Il Natale di Harry @Teatrosophia. Il rituale grottesco della solitudine

Abbiamo visto per voi la prima dello spettacolo “Il Natale di Harry”, testo del drammaturgo inglese Steven Berkoff in scena presso il Teatrosophia di Roma da giovedì 16 a domenica 19 gennaio 2025, una produzione Melanchòlia Teatro Aps che vede Mauro Toscanelli nei panni del protagonista, diretto da Antonino Foti.

Il dramma di Steven Berkoff in scena a Roma

Torna sulla scena romana il dramma di Steven Berkoff “Il Natale di Harry”, che inaugura la seconda parte della stagione 2024-2025 del Teatrosophia, piccolo spazio al centro di Roma nato nel 2018 grazie all’iniziativa del suo direttore artistico, Guido Lomoro. Il testo di Berkoff, celebre attore teatrale e prolifico drammaturgo britannico, esplora con grande sensibilità e profondità il tema della solitudine, che durante il periodo natalizio si amplifica con conseguenze inaspettate, anche a causa delle incombenze e delle aspettative sociali ad esso connesse. Mauro Toscanelli ha l’arduo compito di raccontarci la vita di Harry strutturata in un monologo che è anche un dialogo interiore animato da un flusso di coscienza che diventa sempre più pesante, che darà vita ad un viaggio dell’anima senza salvezza né ritorno.  

Il Natale di Harry. una grottesca farsa della solitudine

Harry è un uomo di quasi cinquant’anni che vive una vita apparentemente normale, tutta casa e lavoro. Il giorno di Natale si avvicina e con esso l’inevitabile rituale fatto di regali, feste, telefonate e biglietti d’auguri. In casa sua, Harry ha realizzato un albero di Natale fatto da un unico ramo totalmente bianco, decorato con un solo grande globo rosso vivo e con dei bigliettini bianchi ad esso appesi a testimonianza di coloro che, negli anni precedenti, lo avevano tenuto presente per fargli gli auguri. Tutta questa ritualità funziona, però, come un detonatore di emozioni via via sempre più incontrollabili: pensieri, dubbi e ricordi alimentano un pericoloso loop che, nel countdown verso il 25 dicembre, Harry è sempre più incapace di controllare. Tra la vita vissuta e quella desiderata c’è un oceano di solitudine che l’uomo ha represso facendo finta di non subirne le conseguenze, le stesse che lo porteranno drammaticamente a soccombere a sé stesso, divorato dai suoi sensi di colpa e dall’incapacità di affrontare l’esistenza con maggiore coraggio, fiducia e leggerezza.

Il Natale di Harry. Un allestimento efficace per una performance coraggiosa

Molti sono gli aspetti che concorrono alla perfetta riuscita di questo spettacolo, che nelle sue quattro serate romane ha collezionato altrettanti sold out: vediamoli insieme.

La regia

Antonino Foti è un regista di lungo corso con una blasonata carriera alle spalle, che vanta collaborazioni eccellenti tra cinema, teatro e televisione. La sua pluriennale esperienza gli consente di ottimizzare gli spazi del Teatrosophia attraverso l’uso di due quinte di media grandezza e di un pannello nero che serve a Toscanelli per drammatizzare il dialogo tra Harry e la sua coscienza, utilizzando le mani a mo’ di marionetta. La lunga durata dello spettacolo viene metabolizzata dal pubblico grazie al puntuale disegno luci di Gloria Mancuso: l’illuminazione respira costantemente con il protagonista e sottolinea lo scorrere del tempo in sincrono con l’azione scenica, fino a generare un effetto quasi demoniaco nelle ultime fasi del racconto, prima che avvenga l’inevitabile.

Audio e luci

Una ricchissima colonna sonora spazia da melodie nostalgiche strumentali ad altre natalizie oppure cantate in francese, passando da “La vita” di Shirley Bassey ad “I’ve got a crush on you” di Frank Sinatra e Barbra Streisand, dalla canzone per bambini “Mamma tutto” fino ad un’emozionante versione orchestrale de “La cura” di Franco Battiato. Colpisce, per contrasto emotivo, l’inserimento di un frammento audio del film di Frank Capra “La vita è meravigliosa”, che come il brano della Bassey sottolinea i controsensi del vissuto di Harry. A Sabrina Fasanella si deve la coordinazione dell’apparato audio-luci che, come descritto, esalta la performance di Mauro Toscanelli nell’eroico sforzo di raccontare gli ultimi quattro giorni della vita di Harry.

