A chiusura del Festival NON MOLLARE (recensito su Gufetto) che celebra il foglio antifascista nato a Firenze nel gennaio del 1925, la compagnia teatrale Chille de la Balanza, nell’ambito dell’Estate Fiorentina del Comune di Firenze, propone VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R, uno spettacolo tra cammino e memoria: Gimmi Basilotta della Compagnia Melarancio di Cuneo, racconta la propria esperienza, “Passodopopasso, da Borgo san Dalmazzo ad Auschwitz”, costruendo un percorso nei propri ricordi e nella memoria collettiva e storica.
Articolo a cura di Francesca Valente e Sandra Balsimelli
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VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R: “Passodopopasso” sul palcoscenico

Gimmi Basilotta racconta in un lungo monologo sul palco di San Salvi la propria avventura, quella che l’ha reso in qualche modo un eroe: 2.400.000 passi, 1985 km percorsi a piedi in 76 giorni, dal 15 febbraio al 1 maggio 2011, da Borgo san Dalmazzo, il suo paese, ad Auschwitz ed infine Birkenau. Un lungo e lento viaggio sulle orme dei 26 abitanti di Borgo san Dalmazzo, partiti il 15 febbraio 1944 e giunti ad Auschwitz il 26 febbraio. Quel viaggio in treno che non ha lasciato traccia e da cui solo due di loro sono tornati.
Ma da dove nasce questa idea, o meglio questa esigenza?
Il racconto prende le mosse da un ricordo d’infanzia: a otto anni, il piccolo Gimmi, lasciato a casa da solo dai genitori, vede in televisione, dopo il Carosello, un documentario sui campi di sterminio e la paura, l’emozione suscitate da quelle immagini lo spingono a leggere, studiare, cercare di capire, in un lungo percorso di ricerca in cui trova sostegno nei genitori e, più tardi, nel suo professore di storia e filosofia del liceo, partigiano e direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo, che gli offre la possibilità di intervistare i sopravvissuti e di sbobinare le loro testimonianze. Molti anni dopo, un primo viaggio in alcuni dei campi di sterminio lo lascia insoddisfatto: troppo veloce, troppo intenso. Gimmi si rende conto di aver bisogno di un approccio lento a quest’esperienza. E così, nel 2011, nasce “Passodopopasso”, su ispirazione di un libro di fotografie dell’amico Maurizio Agostinetto sul Cammino di Santiago.
VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R: un viaggio individuale e collettivo

Il monologo segue le tappe percorse a piedi da Gimmi, dai suoi due figli, Iacopo e Luca, e da un cane, Ubaldo, insieme ad alcuni collaboratori che li accompagnano e a tante altre persone che si aggiungono a loro nelle diverse tappe. Un viaggio individuale e collettivo, costellato di incontri che ne arricchiscono ogni tappa: a Campegine Adelmo Cervi, , nipote di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati dai soldati della Repubblica di Saló il 28 dicembre 1943, a Modena una classe di bambini che si interroga sul significato della memoria, a Vienna il Rabbino Heisenberg, che chiede a Gimmi il senso del suo viaggio e infine a Birkenau una famiglia che accetta di piantare un albero nel proprio giardino.
VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R: le parole e i gesti
Prima dell’inizio dello spettacolo Gimmi passa tra le poltrone, stringe la mano ad ogni spettatore e assegna un cartoncino con una parola e un breve testo a commento. Sembra quasi stringere un patto con ciascuno, per poi chiamarlo in causa, durante lo spettacolo, insieme alla parola assegnata. Come se non fosse sufficiente guardarlo, quello spettacolo, ma fosse necessario in qualche modo prenderne parte. PIETRA, ACCOGLIENZA, PEZZO, NUMERO, BAMBINI, ANIMALI… sono solo alcune delle 76 parole che durante il viaggio hanno accompagnato Gimmi e la sua piccola compagnia: ogni mattina una parola veniva estratta tra quelle proposte, prima del viaggio, in una sorta di contest partecipativo su Internet. Una parola che dà forma e pensiero ad ogni giornata e diviene spunto di riflessione e di condivisione. La parola che dà forma al mondo e lo esprime. Accanto ad essa i gesti rituali compiuti ad ogni tappa: in ogni luogo in cui arriva, la compagnia in cammino raccoglie un sacchetto di terra da portare con sé fino ad Auschwitz e pianta un albero, una betulla che proviene dai boschi di Cuneo, affidandola alle cure delle persone che incontra.

