Nel mese di giugno è uscita una suggestiva monografia di 60 pagine dal titolo “TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE”. Il titolo rimanda ad un importante anniversario, dodici anni di attività per un collettivo teatrale, nato come Coordinamento teatrale attivo nell’ambito della salute mentale sul territorio di Firenze e della sua provincia, divenuto dal 2013 Associazione di promozione sociale.
Il libro raccoglie interviste, immagini, scritti e testimonianze, assemblate dal gruppo del magazine culturale Ratpark e, in particolar modo da Bernardo Maccari, Marta Civai, Anna Aziz, Nicolò Guelfi.
La monografia ha saputo raccontare con poetica efficacia l’avventura di un realtà composita e collaborativa di questo gruppo di compagnie capaci di sintetizzare sguardi e linguaggi diversi nella realizzazione di spettacoli e progetti teatrali collettivi. Col supporto di Fondazione CR Firenze, che ha riconosciuto il valore e l’unicità della pratica artistica e sociale di questa esperienza, Teatro come Differenza ha saputo danzare con grazia visionaria sul confine liquido tra creazione artistica e pratica sociale, confermandosi una delle realtà più originali del territorio.
Gufetto era alla presentazione del 5 giugno al MAD e vi racconta le preziose riflessioni condivise in quell’occasione.
Articolo a cura di di Sandra Balsimelli e Alessandra Panzini
Contenuti
TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE: il teatro è comunità
La serata di presentazione della monografia “TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE” permette l’incontro e il confronto tra ospiti importanti che hanno accompagnato nel suo percorso TcD
- Barbara Tosti, responsabile Settore Arte, attività e Beni culturali di Fondazione CR Firenze;
- Francesco Casamassima Direttore UFC Salute Mentale Adulti Firenze e
- Marina Cecchetti, Coordinatrice educatori Professionali Area fiorentina di Ausl Toscana Centro;
- Pier Paolo Pacini regista, drammaturgo e formatore; ricercatore pedagogico, Direttore del CAE Centro di Avviamento all’Espressione del Teatro della Pergola;
- Angela Torriani Evangelisti danzatrice e coreografa, direttrice artistica di Versiliadanza dal 1993 per Teatro Cantiere Florida;
- Sandra Garuglieri insegnante e attrice dell’Associazione Laboratorio Nove/Atto due;
- Parlano, a nome del collettivo di TcD, Paolo Biribò, Elena Turchi e Francesca Sanità.
Presenta Riccardo Massai regista, attore, autore e direttore artistico del Teatro Comunale di Antella, nella cui programmazione la Compagnia è entrata, ormai, al 2017, nella rassegna “Effetto Placebo”. L’occasione di ripercorrere la storia di questo importante progetto di cocreazione artistica, diventa un momento di confronto ricco di spunti sul senso dell’arte teatrale tout court e del suo necessario e costitutivo intreccio con la vita della comunità.

TEATRO COME DIFFERENZA: la dimensione salvifica del teatro
Ad aprire la tavola rotonda di TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE è un video, realizzato dalla compagnia, che mostra immagini ed estratti dagli spettacoli oggetto del lavoro di questi ultimi dodici anni, con le testimonianze dei protagonisti attori e operatori. I volti, a volte seminascosti dai giochi d’ombra di una stanza, le voci, a volte sussurrate ma determinate e consapevoli, ci prendono subito mani e cuore per condurci oltre il paradigma che il palco sia “esclusivo e riservato” a chi della recitazione ha fatto un mestiere. Questo spazio diventa, invece, il porto sicuro di chi, pur tremando per l’inesperienza, calca le tavole di legno con una responsabilità e un amore così grandi da superare ogni barriera, donando al pubblico la verità più autentica di sé.
Il teatro è raccontato in TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE come esperienza salvifica di conoscenza di sé e degli altri, come strumento potente capace di abbattere barriere mentali che dividono la comunità. L’idea di fondo, scaturita dall’intuizione del fondatore del progetto Alessandro Fantechi, è quella di superare la consueta competitività tra diverse realtà teatrali per creare produzioni collettive e collaborazioni con organizzazioni di pregio del territorio.
Ne nasce un’attività che fa del lavoro di gruppo l’essenza della ricerca teatrale, con molteplici valenze sapientemente tenute insieme, dall’apertura massimamente inclusiva dei laboratori a tutte le persone in carico ai servizi per la salute mentale che desiderano frequentare un corso di teatro, alla creazione di gruppi artisticamente specializzati che possano esprimersi come realtà semiprofessionali e professionali.
Nelle parole dei protagonisti di questa esperienza si intreccia la consapevolezza della valenza terapeutica dell’arte teatrale, capace di coltivare in chi la pratica la meraviglia per la scoperta di sé e la collaborazione feconda con l’altro (Il teatro sono I tuoi compagni, Eugenio Barba), con la percezione sottile e solenne della sacralità di quello spazio magico della scena in cui la materia di cui sono fatti i sogni, si fa carne, vita, relazione, territorio, realtà concreta della comunità in cui viviamo.

TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE – Teatro e salute mentale: la differenza è qualcosa in più
Ripercorriamo alcuni degli spunti più interessanti emersi nella serata.
Tutti gli ospiti sono testimoni e custodi della profonda armonia e conciliabilità tra la pratica del teatro sociale e le più alte istanze artistiche ed estetiche.
Chi, come noi di Gufetto, ha visto più volte gli spettacoli di TcD sa quanto siano potenti le atmosfere registiche ed interpretative degli spettacoli nati dal lavoro collettivo di questa realtà, assolutamente accostabili alla produzione professionista di molte compagnie di grido della scena italiana e, talvolta, capaci di suscitare maggiori emozioni.
Dopo le introduzioni di Barbara Tosti e Marina Cecchetti al volume TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE, Francesco Casamassima ricorda come il teatro, come processo di trasformazione, abbia il potere di lavorare, contemporaneamente, su tutti gli aspetti su cui la terapia interviene in maniera segmentata. Attraverso il teatro si combattono l’omologazione e l’appiattimento indotto dal nostro modello di società; l’approccio teatrale alla salute mentale arriva a diluire i confini delle competenze, apre spazi, genera benefici di tipo emotivo, psicologico ma anche sociale e politico: è un cavallo di Troia alla rovescia che rende liberi e diffonde “salute pubblica” attraverso la dimensione estetica della bellezza.
La differenza espressa non è qualcosa che manca ma qualcosa in più, che, contraddicendo la sua stessa definizione, ci permette di esprimere l’indicibile, di essere profondamente sé stessi e, proprio per questo, non più solo noi, ma molto, molto di più. Il teatro cambia il concetto stesso di apprendimento: non si impara per raggiungere ciò che non si ha, ma per prendere coscienza della propria unicità e ricchezza, di ciò che di te, appunto, fa la differenza.

Teatro come differenza abbatte il confine tra arte e terapia
Una delle peculiarità del progetto di TcD è la determinazione a fare del teatro sociale una forma espressiva completa in cui la dimensione estetica sia messa al centro quanto quella terapeutica.
Paolo Pacini ricorda la propria esperienza al Teatro della Pergola, partner nei percorsi di formazione, laboratori, workshop e collaborazioni attraverso residenze artistiche che Teatro come Differenza intrattiene con i principali teatri della città metropolitana.
Nel Metodo mimico di Orazio Costa, si tocca con mano l’assenza di confine tra chi pratica il teatro a scopo terapeutico e/o artistico, dove la ricerca si esprime nello stesso modo e giunge agli stessi risultati, coinvolgendo in maniera integrale spirito e corpo dell’attore. Aprirsi a forme di espressività altre rompe la routine performativa di cui tanto teatro professionista sembra irrimediabilmente affetto e raggiunge la stessa profondità che non sempre si incontra nelle produzioni più autolegittimate a considerarsi arte, più inquadrate nel mainstream.
Angela Torriani Evangelisti aggiunge, a questo proposito, il punto di vista della danza: la differenza per un danzatore diventa una manifestazione della sacralità del corpo in scena, del suo esprimersi in una dimensione rituale che, pervade e caratterizza tutti gli spettacoli di TdC. Sacro è stare insieme, sacra è la dimensione della comunità che abbatte le barriere attraverso la collaborazione, la formazione, l’esperienza condivise.
Massai, che interviene tra gli ospiti come un elegante padrone di casa, ricorda che, tra i motivi del fare teatro c’è, nella sua e nella biografia di tanti artisti, l’istanza rivoluzionaria a cambiare il mondo, attraversando la dimensione utopica dell’impossibile, il teatro è il luogo dell’impossibile che si fa vita, il teatro è vita. Sandra Garuglieri ricorda, quindi, la dimensione liminale del teatro, esperienza che costringe ad abitare l’intercapedine tra le cose, il confine tra la finzione e la realtà nelle sue multiforme sfaccettature: nel teatro non si sta né al di qua, né al di là del limite, si sta dentro all’ambivalenza dei piani. Il teatro è attraversamento, mutamento, espansione, apertura alla moltiplicazione dei punti di vista.
TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE: la poetica dell’assenza

