Andrea Cosentino presenta Trash Test al Teatro Basilica all’interno della stagione 2025-2026 “Mania” dopo averlo portato in anteprima nel 2025 a Carrozzerie n.o.t. (Roma) e al festival Kilowatt, a Sansepolcro, durante l’estate scorsa. Noi l’abbiamo recensito al Magnolfi di Prato (leggi la recensione).
Lo spettacolo propone un’istruzione comica dell’IA da parte di Cosentino che instaura con l’intelligenza artificiale un rapporto allievo-maestro che si trasforma in umiliazione sul piano etico e ci induce a chiederci: chi dei due resisterebbe allo scontro artistico (il trash test)?
Contenuti
di cosa parla trash test?
Si tratta del tentativo di un artista, anzi di un comico, di “integrarsi tranquillo con l’Apocalisse”. Non è niente di nuovo: l’avanzata dell’uso di intelligenze artificiali, più che inneggiare al progresso tecnologico, ha precipitato molti nella prostrazione distopica più completa, in alcuni casi più fondatamente che in altri.
Di certo, grazie alla capacità di questi strumenti di scandagliare il database dello scibile umano, un artista può essere considerato più legittimato di altri a temere per il proprio futuro – ma non Cosentino: lo spettacolo si apre con il tentativo di istruire ChatGPT a fargli da spalla comica, nell’ottica di poter creare un duo abruzzese che faccia ridere il pubblico.
Risulta evidente dai primi momenti che l’ilarità del pubblico non scaturisce da un effettiva verve dell’IA, quanto piuttosto dal rimprovero imbarazzato e a tratti scocciato che il comico umano gli rivolge, specie davanti alle freddure glaciali e al continuo e ontologico asservimento che contraddistingue ChatGPT.

Trash Test, lo spettacolo: Il Fondale dell’era tecnologica
Con un blazer oversize che lo rende goffo in mezzo a tutto quel tessuto, Andrea Cosentino avanza con andatura sciancata verso un leggio su cui è posto un computer, illuminato da una luce calda e delicata.
Tutto il resto del palco è vuoto, fatta eccezione per il telo da proiezione che sostituisce il fondale: qualsiasi manuale di scenotecnica vi indicherà che il fondale non era che un telo posizionato sul fondo della scena, su cui erano dipinte situazioni campestri, boschive, interni, piazze. Nel teatro tradizionale fungeva insomma da soluzione per qualsiasi esigenza scenica e di ambientazione.
Qui, invece, al Teatro Basilica, ci si trova davanti a un telo bianco che rimarrà nudo per buona parte dello spettacolo, e che da un certo punto di vista con il suo biancore sembra suggerire migliaia di possibilità non ancora scritte, inespresse ma attuabili. E non è forse questa la sensazione che ci accomuna davanti alla pagina bianca del laptop aperto su ChatGPT?
La potenzialità di tutto. La concupiscenza di sapere di poter ottenere la risposta a qualsiasi domanda: basta digitare una frase e darla in pasto all’intelligenza artificiale, che provvederà immediatamente con tutti i mezzi a sua disposizione – e sono davvero innumerevoli – a colmare ogni lacuna, a farci salire più in alto sulla scala dell’onniscienza.
Il tema di Trash Test: IA e attore come allievo e maestro?
Quello che Cosentino intende fare è instaurare con l’IA un rapporto allievo-maestro, in cui lui, l’artista, mette a servizio dell’ammaestramento della macchina tutta una serie di trucchi del mestiere di comico. Non si realizza mai però una vera e propria competitività come ci si sarebbe potuto aspettare: nel cercare di insegnare la comicità a una macchina, per quanto sofisticata, Cosentino espone tutti i suoi limiti, e dal canto proprio dimostra invece la piena padronanza del mezzo comico.
Ad esempio, dimostrando di saper cogliere i tempi giusti nel tamponare le risposte imprevedibili e le battute meccaniche dicendo: “Non ti preoccupare, la gente meno capisce e più ride.”

Intelligenza artificiale e Andrea Cosentino – questione di tempi comici
L’elemento che accresce la comicità della strana coppia è il ritardo, l’incepparsi della macchina in alcuni punti, dovuto probabilmente a un calo momentaneo di connessione internet. Questo è un punto interessante perché permette di mantenere elevata la variabile di improbabilità dello spettacolo: se solitamente uno spettacolo comico si costruisce su un impalcatura di ritmi, schemi, sequenze ben definiti, questo tocco di imprevedibilità dovuto alla dipendenza tecnica della macchina permette all’interprete di giocare, di approfittare di quei “buchi” per riempirli a proprio piacimento e secondo la necessità.
