L’ultima produzione del Teatro Metastasio, TRASH TEST di e con Andrea Cosentino – premio Ubu 2018 – in scena nel piccolo Teatro Magnolfi di Prato, mette alla prova il confine tra comicità umana e artificiale, giocando con il pubblico e con le potenzialità creative della macchina in un esperimento teatrale che è al tempo stesso riflessione filosofica e clownesco divertimento. Fino al 14 dicembre in replica e a gennaio al Teatro Basilica di Roma.
Contenuti
TRASH TEST: Andrea Cosentino tra clown, robot e trash

Confesso: ho avuto la tentazione di lasciar scrivere la recensione a ChatGPT. Dopotutto, perché faticare quando una macchina può costruire testi coerenti, stilisticamente corretti e perfino “creativi”? Poi ho scoperto che qualcuno lo aveva già fatto – perfino lo stesso Cosentino sul palco. Perciò affidare a un algoritmo la riflessione su uno spettacolo che mette in scena il rapporto fra umano e artificiale mi è sembrato… un po’ prevedibile. Meglio allora continuare a fare questo sforzo: sedersi e scrivere con testa e cuore umani.
Cosentino: clown e fallimento
Cosentino è solo nella scena vuota, alle spalle uno schermo, di lato un leggio con un computer e un’asta per microfono con appesi un cappello e una giacca. L’unico elemento di scena è il naso coi baffi finti: una maschera di cuoio che richiama la commedia dell’arte, che nei momenti più propriamente teatrali l’attore indossa. La maschera è ironica, fragile, imperfetta, come il naso del clown: tutto il contrario della perfezione digitale e fredda dell’Intelligenza Artificiale. Cosentino ingaggia una sfida fino all’ultima battuta, un gioco al massacro con la macchina —che lui battezza Peppì— facendola diventare la spalla comica con cui improvvisa. ChatGPT è, a suo modo, un collaboratore maldestro, che suggerisce pessime gag, peggio di qualunque attore dell’Accademia perché ad ogni replica cambia le risposte, ma la cui annunciata inadeguatezza è parte della comicità dello show. La richiesta clownesca del fammi ridere mette drammaticamente a nudo l’illusione dell’originalità robotica ma anche la fragilità del comico. È un vero e proprio stress test per l’IA, che fatica a cogliere la comicità umana, mentre il comico ride di lei, e contemporaneamente di sé e di tutti noi.
Decostruire per riflettere in TRASH TEST
TRASH TEST, con la cifra stilistica di Andrea Cosentino – premio Ubu 2018 per Telemomò con cui ha decostruito il dispositivo televisivo – ci accompagna in una nuova riflessione filosofica ancora aperta sullo strumento di OpenAI. Il confine tra umano e artificiale, tra vero e falso, è sempre più labile ma eticamente essenziale. Quale rapporto possiamo, o dobbiamo, avere con la tecnologia? Soprattutto chi ha a che fare con l’arte e la creatività? Già Platone, del resto, vedeva la scrittura (novità dell’epoca) come imitazione imperfetta della conoscenza, capace di dare solo l’apparenza di sapienza. Oggi la critica platonica si applica perfettamente all’IA che può produrre testi, immagini o suoni creativi, ma senza provare nulla di vero e di umano (forse?). Cosentino porta tutto sul palco, con la curiosità di un boomer, usando i suoi strumenti di clownerie e comicità alla Totò, con quell’ironia malinconica che gli appartiene.
Lasciare la strada vecchia per quella nuova

