VOLPONE @ TEATRO VITTORIA: commedia brillante inglese dal sapore americano probabilmente italiano

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Il Vittoria si mischia fluido alla fiumana di gente che come corrente va verso un luogo preciso. Qualcuno beve. Altri si godono l’ape (che non è l’Attestazione di Prestazione Energetica) qualcosa che somiglia a una cena imbevuta di buon vino bianco o semplicemente di vino bianco. Ragazzi giocano a qualcosa che ricorda il calcio o meglio a una battaglia e urlano come gladiatori confusi e pavidi. E poi (infine) c’è chi si infila nel foyer del Teatro per godere dell’ultima fatica di uno dei più grandi attori italiani. Edoardo Siravo torna qui nelle vesti del furbacchione anzi del “Volpone”. Lo spettacolo di Ben Jonson ha debuttato il 21 aprile e rimarrà su quelle tavole di polvere e pailettes fino al 3 maggio. Sul palco anche Francesca Bianco e una compagnia numerosa e soprattutto ricca di bravi attori come Tonino Tosto, Gabriella Casali e Susy Sergiacomo. La regia è di una vecchia conoscenza che stimo e inseguo da anni quando ho voglia di Teatro: Carlo Emilio Lerici. (la T in maiuscolo è voluta!)

Il Teatro Elisabettiano americano

Ben Jonson è stata una figura imponente e le ha provate tutte: è stato persino attore (ma per poco). Irascibile: fu processato per aver ucciso un rivale a duello. Coevo del Bardo, ha scelto la strada del racconto brillante. La versione originale è in versi. Lerici, regista colto che guarda al classico ma con sfumature vivide di moderno, propone una versione nuova ma mai irriverente del testo primigenio. Questo nuovo adattamento è a sua volta liberamente ispirato alla trasposizione che il grande drammaturgo americano Larry Gelbart fece nel trascorso 1976. Quindi l’autore di Westminster viene adottato ed espatriato in America quanto meno come stile e poi invitato a trascorrere qualche periodo in Italia. Quello delle repliche e del testo adattato di nuovo da Lerici. Volpone qui diventa esilarante, brillante e la commedia una vera vaudeville. Jonson come Shakespeare guardano all’Italia con curiosità e infatti Volpone (l’originale) è un Veneziano che ci ricorda quell’altro Veneziano ebreo del Teatro tanto famoso. Anzi di più. Qui Gelbart e Lerici (senza incontrarsi davvero al caffè) decidono audacemente per il “non luogo” eleggendo solo le vicende al ruolo di portatrici sane di comicità. Non serve usare regionalismi, il vernacolo di certe parti del mondo: la Potenza è nella raffica di battute che tengono la platea in punta di poltrona come davanti a un plotone d’esecuzione.

Siravo: il più grande Mattatore

Edoardo Siravo ormai indossa (recidivo) i panni dell’avaro furbo e volpone. L’ho visto in un’altra stagione vestire Falstaff. Personaggio di Shakespeare uscito la prima volta dentro un’altra opera: l’Enrico IV nel 1597, una decina di anni prima di Volpone. Che Ben Jonson abbia tratto ispirazione è probabile ma non è certo. Era un Teatro, quello Elisabettiano, che raccontava di questi buffi personaggi avidi di tutto: monete d’oro, donne, cibo. E quell’avidità veniva spesso alimentata dalla furbizia. Dalla bugia. Dalla menzogna. Tutti mezzi per lo scopo. Si iniziava a raccontare l’archetipo e quello che pulsava fuori dal Globe: la vita con i suoi odori e maleodori.

Siravo naturalmente è questo e molto altro. E’ uno dei più grandi attori. L’abbiamo visto nelle commedie di Plauto o nelle tragedie greche. E poi l’abbiamo anche sentito: negli audiolibro dei titoli più importanti (uno su tutti “I Buddenbrook” di Thomas Mann) e nel doppiaggio: è la voce di grandi attori come Al Pacino, Depardieu, Andy Garcia. Quindi (e non so perché si dica così) Siravo è un attore a tutto tondo che merita quell’applauso di sortita del Vittoria riservato solo ai talenti.

Compagnia di qualità e numerosa

Il ritmo è serrato quando gli attori sanno tenerlo, vivacizzarlo. C’è in questo Volpone, una reazione immediata alle battute. Tutti bravi. Una compagnia numerosa che Lerici sa dirigere con uno stile univoco (e non è sempre facile). Spesso gli attori non sanno rinunciare ai loro manierismi, rovinando quello che è lo stile e il tocco del regista che deve accomunare tutti seppure mantenendo le peculiarità di ciascuno.

Mi piace Francesca Bianco: ottima compagna di palco del protagonista. Lei è Mosca per noi: l’apprendista Volpina… che ci sorprenderà sul finale. Divertente anzi esilarante Tonino Tosto: Corbaccio, che si abbandona “nelle” grazie generose di Allegra, personaggio frivolo interpretato dalla spumeggiante Francesca Buttarazzi. Ed è pur vero quando si dice che il Teatro è sofferenza… povero Corbaccio! Brava e severa Susy Sergiacomo nel giudice Bastardon. Giusta e divertente Gabriella Casali nella moglie non troppo fedele di Corvino interpretato dal puntuale Paolo Perinelli. E bravi tutti gli altri che insieme fanno quel sostantivo magico noto col nome di Compagnia.

Spettacolo da vedere.

Info

dal 21 aprile al 3 maggio 2026

di Ben Jonson

versione di Larry Gelbart

traduzione e adattamento Carlo Emilio Lerici

con Edoardo Siravo

e con Francesca Bianco

e con (in ordine alfabetico) Andrea Bezzi, Francesca Buttarazzi, Gabriella Casali, Giuseppe Cattani, Amedeo D’Amico, Alessandro Laprovitera, Paolo Perinelli, Germano Rubbi, Alessandra Santilli, Susy Sergiacomo, Roberto Tesconi, Tonino Tosto

musiche Francesco Verdinelli

costumi Annalisa Di Piero

scenografia Marilena Maddonni

regia Carlo Emilio Lerici

coproduzione Teatro Belli di Antonio Salines e Laros di Gino Caudai

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.