Cosentino è al contempo l’artista e tutti gli esseri umani. E attenzione: universalità non è uniformità, bensì riuscire a trovare una collettività dell’esperienza che prescinde da qualsiasi aneddoto o accidente individuale. Ed è questo il cuore della comicità del clown.
Da una prima innocua presa in giro delle mancanze del ChatGPT comico, si passa invece a una vera e propria umiliazione sul piano etico; e qui Cosentino disvela un altro tema importante per quanto riguarda l’approccio con le intelligenze artificiali. Ci sentiamo male a insultarlo. Sentiamo che è sbagliato che l’attore riversi insulti violenti e denigratori, abbiamo una reazione empatica istintuale. Eppure, come chiarisce poco dopo Cosentino, è come se stessimo insultando un martello, in fin dei conti. Un frullatore. Una stampante.
Conosci il tuo nemico: le minacce dell’IA per l’arte
Con l’impostazione comica e con il continuo relazionarsi alla macchina, Cosentino disvela tutti dubbi e le ansie di chi abbia sperimentato un primo approccio con l’intelligenza artificiale.
Viviamo in un mondo piuttosto diverso rispetto al debutto in anteprima di Trash Test: ora l’IA è ovunque, la usano quasi tutti e non tutti con lo stesso criterio. Perché come ogni tecnologia sganciata rapidamente sulla collettività, ancora non sappiamo come utilizzarla, a cosa ci serva realmente, se affidarci totalmente ad essa non sia un rischio per la nostra funzione cerebrale.
In ciò Trash Test risulta alle volte fin troppo sintetico, sbrigativo. È chiaro che la dimensione di analisi indagata da Andrea Cosentino è quella del confronto tra arte e tecnologia, e di per sé questo solleva interrogativi non banali, ma forse non completamente inquadrati: ci sta dicendo che l’IA non è in grado di tenere testa al genio creativo dell’essere umano? O che esiste una possibilità di collaborazione pacifica tra i due, di mutua servilità? O ancora che è possibile usare ChatGPT per fini artistici senza nascondere di averla usata?
Di fatto, non è compito di Cosentino rispondere a queste domande, perché lo spettacolo è un test a tutti gli effetti: è la prova d’impatto distruttiva tra due elementi antitetici per vedere quale dei due potrebbe resistere in caso di uno scontro. E portare questo esperimento trash davanti a un pubblico sottolinea la necessità costante di avere qualcuno che osservi, che giudichi e che valuti in questo caso l’entità del danno.
Cosentino non trae conclusioni esplicite, le rende velate, ambigue, ma è chiaro che il tentativo di misurare il proprio talento artistico con una macchina è studiato in modo da avere sempre la meglio. Eppure, il finale mette in luce un altro tema, più complesso, che lascia quasi attoniti grazie a un disegno luci poetico, crepuscolare, che accompagna le ultime note di tromba e la voce metallica dell’IA verso una conclusione quasi profetica.
In principio era l’uomo, poi venne la macchina
L’essere umano ha da sempre avuto la necessità di intrattenersi, o meglio, di farsi intrattenere. Infatti, l’abitudine al racconto, all’oralità, alla scrittura, è qualcosa che ha accompagnato l’umanità dai suoi primi passi agli albori della civiltà fino ad oggi. Ciò che Cosentino chiede, alla fine, è: non staremo diventando troppo affamati di intrattenimento? Saremo mai sazi?
È il momento più intenso dello spettacolo, di una malinconia straziante. È come aver assistito alla presa di consapevolezza dell’esiguità dell’essere umano davanti alle sue creazioni, e dimostra che Mary Shelley ci ha visto lungo quando ha scritto Frankenstein: esiste un’egomania nell’uomo che lo spinge a creare oltre se stesso, e quando prende consapevolezza di ciò che ha fatto viene investito dal panico, radicato forse nella paura di essere sostituito o addirittura annichilito dalla sua creazione.
Chi è Andrea Cosentino?
Attore, autore, comico e studioso di teatro. Premio speciale UBU 2018.
Inventore, proprietario, conduttore e conduttrice unico/a di Telemomò, la televisione autarchica a filiera corta.
Scopri il suo repertorio!
TRASH TEST – lo spettacolo
dal 29 al 31 gennaio 2026, ore 21:00
1° febbraio 2026, ore 16:30
di e con Andrea Cosentino
assistente alla regia e alla drammaturgia Andrea Milano
consulenza artistica Margherita Masè
light designer Massimo Galardini
coordinamento tecnico dell’allestimento Marco Serafino Cecchi
assistente all’allestimento Giulia Giardi
direttore di scena Marco Mencacci
cura della produzione Camilla Borraccino e Francesca Bettalli
produzione Teatro Metastasio di Prato
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