Vita di San Genesio inaugura la stagione del Ridotto del Mercadante portando il teatro in un rito laico, sospeso tra sacro e parodia. Alessandro Paschitto guida il pubblico in una liturgia teatrale che smonta il sacro e illumina l’umano, con precisione, sarcasmo e poesia. È uno spettacolo che usa il linguaggio della messa per parlare di smarrimento contemporaneo, ricerca di senso e bisogno disperato di un miracolo impossibile.
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VITA DI SAN GENESIO di Alessandro Paschitto al Ridotto del Mercadante

Il Ridotto del Mercadante quest’anno apre la stagione con uno spettacolo scritto e diretto da Alessandro Paschitto. E io sono davvero una fan di Paschitto. Mi piace il modo in cui scrive, quel modo di stare sempre in bilico sulla soglia della quarta parete, in una sorta di calviniana maniera, di mescolare il testo e il metatesto, riuscendo così a sviscerare i concetti, a farcene guardare più sfaccettature insieme e rafforzare il senso di verità delle sue parole, del suo messaggio.
Questo tipo di gioco comincia già all’ingresso del teatro – in realtà già dai credits sulla locandina – dove troviamo allestiti tre confessionali: qualunque persona del pubblico può indugiare dietro una di quelle tende per qualche minuto, prima di andare in sala, e farsi ascoltare da uno dei tre attori, di cui noto subito la maglia viola acetata da calciatore e soprattutto i sandali ai piedi, che non possono non saltare all’occhio con il diluvio che imperversa fuori.

Ci ho provato, per capire, e mi sono trovata in un piccolo spazio di ascolto, dove dire qualsiasi cosa ci venga in mente, ma soprattutto, dove prendersi quei cinque minuti che, anche fossero passati in silenzio, hanno comunque una funzione liberatoria, per il permesso che ci stiamo dando di fermarci un attimo.
L’INGRESSO NEL TEATRO COME IN UNA CHIESA PER VITA DI SAN GENESIO

Il percorso verso la sala del Ridotto è già una introduzione soft all’atmosfera dello spettacolo, e quando arriviamo ai posti, ci troviamo un vero e proprio “libretto della messa”, che indica la struttura dello spettacolo. A guardarlo lascia sicuramente sorpresi e già divertiti: viene proprio da chiedersi a cosa stiamo per assistere.

L’inizio dello spettacolo è annunciato, infatti, come quello di una messa (per chi la conosce), con il suono di una campanella.
La scenografia è essenziale ma efficace: richiama la struttura dell’abside di una chiesa, una specie di altare dotato di teca centrale, un leggio di lato ad effetto “pulpito”, uno specchio che si rivelerà uno sportello dietro l’altare, e tre cerchi luminosi dove normalmente sarebbe un crocefisso. Più che una vera e propria rappresentazione è una sorta di evocazione.
VITA DI SAN GENESIO: LA LITURGIA COMINCIA
Gli attori cantano in tono liturgico, ci fanno alzare, sedere, alzare, sedere… proprio come dei sacerdoti. Il riscaldamento iniziale per farci divertire è già completamente riuscito: ci hanno preso, siamo dentro.

Mi colpisce la precisione dei loro cori e delle loro voci, suppongo con merito della vocal coach Valentina De Giovanni. Lo spettacolo ne è pieno, ed è sicuramente l’elemento più evocativo. Anche i gesti sono precisi, in perfetta sincronia con le luci.
D’altra parte, Paschitto regista deve essere un virtuoso della precisione, assolutamente necessaria per mantenere il ritmo che dà il tempo comico e insieme guida l’immaginazione, pur restando in uno stile pulito e senza fronzoli: il risultato così è sempre quello di esaltare il senso delle parole e del loro accostamento, con grande originalità.
La VITA DI SAN GENESIO tra testo sacro e suggestioni cinematografiche

La Vita di San Genesio, che è storicamente un martire del Cristianesimo, è raccontata come si raccontano i brani del testo sacro usualmente, ma descritta come se fosse un film con i suoi sequel (Vita di San Genesio, Vita di San Genesio 2, …).
La sua “chiamata” sembra una scena di Terminator. Le “preghiere” sono fantastiche, vorrei averle scritte io, e tra stupore, coinvolgimento e risate assistiamo a un mezzo battesimo, a un funerale, a una comunione, a un matrimonio – “in salute e ipocondria”.
Ognuno diventa un’occasione per riflettere sulla storia dell’umanità e sul suo destino, ma anche sulla condizione attuale (e forse universale) dell’essere umano come individuo, costretto a una eterna corsa, a scelte rapide, senza più capirne il senso, senza mai trovare soddisfazione – “la realtà è una condanna a rimanere quello che si è” – ma raccogliendo preoccupazioni e senso di colpa, procedendo a tentoni con il senso di confusione, di solitudine, di abbandono, senza sentirsi mai “visto”, neanche da un dio che, se esistesse, sarebbe l’ultimo appiglio da tentare – “l’ultimo numero in rubrica” – e invano.
VITA DI SAN GENESIO tra METATEATRO E MOLTIPLICAZIONE DEI LIVELLI