La coraggiosa performance di Mauro Toscanelli

Il personaggio di Harry è affidato alla coraggiosa interpretazione di Mauro Toscanelli, capace di sostenere un intero monologo di quasi due ore tenendo altissima l’attenzione e la tensione emotiva, potente e sempre più drammatica. Dizione perfetta, ma non stupisce se consideriamo che Toscanelli è anche doppiatore, oltre che un docente di recitazione e un autore pluripremiato. Se l’impresa di portare in scena Harry e il suo dolore è già di per sé una sfida impegnativa soprattutto dal punto di vista fisico, Toscanelli riesce ad ergersi sul testo in maniera ancor più brillante e a gestire il caleidoscopio di emozioni che domina la vita del suo personaggio, orgoglioso e fragile allo stesso tempo, districandosi vivacemente nelle sfumature che caratterizzano il lessico impiegato da Harry per raccontarci di sé, portando la platea ad empatizzare con lui astenendosi da qualunque forma di critica o giudizio. Foti e Toscanelli riescono dunque a scandagliare la vita del protagonista, che tra ironia e dramma, farsa e grottesco, debolezze e sensi di colpa, si mostra a noi nella sua più completa umanità.

L’allestimento

Dal punto di vista registico e performativo, lo spettacolo è curato nei minimi dettagli, dai quali si evince l’ottimo lavoro a monte che mira a rendere efficace e funzionale lo spazio scenico, con alcuni escamotages degni di nota. Come detto in precedenza, il primo impatto del pubblico con l’allestimento è mediato da un grande ramo bianco parallelo al pavimento, che sembra sbucare dalla parete sinistra della scena, al quale sono appesi i bigliettini d’auguri ed un unico globo posto in cima, il cui colore rosso stacca nettamente con tutto il resto, cromaticamente orientato verso il bianco e il nero. Bianche e nere sono le buste da regalo, nero il telefono a disco, neri sono la bottiglia di whisky e il divano al limite del proscenio che volge le spalle al pubblico, mentre Harry, al netto di un soprabito nero prima e di un accappatoio poi, indossa un abbigliamento total white che via via alleggerisce togliendosi un elemento alla volta fino a rimanere quasi completamente nudo. Il colore, quindi, è quasi del tutto assente, ad eccezione di tre bambole antiche vestite nel classico abitino di velluto, rosso oppure rosa, che rappresentano le figure femminili che hanno influenzato maggiormente la sua vita, ovvero la madre e le ex fidanzate.

Il Natale di Harry e l’introspezione psicologica nella società contemporanea

La potenza della drammaturgia di Steven Berkoff trova ne “Il Natale di Harry” un modo per ricordare agli spettatori la potenza catartica del teatro. Assistere a questo spettacolo, al tempo stesso illuminante, ironico e struggente, è come prendere parte ad una seduta di psicoterapia collettiva: di fronte alla platea si staglia la figura di un uomo al posto del quale potrebbe esserci ciascuno di noi, con tutti i suoi difetti, le paure, i sensi di colpa e le ipocrisie tipiche della società contemporanea. Nonostante il testo sia stato pubblicato nel 1985, molti aspetti di quel periodo, riferiti soprattutto alle festività natalizie, sono ancora vivi quarant’anni dopo: il consumismo sfrenato, l’edonismo, la ricerca del divertimento a tutti i costi, le relazioni familiari fragili e intense allo stesso tempo, basate su un perbenismo di facciata che nel tempo ha esasperato gli aspetti negativi delle dinamiche umane.

Noi come Harry

“Il Natale rivela chi sei”: questa è una delle frasi di punta che Harry pronuncia nel suo delirio prefestivo. Durante lo spettacolo si è portati a riflettere se questo vale anche per noi, e qualcuno potrebbe anche sentirsi fortunato nel non aver fatto la stessa fine di Harry, nonostante ne condivida i sentimenti, si riconosca in certi suoi comportamenti e provi la stessa ansia man mano che si avvicinano le festività. La catarsi che avviene attraverso questo lungo e doloroso processo di introspezione psicologica ci consente, dunque, di lasciare il teatro con nuove consapevolezze: la consolazione del “per fortuna non è successo a me” si alterna alla compassione e alla tristezza, ma dà anche modo di riflettere su quanto, probabilmente, tutto sia più semplice di quanto crediamo. Alla fine basterebbe perdonarsi, lasciare andare il dolore, non sentirsi più come una vecchia lampadina rotta ma riannodare i fili e far fare loro nuovamente contatto alimentando la scintilla che alberga naturalmente in ogni essere umano per tornare a sentirsi vivo, ad amare ed essere amato, l’unico vero scopo della nostra delicata e straordinaria esistenza.

Visto per voi il 16/01/2025

IL NATALE DI HARRY

di Steven Berkoff

Regia Antonino Foti

Harry Mauro Toscanelli

Disegno luci Gloria Mancuso

Tecnico luci/audio Sabrina Fasanella

Ufficio stampa Andrea Cavazzini

Compagnia/produzione Melanchòlia Teatro Aps

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