A dieci anni dalla riapertura del Museo Civico ospitato nel duecentesco palazzo cittadino, Palazzo Pretorio ha ospitato il progetto LA SCENA DEL PRETORIO – La reinvenzione performativa, a cura della Dott.ssa Teresa Megale (nell’ambito di un cartellone di attività ed eventi fino a fine giugno disponibile qui). La bottega delle storie di e con Elena Bucci; Il corpo della pittura, di e con Virgilio Sieni; Le mani pensanti di Jacques Lipchitz di e con Fabio Cocifoglia per la Compagnia Teatrale Universitaria Binario di scambio: 3 appuntamenti che hanno inaugurato gli spazi espositivi del museo come scenografie naturali di altrettanti eventi in cui varie forme d’arte – drammaturgia, recitazione, arti visive, danza – hanno dialogato in una celebrazione che è andata oltre la mera ricorrenza.
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Con LA SCENA DEL PRETORIO nuova vita alle opere d’arte
Un’opera dopo l’altra, un cartellino dopo l’altro, un susseguirsi di sale e saloni che dalle pareti emanano bellezza. Forme, colori, chiaroscuri che presto si confondono nello sguardo e nella mente del visitatore, incapace di cogliere altro al di là della superficie estetizzante dei capolavori a disposizione. Ciò che però rende un manufatto opera d’arte è proprio il coagulo di storie di uomini e donne che hanno realizzato ed ispirato l’artista, guidandone impercettibilmente la mano per disegnare una linea, distribuire un colore o magari forgiare un dettaglio nel marmo o nel bronzo. Con il progetto della Reinvenzione performativa dalle crepe delle tavole, dai pigmenti ancora vividi e dalle pieghe della pietra è riemerso tutto il non detto per ridar voce e vita ad un percorso artistico di genesi e sviluppo talvolta ancora trascurato.
La Bottega delle Storie: donne e uomini dietro l’opera d’arte

Dalla sua Bottega delle storie si inaugura il percorso narrativo di Elena Bucci che circondata da Madonne e Sacre famiglie nella nuova sala appena inaugurata del Museo, si immagina la polvere delle tele e dei cavalletti, la plasticità dei residui di colore sparsi un po’ dappertutto e l’odore penetrante ed inebriante dell’acqua ragia dove i pennelli restano immersi a fine giornata. Con questi strumenti il Maestro Filippo – forse proprio il Lippi intento ad affrescare la Cappella Maggiore del Duomo – afferra la realtà dinamica, bella e la “uccide” con la pittura, imprigionandola in un’eternità che è anche speranza di una resurrezione. Un atto di preghiera che è principio e fine del processo creativo cui i personaggi della drammaturgia originale della Bucci prendono parte, a volte loro malgrado, intrecciando sensazioni ed emozioni con quelle del Maestro: è così per Andrea il fornaio e la sua innamorata Gina così come per il piccolo Adelmo amato e cresciuto dalla madre. Un mosaico di piccole storie che nelle forme e nei colori dell’artista costituiscono la famiglia finora solo sognata e così eternata nei suoi veli leggiadri dalla impalpabile inconsistenza, nelle sinuosità dei corpi e nella eloquenza degli sguardi.
Elena Bucci, leggio davanti a sé in un lungo abito scuro, riesce in poche e morbide pennellate ad arricchire la sala già colma di bellezza con fugaci tableaux vivants fatti di quella stessa impalpabilità che ha reso celeberrime le Madonne del Lippi mentre respiriamo il fermento della vita delle strade nella fragranza del pane di Andrea il fornaio o nella chiassosità di un bambino divertito dal disordine della bottega.
L’umanità nelle mani pensanti di Lipchitz a LA SCENA DEL PRETORIO