Alla fine del viaggio, l’ultima betulla viene piantata a Birkenau, che etimologicamente significa proprio “il posto delle betulle”: il luogo prescelto è quello della Judenrampe, il binario morto a cui arrivavano i treni dei deportati, un luogo solitario e desolato, lontano dal caos turistico del campo di Auschwitz. I pellegrini scavano una buca, piantano la betulla nella terra raccolta durante il viaggio e la affidano a una famiglia polacca che se ne prenderà cura. Lasciano accanto all’albero alcuni sassi portati da casa, secondo la tradizione ebraica di ricordare i morti con una pietra, che simboleggia il legame tra generazioni. Il gesto chiude come un rito il cammino, lasciando un segno di vita in un luogo di morte, il più grande campo di sterminio nazista, concepito da Himmler come culmine della soluzione finale.
VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R: il potere semplice del racconto
La forza della messinscena di Basilotta sta nella semplicità del racconto di questa odissea rovesciata: non c’è nessuna concessione a strumenti retorici o enfasi teatrale, voce, corpo e parola sono al servizio di un’esperienza evocativa che và al di là di ogni artificio estetico e cercano una connessione umana diretta col pubblico. Il testo del monologo, delicato e intenso conduce lo spettatore a modificare l’assetto interiore, a porsi in uno stato di contemplazione accurata del singolo dettaglio, sia esso un’orma,una foglia, un sasso incontrato sulla via, o piuttosto il nome e il ricordo di una persona, degni d’essere osservati e conservati con cura, nonostante la dissoluzione impietosa della storia sembra aver prevalso. Ecco è questa la qualità maggiore che aleggia intorno allo spettacolo e la sua eredità più significativa: il prendersi cura con delicatezza di ciò che c’è e che c’è stato, senza odio, col sorriso, con la pace del cuore, far sì che anche un piccolo dettaglio abbia valore. Ci ricorda Basilotta che la vera memoria sta nell’integrazione di tre dimensioni: ri-codare, ri-membrare, ram-mentare, dove cuore, corpo e mente si integrano per permettere una vera trasformazione feconda del dolore
VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R: un paesaggio simbolico

Gimmi porta in scena anche tanti oggetti: uno zaino e dentro di esso un diario, una mappa, un dizionario, le fotografie degli ebrei partiti da Borgo san Dalmazzo. Il monologo segue le tappe percorse a piedi da lui attaverso le parole, accompagnate dalla musica suonata con il clarinetto da suo figlio Isacco, e le rende tangibili attraverso gli oggetti di scena, che costruiscono un paesaggio simbolico. Ogni tappa è segnata dalla posa di un asse di legno su due supporti: ponti che collegano luoghi e persone. E al termine di ogni asse viene posto un ramo di betulla e un pugno di terra. Le assi costruiscono via via una spirale, a indicare un viaggio non lineare, la discesa nel profondo della memoria e del dolore. E sulle assi vengono piantate bandierine che segnano il confine tra gli stati attraversati, Italia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia. E in ultimo sulle assi vengono distribuite le fotografie dei 26 ebrei deportati, mentre voci fuori campo leggono i loro nomi, che chiudono il racconto. Alla fine anche un cinghialetto di peluche viene posato sulle assi: Gimmi ha fatto il viaggio con lui, la sua tigna, il dubbio di non essere poi così giusto, il sospetto di poter essere uno di quelli che massacrano.
VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R: una riflessione sulla memoria e sul futuro
È ancora possibile oggi parlare di Auschwitz, in questi giorni di guerra in cui le vittime sembrano essersi trasformate in carnefici, in cui in Palestina donne, bambini, persone muoiono senza che nessuno muova un dito per salvarle?
A un certo punto le luci si accendono e Gimmi si pone questa domanda, dispiega una bandiera dello Stato Palestinese e invita il pubblico a soffermarsi su questo tema così delicato, affermando che l’antisionismo non può e non deve diventare antisemitismo. È un dovere ricordare ciò che è stato, per portare con sé la consapevolezza di ciò che l’uomo è capace di fare e il monito a non cedere alla violenza che vede nell’altro un nemico da annientare.
VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R
produzione Dispari Teatro
di e con Gimmi Basilotta
scenografie Gimmi Basilotta
musiche suonate dal vivo di Isacco Basilotta
Premio Miglior autore Centro per la drammaturgia di monologhi, Premio Eolo Award miglior progetto creativo di teatro per ragazzi, Medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Civi Europaeo Premium del Parlamento Europeo.


