Nella stagione tout public del Teatro Manzoni di Calenzano la giovane compagnia L’Ultima Fila porta in scena STORIE DELLA MEZZANOTTE spettacolo di maschera liberamente tratto dal classico americano The Legend Of Sleepy Hollow di Washington Irving. Un rumoroso turbinio di vento ci fa immergere nel paesaggio da fiaba, a tratti macabro e pauroso ma anche burlesco e divertente, che omaggia il corto di animazione Disney Le avventure di Ichabod Crane del 1949, con un finale originale che ribalta la storia per avvicinarla ai temi contemporanei del rapporto tra i generi. Leggi su Gufetto l’intervista alla compagnia dopo lo spettacolo.
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STORIE DELLA MEZZANOTTE: la foresta nella valle del sonno




Nel piccolo e antico teatro di Calenzano, la lenta apertura del cigolante sipario svela la suggestiva scenografia di STORIE DELLA MEZZANOTTE de L’Ultima Fila: nel buio del palco campeggia al centro un unico grande albero, rimando immediato all’iconografia del film cult Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton. A colpi d’ascia il boscaiolo intacca i cordoni che si intrecciano lungo il tronco a formare i rami, come sogni spaventosi avviluppati alla storia. È Brom Bones: un giovane robusto e popolare, rivale dello scaltro maestro di scuola Ichabod Crane per contendersi l’amore della bella e ricca Katrina Van Tassel. Intorno all’albero si dipana la storia dei personaggi che rappresentano la piccola comunità della Valle del sonno, luogo di silenzio e mistero dove si aggira il tenebroso Cavaliere senza testa nella notte delle zucche, Halloween. Le atmosfere gotiche sono rievocate dai ricordi d’infanzia e si perdono nella nebbia dei racconti apotropaici, narrati dalla profonda voce fuori campo di Numa Nardoni: superstizione, leggenda o verità?
Le maschere de L’Ultima Fila in STORIE DELLA MEZZANOTTE

In scena quattro potenti maschere totali di grandi dimensioni, accurate e ricche di particolari, realizzate e illuminate in modo da evidenziare i solchi di carta pesta, dove sembrano impresse le storie delle vite dei personaggi. I caschi sovrastano i corpi minuti degli attori e delle attrici, Caterina Camiciotti, Giulia Barlazzi, Sabatino Cecchini e Alice Magnolfi, quest’ultima anche scenografa ed esperta mascheraia del collettivo. Le enormi teste, grottesche e mostruose, sono cariche di una violenta forza espressiva che proietta lo spettatore verso qualcosa di distorto, fuori norma, perturbante. I personaggi sono tipizzati attraverso l’immagine con ciascuno la propria caratteristica che, come in una storia illustrata, li rende riconoscibili ed unici: il maestro imbroglione ha lineamenti appuntiti con il naso adunco (omaggio al cartone animato), Bones col viso rubicondo e il naso largo, è più caratterizzato dalla forza bruta, piuttosto che dall’astuzia, la sorridente e rotonda governante è dedita al buon cibo e al vino, infine Katrina, enigmatica ragazza contesa, ha occhi neri e profondi e indossa un elegante e sfacciato vestito rosso, che ne lascia intuire l’aspirazione all’indipendenza piuttosto che ad essere oggetto d’attenzioni maschili.
STORIE DELLA MEZZANOTTE: una drammaturgia per immagini
La regia di Giacomo Cassetta riesce a catturare l’attenzione anche dei più piccoli pur con poca narrazione di parola. È infatti la cura dell’immagine creata in scena a guidare il viaggio onirico ed emotivo dello spettatore in STORIE DELLA MEZZANOTTTE, con vere e proprie fotografie in movimento: il paesaggio sullo sfondo sfuocato dalla macchina del fumo e il personaggio a fuoco in sezione aurea ai margini del proscenio; gli incubi di Ichabod avvolti nel nero al centro e schiariti solo da una fioca lanterna; le simmetrie e le alternanze nella prossemica degli attori; le traiettorie geometriche negli inseguimenti, nei duelli e nelle danze attorno al fulcro dell’albero, usate anche come escamotage per rapidi cambi scena. La recitazione esalta l’uso delle maschere silenti nell’amplificazione dei gesti a compensare l’assenza di battute, richiamando i movimenti stilizzati e antinaturalistici delle marionette o dell’opera dei pupi, tipiche del teatro di figura e della commedia dell’arte, che permettono di catapultare il pubblico in un altrove fantastico e fiabesco con regole proprie di forma e di dinamica.