La stessa vitalità connaturata con la bellezza del creato ha fatto breccia nel cuore e nell’arte di Jacques Lipchitz, l’artista lituano protagonista del terzo appuntamento le cui opere moderne sono state parzialmente donate alla città di Prato trovando spazio all’ultimo piano del percorso museale. Non più la bottega artigianale rinascimentale ma la Natura diventa l’habitat naturale per l’artista in fuga dal fragore assordante della guerra. Circondati dalle sinopie degli affreschi di Alessandro Franchi nella Cappella Vinaccesi del Duomo, scene sacre dalla marcata spiritualità che induce alla preghiera silenziosa, ecco che nuovamente il processo creativo diventa atto di preghiera rivolto ad un Assoluto che trova spazio nelle forme sinuose ma artificiosamente contorte di Lipchitz. Quando Fabio Cocifoglia/Lipchitz – drammaturgo regista e attore della performance – ci invita nella sua “Valle dei ricordi” – il semipiano ribassato della sala dove le opere sono esposte – il dialogo con la madre (Enza Tedesco) arricchisce il quadro umano ed emozionale mentre le note di Livia Bausi (chitarra) e Alessio Grossini (violino) compongono l’armonia del Creato. Lo scultore-attore ci apre la sua valigia di esperienze che lo accompagna anche in scena dove resta sempre in procinto di partire – o magari di fuggire – ma non riesce a staccarsi dai suoi ricordi e dalla sua arte, quella di “scolpire la terra per arrivare al cielo”. Lo stesso cielo che sembra implorare la Madre scolpita col figlio sulla schiena, senza mani e senza gambe ma con una potenza orante portentosa (Madre e figlio II, 1941).
L’abbraccio finale con cui l’artista si congeda da noi completa quella corrispondenza di emozioni che nel breve tempo della performance si è comunque costituita col pubblico ricordandoci che l’uomo, capace di tanta violenza, è anche l’unico in grado di combattere la brutalità con la semplicità di un gesto, ormai il più rivoluzionario che possiamo immaginare.
La spiritualità prende corpo: i tableaux vivants di Virgilio Sieni

Il corpo umano si fa interprete di una spiritualità più eterea nella performance di Virgilio Sieni che ha accolto il pubblico nella sala principale del museo, ospitante le grandi tavole del Tre-Quattrocento tra cui i capolavori assoluti di Lorenzo Monaco, Giovanni da Milano e Filippo Lippi. Con brevi e didascaliche introduzioni il danzatore, accompagnato dalla chitarra di Fabrizio Cammarata, ha illustrato il percorso di interiorizzazione e di analisi delle opere le cui linee e forme sembrano aver permeato la sua sensibilità, ispirando delle brevi ma intense coreografie. Tableaux vivants in fieri con cui la spiritualità prende vita attraverso un linguaggio, quello del corpo, che 6 secoli fa anche i pittori hanno adottato mentre con i loro colori forgiavano le figure di Santi e Madonne immaginandone una plasticità corporea capace di condurre alla trascendenza. Così l’orlo dorato di un manto blu cobalto oppure gli spasmi di un martire si materializzano davanti a noi in una fisarmonica di emozioni intervallate dagli interventi dell’artista mentre ci spostiamo da una pala all’altra. Il risultato è un flusso intermittente di energie che hanno fugacemente invaso la sala rendendoci più familiari quelle figure che, seppur nella loro umanistica umanità, ci appaiono spesso tanto lontane ed inintelligibili.
LA SCENA DEL PRETORIO: celebrazione dell’universalità umana
Dal processo creativo al dialogo con l’osservatore, il trittico di performance cui abbiamo assistito ha ripercorso l’intero ciclo vitale di un’opera d’arte. Che si tratti di Sacre famiglie, scene di martirio, Madonne in trono oppure sculture dalle forme plastiche e controversamente umane, ognuna nasconde la storia di uomini e donne che non hanno mai smesso di dialogare con il presente di ogni tempo e di ogni spazio. Una comunicazione universale omnicomprensiva ed inclusiva in cui non c’è spazio per le discriminazioni ma solamente per l’umanità che tutti ci accomuna. E questa corrispondenza emotiva non si interromperà finché ci saranno spazi come il Museo di Palazzo Pretorio e come tanti altri che ci permettono di intercettarla e di parteciparla. Buon compleanno quindi e lunga vita al Pretorio!
Visti al Museo di Palazzo Pretorio (Prato) il 15 aprile, il 15 maggio e il 30 maggio 2024
LA SCENA DEL PRETORIO – La reinvenzione performativa
progetto a cura di Teresa Megale
con la collaborazione di Museo di Palazzo Pretorio
LA BOTTEGA DELLE STORIE
di e con Elena Bucci
Visto il 15 aprile 2024
IL CORPO DELLA PITTURA
di e con Virgilio Sieni
musiche live di Fabrizio Cammarata
Visto il 15 maggio 2024
LE MANI PENSANTI DI JACQUES LIPCHITZ
di e con Fabio Cocifoglia
e con Enza Tedesco
musiche live di Livia Bausi ed Alessio Grossini
A cura della Compagnia Teatrale Universitaria Binario di Scambio
Visto il 30 maggio 2024