Alla domanda di Massai su quanto pesi e su quanto abbia lasciato traccia l’assenza di chi ha fatto parte della comunità, ispirandola e coltivandola, come Alessandro Fantechi e l’attrice Sona Baradan, entrambi recentemente scomparsi dopo aver costituito una parte così significativa del percorso di TcD, Elena Turchi ricorda che, in fondo, il Nulla c’è.
L’assenza è una dimensione presente e intrecciata alla vita umana, nonostante noi cerchiamo di negarne la consistenza, ma, alla fine, è un tema e un territorio come gli altri da attraversare. Si sta e si lavora semplicemente con ciò che c’è, si fa dell’assenza materia di creazione, arte. Non a caso, forse, sostiene Paolo Biribò, il teatro ha da sempre anche una dimensione terapeutica e trasformativa, che cura perché mette in crisi, attraversando anche e soprattutto i territori scomodi dell’esperienza umana. Il teatro è critico, il teatro è follia, siamo pazzi a fare teatro, sono pazzi coloro che si lasciano mettere in crisi e, del resto, quale altra cura può guarirci, se non l’attraversamento e il superamento della crisi stessa?
La risposta conclusiva la dà Francesca Sanità ricordando che non si può capire il senso di tutta l’esperienza di TcD senza ricordarne la dimensione comunitaria, quella ricerca dello stare bene insieme attraverso la creatività, quella “Meraviglia dello stare bene/Quando le formiche mentali/Non partoriscono altre formiche/E si sta leggeri come capre sulla rupe/Della gioia, che i versi di Mariangela Gualtieri, recitati per gli ospiti dagli attori di TdC, tanto potentemente ricordano.
Teatro e salute mentale: lo sguardo divergente di chi si dice folle

Il tema della salute mentale è una delle urgenze dei nostri tempi e delle principali zone d’ombra e rimozione della nostra società abilista e iper performativa. Gli attori di TcD portano in scena un paradosso, una provocazione, un attentato alla norma che vorrebbe estromettere il loro poetico e sofferto sguardo sulle cose, inquanto appunto ob-sceno. Gli interventi della serata sono intervallati dalla lettura drammatizzata di poesie e brani, oggetto del lavoro della compagnia, ad opera di alcuni degli attori protagonisti del progetto.
La solennità e intensità della loro presenza scenica, la qualità limpida ed emotiva di ogni parola, ribalta potentemente il punto di vista, scardinando ogni visione paternalista ipocritamente condiscendente che, talvolta, si associa alla definizione scivolosa del teatro sociale: non siamo noi lì per loro, tutt’altro, sono loro profeti a noi di una dimensione più alta dell’essere umano, capace di incarnare e trascendere la maschera, capace di quella trasformazione alchemica che il teatro opera dalla notte dei tempi, di mostrare l’oro dentro la materia e le sue ombre, la luce dentro la notte più buia. Solo il fool è capace di farsi canale di questa verità, di disintegrare la gabbia della norma per mostrare la bellezza dell’essere.
Scorrere le pagine della monografia TUTTI QUELLI CHE CADONO LI AMO PROFONDAMENTE su questo importante percorso permette di assaporarne l’essenza ed avvicinarsi ad una porta d’accesso che si desidera e al tempo stesso si teme di varcare, intuendo la possibilità di veder vacillare confini e definizioni. Un libro da leggere, osservare, ascoltare e portare sotto braccio al prossimo spettacolo di Teatro come differenza, come testimonianza di un’utopia possibile.
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