Dopo aver assistito a STORIE DELLA MEZZANOTTE della giovane compagnia L’ULTIMA FILA al Teatro Manzoni di Calenzano, abbiamo intervistato l’esordiente collettivo teatrale di teatro di maschera: Giacomo Cassetta (drammaturgo e regista), Riccardo Dal Cin (scenografo), Alice Magnolfi (mascheraia, scultrice e performer), Sabatino Cecchini (pianista e performer), Caterina Camiciotti (scenografa e performer), Giulia Barlazzi (ballerina e performer), un gruppo eterogeneo che fa del dialogo tra i contributi di tutti la base del proprio percorso creativo.
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L’ULTIMA FILA: le origini del progetto artistico

L’Ultima Fila è nata nel marzo 2022 per volontà di un gruppo di giovani tra Firenze, il Chianti e il Mugello – all’ora studenti dell’Accademia di Belle Arti – per creare qualcosa di nuovo, mettendo a frutto i propri studi e dando spazio all’arte, alla creatività nella più ampia accezione. E siamo partiti dall’ultima fila, appunto: solo con le nostre idee, energie, capacità e risorse personali. Abbiamo debuttato nell’ottobre ’22 con IL FISCHIO DEL TRENO, uno spettacolo di maschera tratto dalla novella di Luigi Pirandello Il treno ha fischiato. Già da questo primo lavoro abbiamo scelto un teatro di immagine dove movimento del corpo, ombre, luci e maschere sono il principale mezzo per trasmettere emozioni e suscitare profonde riflessioni su temi del nostro quotidiano.
Le Maschere de L’ULTIMA FILA

Seppure nella tradizione di altre compagnie, avete una vostra personale visione del teatro di maschera?
Tutto parte dalla Maschera. La maschera è strumento di autoconoscenza. Un’autoconoscenza che necessita di un lungo percorso, caratterizzato da dialogo, prove, rappresentazione e post rappresentazione. Attraversando il processo di rinnegamento della propria identità sociale e individuale, gli attori mettono da parte tutte le caratteristiche prettamente umane per diventare altro. L’opera teatrale è così liberata dalla schiavitù della supremazia legata al testo, portatore del logos tanto caro al panorama teatrale occidentale. Per noi, il testo è soltanto una traccia, una base per sviluppare un lavoro di ricerca. Questa visione l’abbiamo sempre avuta, e a mano a mano consolidata. Per dirla con Artaud, ricerchiamo un approccio metafisico piuttosto che psicologico e mentale, in una prospettiva magica data dalla compresenza di musica, gesto e maschera.

Con L’Ultima Fila realizzate voi tutte le scenografie, le maschere e i costumi: da cosa traete ispirazione e come lavorate alle produzioni?
Quando progettiamo uno spettacolo si spazia dalla fiaba al racconto, sia per bambini che per adulti. Naturalmente guardiamo ad altri spettacoli di Teatro di Figura per come viene gestito lo spazio, come vengono curate l’illuminazione, la scenografia. Attingiamo da quelli che sono i nostri spiriti guida nell’ambito artistico: Tim Burton, per la sua estetica legata allo stop-motion e alcune produzioni cinematografiche, ma anche Hans Ruedi Giger, Guillermo Del Toro, a cui facciamo molto riferimento da un punto di vista visivo. A livello pratico inizialmente partiamo sempre dal testo: a volte lo sviluppiamo, a volte lo stravolgiamo; ma prima di tutto indaghiamo l’atmosfera che vogliamo creare: grottesca, creepy, dark, gioiosa, fantasiosa. Quindi, ragioniamo insieme su tutto: dalle luci alla scena, dalla scelta musicale all’azione. Spesso cerchiamo di individuare un totem, come lo definiamo noi, ovvero un elemento scenografico centrale, contemporaneamente a maschere e costumi, come nel caso di STORIE DELLA MEZZANOTTE (leggi la recensione su Gufetto), l’albero è il simbolo da cui e con cui interagiscono tutti i personaggi. La maschera è un casco integrale, come quella del teatro greco, realizzata secondo un processo che prevede più passaggi e trova la sua forma finale nella carta pesta. Si tratta di una maschera silente, progettata per spettacoli senza battute dirette e in grado di vivere in simbiosi con il movimento e la musica. Sono aspetti irrinunciabili del nostro lavoro: dobbiamo ancora fare tanta ricerca sull’interazione tra questi elementi per trovare una nostra identità, soprattutto nel movimento. È affascinante riuscire a trovare un proprio linguaggio che possa renderci riconoscibili.
Il teatro tout public de L’ULTIMA FILA

