TRUCULENTUS @ Teatro Arcobaleno: raggio di zagara latino

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Il 6 marzo è andata in scena TRUCULENTUS di T.M. Plauto e ci rimarrà fino al 29 marzo. L’adattamento è di Zingaro che inoltre lo dirige e che abbiamo apprezzato nell‘ Asino d’Oro sempre al Teatro Arcobaleno.

Gli appuntamenti con il Teatro Arcobaleno stanno diventando un’abitudine. Tutto ciò che è abitudinario rimanda all’idea della noia e di qualcosa che si ripete. Tutt’altro. Qui tra platea e sipario si rifugia un luogo dove cibare ancora la mente. Il Teatro Arcobaleno si conferma uno dei templi laici della cultura e non a caso il suo direttore (Vincenzo Zingaro) l’ha chiamato con sana e legittima presunzione: Centro stabile del Classico. Anche la presunzione può avere nuove letture e angoli di visione.

Parallelismo tra guerre puniche e guerre moderne

Plauto scrive la sua originale e dissacrante “Truculentus” nel III secolo a. C. e Zingaro la proietta in un passato più recente quello degli anni ‘30 del secolo appena scorso. La similitudine che ravvisa Zingaro è nei fasti di una Roma che vuole a tutti i costi affermarsi ma con una discreta dose di paranoia instillata nei personaggi vinti e delusi.
Nella versione originaria c’è un’eco forte come un marchio della Roma cosmopolita che si spinge e preme a sud del mondo: la colonizzazione dell’Africa povera, assetata e affamata. Facile preda dei prepotenti del mondo. Qui, nella rilettura di Zingaro, c’è il racconto di un altro esempio e scempio che la storia ci offre di nuovo. La stessa sete di territori, dominio e prevaricazione viene intentata del regime fascista con la goffa marcia verso la medesima direzione geografica.
A sud. E a quell’agognata terra di fuoco e passioni, Zingaro si avvicina assai di più, ambientando il racconto in Sicilia, anzi nella sua provincia più remota. Da quelle parti i compromessi, gli intrighi, l’esercizio del mercimonio gioca più forte le sue dinamiche.
E mi ritrovo dentro un mercato di spezie dove arrivano fragranze più decise, intense che fomentano la fantasia di chi scrive, di chi interpreta e di chi per ultimo ascolta. La Sicilia riluce di stelle e zagara e lì sotto accade ogni cosa in questa misteriosa similitudine che il regista ha saputo cogliere e riproporre al pubblico dell’Arcobaleno.

Secoli attuali e plauto

Plauto dichiarò che Truculentus era una delle sue opere migliori. Eppure è poco rappresentata. La versione che è arrivata sino a noi è frammentaria e contraddittoria dice Zingaro nelle note di regia ma probabilmente, aggiunge, potrebbe essere dovuto alla trasmissione del testo o magari (aggiungo io) per non essere troppo severo data la nota dedizione del regista al classico che conserva dal ’92 in tanti lavori con la Compagnia Castalia e che gli sono valsi numerosi riconoscimenti.

Magari è solo una commedia scritta con meno perizia dall’autore di Sarsina: per “gioco”, per ridere e far ridere per poi scoprirla potente ed efficace una volta salita sulle tavole. D’altronde è così che a volte accade: si scrive un commedia o un dramma e quando questi escono dalle pagine e prendono forma e gambe per mezzo degli attori sono un’altra cosa nel bene o nel male. Grandi successi o clamorosi fallimenti.

Quello che qui il regista ci dimostra e non solo nelle note ma con la messinscena, è l’incredibile modernità, l’attualità di certe vicende tragicomiche. L’ineluttabilità delle maschere, qui più vicine al reale, meno maschere dunque com’è invece nella tradizione plautina e comunque assai grottesche. Personaggi che si animano e che da sole (per propria mano) decretano la fine e il fallimento dei propri disegni, la frode delle loro speranze. Non è solo colpa del destino ma di tutti gli sforzi che a volte si riducono a un nulla. A vapore.