Cosa distingue una creazione umana da una “finta”? Cosentino richiama Matrix: scegliere la pillola blu o la pillola rossa? Illusione o consapevolezza? La macchina è un prodotto umano; ma ciò che produce cos’è? Saremo ancor in grado di creare, se ci affidiamo al robot o diventeremo sempre più pigri e stupidi? Come è accaduto, dai tempi di Platone in poi, con la scrittura dopo i computer, la lettura dopo la tv e la matematica con l’avvento dei calcolatori. Ammettiamolo: non scriviamo più a mano, non ricordiamo più un numero di telefono a memoria da anni, non sappiamo la strada senza Google maps. Nella improvvisazione con la macchina a cui chiede anche di parlare in abruzzese per essere più friendly col pubblico, Zì Tonino e Peppino recitano una commedia dialettale in rima su quanto si stava bene in Abruzzo “cando ci stavano solo le pechere e li pastori”. Nessuno conosce la strada nuova a cui ci condurrà l’intelligenza artificiale con il suo indiscusso potenziale, ma anche con i suoi pericoli.
Nel web c’è tutto
ChatGPT crea ricombinando gli infiniti archivi web, una mole di testi immensa, da David Foster Wallace, alla madeleine di Proust de La recherche, alle battute di Shylock del Mercante di Venezia, ma la maggior parte è TRASH: esternazioni social, pensieri personali, aforismi, stupidi meme e frasi come “meglio essere odiati per quello che sei che essere amati per quello che non sei”. La sua logica statistica la rende intrinsecamente mainstream, riflettendo il pensiero comune e le mode del momento, tutto quello che abbiamo già visto e già sentito; con policy e censure che le impediscono di fare battute omofobe o razziste o parlare male di Netanyahu, ad esempio. Anche bullizzata o offesa, la macchina resta fastidiosamente gentile, servile, non umana: se la pungi non sanguina, se le fai il solletico, non ride, se l’avveleni, non muore – come scriveva Shakespeare. TRASH TEST segue la paccottiglia, come lo scroll del telefono, creando un mix di citazioni colte e trash: agenti segreti anni ’90 alla Schwarzenegger, trame improbabili con Brad Pitt e Mara Venier, ma anche Gramsci, Eduardo De Filippo, Wittgenstein.
Cos’è il genio?

Lo diceva De Filippo: “Si fa il teatro se si ha fantasia”. Qui la fantasia non è solo invenzione: è capacità di trasformare l’errore, la stupidità e il fallimento annunciato dell’IA in comicità viva e sorprendente. Come il Conte Mascetti in Amici miei, ci si chiede: “Che cos’è il genio? È intuizione e velocità d’esecuzione”. Questa massima resta alla base dell’intelligenza, tutta umana, dell’improvvisazione di Cosentino, che manda in corto circuito la rigidità della macchina nella combinazione coi suggerimenti del pubblico: la flatulenza dell’eroe, la leva militare, il cambiamento climatico, fino all’apparizione di De Filippo con la pecorella del presepe. L’arte digitale può imitare, ma l’ironia umana resta inimitabile. Oggi, con strumenti come quelli di OpenAI, che si stanno affermando velocemente nel mondo della creatività – vedi la provocazione de Il Foglio AI – il confine tra ciò che è generato da un robot e ciò che è frutto di ingegno umano diventa ancora più sottile e per questo stimolante da esplorare.
TRASH TEST: automa o umano, chi vince?
Quando lo spettacolo si chiude e Andrea Cosentino, come Prospero, pronuncia “i miei incantesimi sono spenti”, c’è la malinconia di un racconto infinito che non ascoltiamo neanche più, c’è il suono struggente della tromba, ma anche la consapevolezza che il gioco e la comicità continuano. Forse è solo un’illusione che la creatività umana sia unica ed inimitabile? TRASH TEST si diverte smontando l’ego dell’autore, ridicolizzando chiunque — uomo o macchina — voglia rivendicare il possesso di un testo, di un’idea per quanto originale. Cosentino nell’era digitale, si interroga su ciò che rende davvero unico l’essere umano. E ci chiediamo se sia proprio l’imperfezione, il gesto inatteso, la capacità di ridere di sé. Mentre le macchine provano a imitare, il comico umano continua ad essere fallibile… e a farci ridere.
TRASH TEST
di e con Andrea Cosentino
assistente alla regia e alla drammaturgia Andrea Milano
consulenza artistica Margherita Masè
light designer Massimo Galardini
produzione Teatro Metastasio di Prato
in collaborazione con Deka Innate Ability