Quindi le luci si alzano e si abbassano, il suono entra ed esce, il microfono stesso compare e scompare e gli attori entrano ed escono dai personaggi – se esistono dei personaggi diversi da loro stessi – passando dal drammatico al comico con fluidità ed equilibrio.
Noi del pubblico in questo modo ci sentiamo toccati su diverse corde contemporaneamente, il che, nella mia esperienza, è sempre il modo migliore per sentire davvero uno spettacolo, o un’opera artistica in generale, e venire trascinati dal significato senza bisogno per forza di razionalizzare: è un momento di realtà perché fatto di vere emozioni, e allora è vera vita.
L’orchestra dei diversi strumenti utilizzati in VITA DI SAN GENESIO

Il sonoro e le luci sono fattori importantissimi, anch’essi serviti con ottima precisione: dai canti dal vivo di cui ho già detto, alle voci camuffate con le luci stroboscopiche e i dettagli luminosi a dare quel senso fantascientifico ad alcuni momenti della storia.
Il buio è abbastanza efficace da far comparire nella teca dell’”altare” oggetti di volta in volta diversi senza che ce ne accorgiamo. Finanche il fumo, che per lo più viene emesso con lo stratagemma di una sigaretta elettronica, è una trovata efficacemente puntuale ed evocativa.

Bellissima è l’immagine di Roccasecca seduto a terra, schiena contro l’altare, nel semibuio, col volto colpito da un raggio di luce laterale che vediamo proiettato come un cono sulla superficie alle sue spalle.
La trovata di fare uscire gli oggetti dalla teca, e di procedere con i cambi di costume come nella vestizione di un sacerdote, è ottima: neanche nei cambi scena usciamo dall’atmosfera e dall’ambientazione creata, neanche quando tutto diventa una discoteca. Ne usciamo soloquando lo stesso testo lo richiede, per fare un passo in più oltre la quarta parete in passaggi che in questo modo risaltano e coinvolgono al massimo.
VITA DI SAN GENESIO e il miracolo che non arriva
La critica alla religione, all’illusione delle promesse disattese e al meccanismo della ricerca di una risposta disperata direi che è palese.

Per qualcuno probabilmente è blasfema, ma secondo me è una critica semplicemente filosoficamente realista, colta, in qualche modo anche sottile, niente affatto offensiva o volgare, anche nelle invettive.
Il rito della messa è utilizzato per quello che è: una messa in scena della stessa sceneggiatura, quella dell’ultima cena, che si ripete e si ripete, nella “tournee più sconfinata che si sia vista mai” (duemila anni di repliche ogni giorno in ogni parte del mondo), “tratto da un best seller” sulla vita di “un tizio famosissimo”. E l’unico “dio” che viene qui davvero onorato è Maradona – citato dalle magliette.
In ogni caso, nel “rito” che sta avvenendo, e in qualunque messa o liturgia che viene rappresentata, alla fine non avviene nessun miracolo. Tutto quello che resta è il tentativo di liberarsi dalla responsabilità e dalla vergogna passandole nelle mani di qualcosa di “superiore” che però, immancabilmente, ignora ogni richiesta. “Ho fatto quello che potevo, adesso tocca a te”.
VITA DI SAN GENESIO: lo spettacolo senza fine
Lo spettacolo finisce senza finire, ovvero senza una fine come ce la si potrebbe aspettare. Termina semplicemente passando oltre, come ad essersi stancati di continuare una rappresentazione che non è solo rappresentazione, e da qualche parte, per ognuno di noi, probabilmente continua e continuerà.
CTRL+ALT+CANC IN VITA DI SAN GENESIO: UNA MATURITÀ ARTISTICA che fa grandi promesse

La compagnia Ctrl+Alt+Canc è una delle mie preferite oggi in circolazione. I loro spettacoli sono sempre interessanti, ben fatti, e questo forse anche più dei precedenti proprio per la ricchezza di strumenti utilizzati magistralmente e il risultato efficace ed elegante.
Sono giovani, ma non troppo, già abbastanza esperti da aver vinto diversi premi ed essere arrivati almeno sul podio in molti concorsi e contest. Se devo estrarre qualcuno, Paschitto e Raimonda Meraviglia i miei preferiti, senza togliere nulla agli altri che si dimostrano sempre tutti degli ottimi professionisti, come il risultato dimostra. Un apprezzamento particolare a Mattia Lauro, che è stato il mio “confessore”.
Se potete, fate proprio in modo di non perdervelo.
Visto il 18 novembre 2025
Dal 13 al 23 novembre 2025
Ridotto del Mercadante
VITA DI SAN GENESIO
testo e regia Alessandro Paschitto
con Mattia Lauro, Raimonda Maraviglia, Francesco Roccasecca
scene Sara Palmieri
costumi Rosario Martone
musiche Renato Grieco
vocal coach Valentina De Giovanni
disegno luci Carmine Pierri
direttrice di scena Flavia Francioso
datrice luci Desideria Angeloni
fonico Guido Marziale
macchinista Marco Di Napoli
foto di scena Ivan Nocera
un progetto Ctrl+Alt+Canc
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
con il sostegno di Teatro del Carro / Residenza MigraMenti, Carrozzerie n.o.t – residenza produttiva, Toscana Terra Accogliente 2024 – Residenze Kanterstrasse, Pilar Ternera, Officine Papage, Teatrino dei Fondi
in memoria di Manuel Severino
si ringrazia Michelangelo Maraviglia
il brano “Vita3 & cori” è di Gianluigi Montagnaro
Durata 1h 15’
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