Ma se capovolgiamo la lente, c’è da dire che Plauto è un attento osservatore e cronista di fatti e quei fatti hanno solo cambiato abito – involucro – ma la sostanza umana è rimasta invariata: fedele o coriacea nei secoli dei secoli… Plauto scrivendo quel presente ha anche predetto inconsapevole il futuro.

truculentus – una Commedia al femminile

Truculentus - teatro arcobaleno -una scena

Plauto e fedelmente Zingaro, hanno rispettivamente scritto e riscritto una commedia dov’è la donna epicentro del racconto ed è lei che tesse l’ordito intricato di fatti e misfatti in quel tentativo di prima: mutare il destino.

Frenesia (la brava Annalena Lombardi) è un personaggio umanamente diabolico, astuta e naturalmente debole che vende bene la sua bellezza sino a soggiogare il Generale (per noi il bravo Giovanni Ribò) e a fargli credere che quel nascituro fosse opera sua anzi del suo seme di qualità. Superiore. Tutta la commedia è pervasa da questa ossessione sessuale che sembra in provincia respirare di più ma sino a soffocare.

Tra i personaggi principali la meretrice (Laura De Angelis, altra abile caratterista di sapore Emiliano) che alimenta quella diffusa licenziosità nella sua profumata casa di piacere. C’è una continua mercificazione di corpi, denaro e favori in un baratto che evidentemente (dopo aver visto questo Plauto) non potrò più chiamarlo e definirlo medievale. La promessa del piacere ha sempre avuto un prezzo e non è sempre in denaro il corrispettivo.

L’interpretazione vivida

Mi piace il ritmo che il regista dà alla commedia. Quel grottesco che anima i personaggi arriva da subito nella recitazione e nei movimenti vivaci, a macchietta, sempre vividi d’ogni personaggio. Sono tutti sopra le righe perché è quello che Plauto voleva già raccontarci nel suo primigenio Truculentus. Si assiste a una buffa gara tra uomini per comprare (è il caso di dire…) i favori delle bella e svestita prostituta che tutti ammalia. Il Teatro latino di Plauto trova la sua nuova dimensione in una riscrittura dal retrogusto Amarcord.

Interessanti le coreografie e i costumi

Le scene di Emilio Ortu Lieto e delle stesso regista sono evocative e visionarie. Una pagina di Plauto malamente strappata e in quello stesso squarcio, che non è una ferita ma un varco temporale, si infilano sino al palcoscenico e scena i personaggi famelici del racconto. E poi più parti anche a livelli separati in larghezza e altezza per i luoghi che si avvicendano: la casa di piacere, la locanda di Truculento (per noi bravo e puntuale Rocco Militano) e altro ancora.

Ricercati i costumi di Emiliana Di Rubbo. Ognuno ci riporta a quell’epoca degli anni ‘30 italiani.

Giuste le musiche di Giovanni Zappalorto. Ottimo gioco di luci di Giovanni Venzi che dunque cura il disegno per sostenere ogni scena e la storia tutta.

Compagnia intonata

In questa commedia si nota la presenza di una regia attenta che conta i passi, calibra le intonazioni. Si assiste a differenza di altri spettacoli, all’uso di uno stile univoco e non credo perché gli attori provengano da medesimi percorsi professionali ma perché la mano che li ha incoraggiati e guidati è ferma ed è la medesima senza licenze o meglio con una sola. Sono, come si è detto, tutti caratteri e tutti intonati al servizio del racconto che arriva chiaro e limpido alla platea.

Ci piace Piero Sarpa (Capatosta) sempre puntuale e incisivo. Fabrizio Passerini (Favino) strappa più volte applausi con il suo buffo personaggio furiere di ingenue verità. Maurizio Castè è preciso divertente e credibile nel suo pugliese Podestà. Paolo Oppedisano è bravo nel suo focoso Guercio.

Ci dice Zingaro che nessuno è Siciliano eppure molti ammiccano al dialetto e in maniera convincente.

Spettacolo da vedere.

TRUCULENTUS – CAST E DATI ARTISTICI

di Plauto
Adattamento e Regia Vincenzo Zingaro
Con Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Fabrizio Passerini
Laura De Angelis, Maurizio Castè, Paolo Oppedisano.
Musiche Giovanni Zappalorto – Scene Emilio Ortu Lieto e Vincenzo Zingaro
Costumi Emiliana Di Rubbo – Disegno luci Giovanna Venzi

Teatro ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico) Roma, F. Redi 1/a
Dal 6 al 29 Marzo 2026 (venerdì e sabato: ore 21 – domenica: ore 17,30)

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.