Sul palco della Sala Oceano del Teatro India in occasione di DOMINIO PUBBLICO 2026 (Rassegna Sorgenti), Magalì Mariani costruisce una performance di rigorosa essenzialità, nella quale corpo, voce e pochi elementi scenici bastano a evocare l’intera Laguna veneziana: lo spettacolo è VENICE VANisHING e lo abbiamo visto il 27 giugno scorso.
Lei, Magalì Mariani, piccola e talentuosa attrice, regista comasca ci regala uno spettacolo-performance da lei scritto, diretto e interpretato. Un monologo di quasi 40 minuti, intenso, appassionante e crudo sulla città di Venezia e sulla suo lenta crisi ambientale, una crisi letta attraverso gli occhi di alcuni animali della Laguna.
E, alla fine, ne restiamo incantati per la semplice linearità esecutiva e per la terribile realtà dei dati raccontati, numeri, fatti, eventi che seguono un declino ambientale che incombe non solo sulla città di Venezia, ma anche sul nostro intero Pianeta sia che noi umani vogliamo vederlo, sia che facciamo finta di niente o addirittura finiamo per negarlo.
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La coreografia di Venice Vanishing: una Venezia fragile
Nella ingegnosa coreografia della Mriani troviamo delle corde che pendono dal soffitto (simboleggianti le 4 bocche della Città) ed un pallone sulla destra ripieno d’acqua. Le corde sospese diventano linee di confine, canali, reti, ma anche strumenti di costrizione. La loro polisemia accompagna tutta la performance senza mai diventare didascalica.
In questa scenografia essenziale ma di forte impatto evocativo, Magalì ci disegna subito il profilo della Laguna, lanciando a terra una corda e raccontandoci i dati fisici e geografici di Venezia.
Da quel momento, l’attrice assume le sembianze di diversi animali della Laguna. Ognuno racconta Venezia da una prospettiva diversa, componendo un mosaico che alterna ironia e tragedia. Una narrazione che sembra, a tratti quasi tragicomica, ma è in realtà serissima, documentata e dettagliata, che ci ricorda quanto Tutto sia fragile, non solo la Città di Venezia ma anche il nostro ecosistema.
Veniamo subito trascinati nella Laguna della Mariani, un posto non più ospitale per le specie che ancora la abitano (un pesce, un gabbiano, un topo ed un leone alato, simbolo della città e della sua gestione amministrativa) e che vengono riprodotte anche con onomatopee molto efficaci e con una gestualità semplice e d’impatto.
Nel finale il corpo dell’attrice, lentamente inzuppato dall’acqua che fuoriesce dal pallone, diventa esso stesso la Laguna: vulnerabile, immobile, incapace di opporsi a un processo, ad un Fato, ormai irreversibile.

L’interpretazione di Magalì Mariani e la drammaturgia di Venice Vanishing
Precisa nell’esecuzione sia con l’uso della bocca che con i movimenti delle braccia e gambe adattati ad ogni animale, Magalì Mariani si trasforma in esseri che restano a metà fra realtà e immaginario. Lo spogliarsi dall’abbigliamento scenico favorisce il camuffamento nei diversi animali con una precisione molto ben studiata che riesce a catalizzare l’attenzione della sala.
La drammaturgia alterna dati scientifici e trasformazione corporea. I numeri sul cambiamento climatico non vengono mai esposti come semplice conferenza: prendono forma attraverso il corpo dell’attrice, che passa da un animale all’altro facendo emergere il progressivo impoverimento dell’ecosistema lagunare. È proprio questo continuo slittamento fra documento e performance a rendere il testo efficace e terribilmente spietato.
Il testo è composto dal racconto di dati storici relativi al cambiamento climatico, e dai numeri dei danni ambientali causati dalle scelte umane, come ad esempio i riferimenti alla realizzazione del MOSE, opera mastodontica e carissima, quel “4 barriere gialle in mezzo al mare” più volte ripetuto con rabbia, che diventa simbolo principe della devastazione umana sull’ambiente, seppur sorto in un presunto tentativo (disperato) di frenare la marea che avanza e che ha, comunque, compromesso in modo diverso la Laguna.
Venice Vanishing evita il rischio di passare per teatro civile didascalico, perché affida la denuncia alla forza delle immagini e del corpo prima ancora che alle parole. Quando il sipario ideale cala, non ci resta in testa soltanto una profezia molto ben documentata sul destino di Venezia, ma un monito sul Destino del nostro ecosistema che continua a consumarsi sotto gli occhi di tutti. La scomparsa evocata dal titolo non riguarda una città soltanto: riguarda il nostro modo di abitare il mondo.
E di questo, noi umani non siamo ancora davvero consapevoli.

VENICE VANisHING – Magalì Mariani
Scritto, diretto e interpretato da Magalì Mariani
Scene Magalì Mariani
Costumi Magalì Mariani
Assistente Costumi Monica Sesana
Sound design Matteo Moccia
Luci Nigel Little, Magalì Mariani
Supporto tecnico Pierluigi Paniccia
Visto Sabato 27 giugno
21:00 | Sala Oceano | Ingresso gratuito
durata 35 minuti
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