La scenografia curata da Riccardo Dal Cin concentra l’intera valle nel grande albero centrale, che come la shakespeariana quercia magica di Windsor si trasforma nell’incanto teatrale: infatti fornisce lavoro al taglialegna, presta uno dei suoi rami alla governante per agganciare il filo dei panni, diventa un’aula di scuola con tanto di lavagna appesa e all’interno del tronco nasconde la bacchetta per il maestro Ichabod, le armi per il duello e la spada per il cavaliere senza testa; infine si trasforma in negozio, osteria, studio, perfino salone delle feste, per poi tornare foresta spaventosa spazzolata dai tuoni e lampi del temporale.
La suggestione dei suoni e delle musiche originali di Nicolas Gasparini è altrettanto fondamentale e costituisce la guida drammaturgica di STORIE DELLA MEZZANOTTE. Le composizioni si muovono tra generi diversi, spaziando dalla musica orchestrale a sonorità più moderne, il che le rende molto versatili e adatte alle varie atmosfere della narrazione: giocose e allegre nelle scene buffe, negli scherzi tra rivali; paurose con suoni sincopati e sordi nelle scene più oscure, nei sogni di Ichabod; ispirate alle tradizionali dance macabre in bilico tra malinconia e speranza, tra beffa e terrore. Infine sono i roboanti rumori della tempesta nel rocambolesco inseguimento del cavaliere senza testa, a farci tremare, ad impressionare i bambini (e non solo) nella sala, con tanto di reazioni sonore di stupore e meraviglia, soprattutto quando il povero Ichabod si getta in platea per salvarsi, oltrepassando il ponte che separa la valle del sonno dal resto del mondo – oltre l’incantesimo del palco – per scomparire per sempre.
STORIE DELLA MEZZANOTTE tra tradizione e innovazione

L’Ultima fila rispetta il racconto originale di Irving, omaggiando sia il cartone animato Disney che il film di Tim Burton con evidenti citazioni, non solo nella trama, ma soprattutto nelle atmosfere non edulcorate pur realizzando uno spettacolo adatto anche ai più piccoli. La dimensione paurosa della fiaba tradizionale infatti permette l’esplorazione emotiva attraverso la fantasia e la creatività: ne sono testimoni le scritte dei bambini sul quaderno che l’Ultima Fila lascia a disposizione del pubblico all’uscita di ogni loro spettacolo. Scopriamo così che quelle storie spaventose non sono solo un modo per intrattenere, ma anche un mezzo per crescere e imparare. Il gancio col mondo dell’infanzia (anche degli adulti) L’Ultima Fila lo esprime anche nelle divertenti scaramucce tra i due pretendenti per conquistarsi l’attenzione della bella Katrina, rappresentate con classici giochi che hanno fatto divertire intere generazioni di bambini: bandierina, braccio di ferro, acchiappino, nascondino, perfino un esilarante strappacipolla.
Il giovane collettivo teatrale L’Ultima Fila con STORIE DELLA MEZZANOTTE entra a pieno titolo nella tradizione del teatro di maschera, che affonda le radici nel teatro greco e nel teatro Nō giapponese, procedendo nel solco di altre compagnie come Zaches Teatro e Familie Floz, o Théâtre du Soleil per l’unione di musica, danza e teatro di figura a servizio di temi complessi. Infatti la proposta contemporanea de L’Ultima Fila sta sia nella dimensione onirica, magica e metafisica, sia nella sfera sociale, esaltando il potere e l’autodeterminazione femminili nella scelta della ragazza di sottrarsi al ruolo di preda per divenire fiera cacciatrice, senza neanche più bisogno della maschera: del resto, cosa c’è di meglio per raffigurare un cavaliere senza testa che un personaggio senza maschera?
Visto al Teatro Manzoni di Calenzano, il 9 marzo 2025
STORIE DELLA MEZZANOTTE
Drammaturgia, luci e regia: Giacomo Cassetta
Produzione: L’Ultima Fila
Scenografia: Riccardo Dal Cin
Costumi e Maschere: Alice Magnolfi
Musiche: Nicolas Gasparini
Con Giulia Barlazzi, Alice Magnolfi, Sabatino Cecchini, Caterina Camiciotti
Voce narrante: Numa Nardoni
Foto di scena: Irene Carnevale