Il vostro teatro tout public è tuttavia molto gotico, anche pauroso: come vi rivolgete al pubblico dei bambini e degli adulti?
I nostri sono spettacoli per bambini, ma anche per adulti, e sono per adulti, ma anche per bambini. A parte il gioco di parole, come in tutte le manifestazioni artistiche ci sono più livelli di lettura. Sicuramente, almeno in Italia, il Teatro di Figura tendenzialmente viene destinato al teatro per ragazzi. Secondo noi il Teatro di Figura e il Teatro di Maschera sono portatori di un messaggio universale a cui tutti possono attingere. È nostra abitudine, dopo ogni rappresentazione, chiedere al pubblico se ha voglia di lasciare un commento, pensieri e riflessioni su un grande libro che ci portiamo dietro. Nel tempo sono state fatte osservazioni molto interessanti, soprattutto dai più piccoli, che sono i nostri spettatori più liberi da congetture o formalismi. I bambini capiscono molto, spesso più di un adulto. Si spaventano, urlano, montano in braccio ai genitori. Ma non fuggono, anzi, restano a vedere come va a finire!

Tradizione e contemporaneità: come coniugate queste due aspirazioni nelle produzioni de L’Ultima Fila?
La risposta è complessa, ma proviamo a partire proprio da STORIE DELLA MEZZANOTTE. Le quattro maschere dei personaggi illustrati raccontano di temperamenti sfaccettati, che vanno oltre la risoluzione semplicistica di bene e male, contengono al loro interno il puro e l’impuro, sono angeliche e mostruose allo stesso tempo. Tuttavia incarnano categorie riconosciute nell’immaginario collettivo contemporaneo, tipi fissi ispirati alla Commedia dell’Arte e da cui traggono gesti, movenze e attitudini convenzionali e universali. Inoltre alla base del nostro lavoro c’è la riscoperta delle tradizioni e delle leggende popolari. Sempre in STORIE DELLA MEZZANOTTE, la voce del vecchio narratore onnisciente racconta una storia attraverso un suo ricordo d’infanzia dove non è possibile distinguere i confini fra ciò che è realmente accaduto e ciò che appartiene a un mondo immaginifico, e quasi come avviene nel Teatro Nō giapponese – grazie all’intercessione del monaco buddista – è possibile entrare nella dimensione onirica dello spettacolo. Il Teatro di Maschera è una sorta di ritorno alle origini ma per creare un linguaggio nuovo non pertinente solo alla parola, che proietti lo spettatore, in modo repentino, e a volte violento, in un mondo lontano e trasognato, fatto puramente di immagini, in un’epoca in cui proprio l’immagine è diventata linguaggio universale. Crediamo che avere un teatro puramente visivo sia una scelta profondamente contemporanea.
Quali sono i prossimi progetti de L’ULTIMA FILA?
Attualmente stiamo portando le nostre tre produzioni in diversi teatri: IL FISCHIO DEL TRENO (da Luigi Pirandello), STORIE DELLA MEZZANOTTE (da Washington Irving) e CICELLA (da Giambattista Basile).
Il nostro prossimo progetto è in fase di elaborazione. Sarà una versione di Hansel e Gretel tratta dai fratelli Grimm, con uno sguardo sulle origini della novella, debutterà nella stagione teatrale 2025/26. Non vi diciamo niente di più dovrete venire a vederlo per scoprirlo.
Ringraziamo per la disponibilità Giacomo, Riccardo, Alice, Sabatino, Caterina e Giulia e continueremo a seguirli.


