Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf @ Newton Compton editori: la sorella di Shakespeare cammina silenziosa insieme a noi

Parte oggi una nuova rubrica mensile di Gufetto, dedicata ai grandi classici della letteratura femminista, romanzi, saggi, comics che raccontano un movimento composito che ha avuto e ha ancora mille facce e mille sfumature, perché come diceva Michela Murgia in un video su Instagram poco prima di lasciarci: “il femminismo intersezionale è fatto di mille femminismi, non di rado tra loro in contraddizione apparente, e la tentazione di ridurre tutto al proprio è forte quanto inutile. Omologare le posizioni e i metodi non aggiunge nulla a nessuna e toglie invece qualcosa a tutte. … L’atteggiamento giusto è prendere il buono, relativizzare il resto e ripetersi sempre: i nemici sono altri e stanno facendo le leggi.”

Anche a lei, soprattutto a lei, dedichiamo questa rubrica, consapevol* che la lotta riguarda tutt* e che nessun* deve rimanere indietro.

Partiamo con un’autrice meravigliosamente complessa, cerebrale, ironica e arguta, Virginia Woolf e il suo Una stanza tutta per sé.

Una stanza tutta per sé, un saggio, un piccolo capolavoro

1928: Virginia Woolf tiene due conferenze alle studentesse di Newnham e di Cambridge sulle donne e il romanzo e nel 1929 le unisce per creare questo saggio che ha un unico obiettivo, far emergere la marginalizzazione culturale delle donne, che per secoli non hanno potuto accedere alla letteratura come autrici, essere riconosciute come tali, poiché da sempre relegate ad angeli del focolare.

Woolf decide di analizzare con grande arguzia proprio la storia della letteratura al femminile, che di fatto non esiste, per dare un messaggio chiaro e potente: “una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé”.

Una stanza tutta per sé o come uscire dalle condizioni materiali

Le condizioni materiali che la donna ha sopportato per secoli l’hanno esclusa da qualsivoglia processo creativo e autoriale, non solo, ma Woolf fa notare con ironia quanto spesso studiosi e uomini di intelletto abbiano giudicato inferiori le donne.

L’autrice fa chiaramente riferimento anche alla sua stessa storia: Virginia Woolf, figlia di una famiglia dell’alta borghesia londinese, sa benissimo che, se non avesse avuto una rendita da una vecchia zia, non avrebbe potuto in alcun modo dedicarsi liberamente alla scrittura ed è per questo che prima di ogni altra cosa ribadisce con chiarezza che, senza una rendita e senza una stanza tutta per sé, dove la donna può uscire dai suoi compiti giornalieri imposti da una società patriarcale, neanche lei avrebbe potuto esprimere il suo talento.

Le condizioni materiali diventano la base su cui costruire una liberazione sociale e intellettuale: la donna per secoli ha introiettato una subalternità e ha accettato che la sua storia, il suo mondo, il suo stesso pensiero potesse essere raccontato da uomini, quegli stessi uomini che le hanno insegnato e imposto come comportarsi, cosa pensa, dove collocarsi.

Un corto circuito su cui Woolf ironizza e da cui pone una sfida esaltante a tutte le giovani che la ascoltano e a noi che oggi la leggiamo.

Non avere paura di prendersi i mezzi materiali, pretenderli con forza e assumersene la piena responsabilità, per poter così cambiare la propria storia.

Una stanza tutta per sé, un guazzabuglio frenetico di pensieri e voci

Lo stile di Woolf è articolato e la lettura di Una stanza tutta per sé è spericolata.

Partiamo dall’inizio, l’incipit: Woolf inizia il suo discorso con un “MA” che piomba su chi legge e immediatamente ci mette in difficoltà. La sua scrittura non ci mette a nostro agio, ma viaggia per fili sottili che si annodano e si snodano in un groviglio di riferimenti, immagini, pensieri.

A ben guardare, Una stanza tutta per sé fa dell’ironia la sua vera forza: lo sguardo di Woolf è tagliente e impietoso, non retrocede mai dal mettere a fuoco i limiti imposti dalla cultura dominante, come quando l’autrice racconta del giardiniere che la rincorre dicendole che non può calpestare il prato di fronte al college perché su quel prato possono passare solo professori e gli studenti: “ io ero una donna … il mio posto è la ghiaia”. Una splendida metafora che denuncia l’esclusione e che insieme ci fa sorridere, perché quel giardiniere esprime orrore e indignazione per quel piccolo praticello calpestato da una donna.

E poi incredibile la perfetta disamina sulla letteratura che Woolf compie nel corso del testo e il suo continuo mutare di personalità. Abbiamo di fronte una autrice che si carica sulle spalle secoli di assenza e rivendica a gran voce il diritto a esistere di tutte quelle donne che erano geniali quanto gli uomini, ma che non hanno avuto alcuna possibilità.

E noi ci chiediamo con lei, quante sorelle anonime di Shakespeare hanno camminato su queste strade, sono morte giovani sfinite dai parti o dalle umiliazioni e non hanno avuto modo di emergere?

Cosa ci dice ancora oggi Una stanza tutta per sé?

Virginia Woolf diventa un primo fondante tassello per riflettere ancora oggi su quanto il nostro mondo sia ancora pieno di limiti e di pregiudizi.

Due sono le grandi riflessioni che si possono fare.

La prima riguarda il potere economico: ancora oggi, molte donne non hanno un proprio conto bancario oppure delegano la loro autonomia economica ad altri. Questo le rende deboli e quindi più facilmente soggiogabili. Non solo, se andassimo a guardare gli stipendi, noteremmo quanto ancora il divario salariale sia un problema concreto e quanto ancora c’è da fare in merito

L’altra questione riguarda invece la propria autonomia creativa. Woolf invita caldamente a ricordarsi che si può scrivere rimanendo perfettamente centrate sulla propria femminilità, sul proprio essere donne, senza sottostare al pensiero dominante e senza dover compiacere l’altro: è una rivendicazione della propria identità, un desiderio di uscire dagli schemi culturali per trovarne altri.

Ritengo però ancora più importante le pagine finali. Woolf afferma che sarà possibile in un futuro l’esistenza di una mente androgina: quando maschile e femminile si annulleranno nelle loro diversità perché entrambi avranno piena libertà e piena dignità, sarà possibile per ognun* esprimersi senza ostacoli, poiché i limiti sociali e culturali sono finalmente caduti. E solo allora la mente diventerà veramente creatrice, veramente libera, quando tutt* finalmente saranno ugual* e non si dovrà più lottare per la propria esistenza o sopravvivenza.

CASA EDITRICE: Newton Compton Editori

AUTRICE: Virginia Woolf

ANNO DI PUBBLICAZIONE: pubblicato per la prima volta nel 1929

PREZZO: a seconda del formato, da 1,99 euro per l’ebook a 10 euro per l’edizione con la copertina rigida

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