldoni rimane egli stesso colpito nella sua poltrona del Teatro San Luca di quanto possa essere amato dal pubblico un personaggio così odioso, burbero, avaro e quindi potentemente irritante. Goldoni non inventa ma plagia la vita e i tanti originali Brontoloni che da sempre affollano la vita e le strade misere o i canali umidi della laguna. Nella locandina del Quirino si scrive di una “Rilettura” del classico che io non avverto troppo. Quindi se c’è stata ed è certo che sia così perché viene dichiarata per onestà: si è trattato di una finissima operazione chirurgica che mantiene tutta la bellezza del testo, il vernacolo più verace, quell’ammiccare al pubblico ignorando la quarta parete, i costumi che puzzano di vita e altri specchiano di opulenza e ducati. C’è la vita, c’è Venezia, c’è tutto il Teatro Goldoniano.

Sior Todero Brontolon: maschere muovono maschere
In questo “meraviglioso” Sior Todero Brontolon, nel senso più stretto del termine e quindi di qualcosa che Meraviglia, ci sono maschere che muovono altre maschere. E questo meraviglia appunto. La platea assiste a una commistione inestricabile che affascina e impreziosisce l’opera di Goldoni. Questa è la rilettura personale della regia più riconoscibile. È una duplicazione di maschere, di marionette che ballano sul palco mossi dagli altri personaggi e attori. È come a dire, siamo tutti marionette mosse dal volere di qualcuno ma ognuno cova il desiderio di muovere se stesso, la propria marionetta. Difatti la marionetta è il clone ligneo del personaggio in carne. Un riflesso condizionato e a sincrono di movimenti. Tutti si muovono in una danza allegorica che è quel micro mondo borghese dove ognuno vuole conquistare e piantare bandiere e strappare territori e ducati. Chi è dunque deprecabile? Il burbero Brontolon che si arma di impopolare avarizia per difendere i suoi legittimi beni o chi col sorriso gli prende, ruba e priva come il suo agente: Desiderio?

Sior Todero Brontolon: profumo di vernacolo
Nel settecento il Teatro è ancora il nuovo. La festa da vivere e condividere. Il pubblico va ed è quasi parte integrante dello spettacolo. L’attore ammicca per strappare la compiacenza di chi siede tra le legnose poltrone. Non si cura di stare di “tre quarti” per dirla nel gergo attoriale ma punta diritto la platea. Per assottigliare la distanza, l’attore usa il dialetto che viene profuso come una fragranza di fiori e vita vera. Lo spettacolo è una armonia di colori, di movimenti e tutto all’ombra di una luminosa Venezia. Nei dialoghi, gli strepiti di Marcolina impegnata a erodere la crosta ormai indurita dell’avaro Todero. Nella bilancia il peso della dote e dell’avarizia. Ci sono ducati che attendono di scintillare e uscire dalla cassaforte a chiusura ermetica del canuto.

Sior Todero Brontolon: Branciaroli bravo tra i bravi
Spesso assisto a compagnie che per meccanismi alterni e spesso misteriosi, presentano attori e attrici di varia formazione professionale e bravura. In altre, ho come l’impressione che il primo attore debba emergere a ogni costo a discapito della qualità corale della compagnia tutta. Qui Franco Branciaroli è bravo tra i bravi. Nessuno emerge perché ognuno sa fare bene il suo mestiere e il personaggio che gli viene affidato. L’attor giovane e l’attrice giovane non sono acerbi e persino chi dice una sola battuta la “dà bene”.

Sior Todero Brontolon: scenografie evocative
La scenografia incanta. C’è l’eco chiara di altre marionette stagliate sino al soffitto o al cielo. Sono sacchi stretti da corde sottili che li fanno assomigliare ad altre presenze silenti. Tutto ruota in una sorta di Agorà che è la strada e la casa di Todero. Ci sono tende plissettate che cadono dal soffitto che dopo poco non sembrano più tende e risolvono con grazia e praticità l’assenza di una scenografia più rigida e costosa. Poi c’è un ponte bianco dove Todero e gli attori si muovono per dare altre dimensioni allo spettacolo. Ci sono i costumi di qualcuno (sul sito non è dato sapere chi) in tono con la storia e l’epoca rappresentata. Tutto è in armonia: quindi spettacolo assolutamente da vedere in scena fino al 23 marzo.
Info
Teatro Quirino
18.23 marzo
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Teatro de gli Incamminati
Centro Teatrale Bresciano
presentano
FRANCO BRANCIAROLI
SIOR TODERO BRONTOLON
di Carlo Goldoni
drammaturgia Piermario Vescovo
e con altri 10 attori
scene Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena
regia PAOLO VALERIO


