TRAINSPOTTING @ CAMPO MAGNETICO: il film non c’è ma si vede

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In scena per la prima volta il Film di Danny Boyle Trainspotting. Luca Ciarciaglini strappa il film alla celluloide e ce lo restituisce vivo grazie a un cast di bravi attori e doppiatori. Per rendere aderente all’originale la Live Performance, sul palcoscenico di Campo Magnetico a Vicolo delle Grotte, le due leggendarie voci di Renton interpretato da Christian Iansante e di Spud, Roberto Gammino. A far vedere il film c’è anche lo stesso Luca Ciarciaglini e Francesco Sechi. Le coreografie sono di Sabrina Redbunny e Lorenzo Marinozzi. Lo spettacolo ha debuttato sabato 10 maggio.

Trainspotting: film da sentire e vedere

C’è un piccolo vicolo che vive all’ombra luminosa del “Campo”. Se ne sta lì puntuale ogni sera in attesa che inizi la celebrazione laica della vita. C’è una sacralità diversa. C’è il movimento di chi si sente smarrito e affascinato da quel fiume in piena che travolge, di chi ha deciso di indugiare sino a quell’ora e oltre. Nel piccolo vicolo di sampietrini, buio, si accende fievole una luce che annuncia un evento. Campo Magnetico attrae già per questo. Non ostenta scritte intermittenti o luci stroboscopiche. Qualcuno sa, altri chiedono, altri hanno sentito dire: eppure al botteghino c’è già una fila ordinata e curiosa per la messa in scena di un film cult del ‘96: Trainspotting. Il parterre è d’eccezione, nel foyer incontro un’attrice e direttrice di doppiaggio di grandi film: Jessica Loddo.

Attori fermi e in dinamico movimento dietro i leggii

Ciarciaglini è un attore e regista talentuoso, passionale e originale ideatore: decide di portare in scena con i codici del doppiaggio, la pellicola che ha raccontato il viaggio nel ventre nudo di una generazione bruciata dalla droga. Gli attori della messinscena sono fermi nei leggii eppure in fluttuante movimento. Ripropongono le scene chiave del film. Le scene sono “proiettate” dentro la testa di ogni spettatore.

Gli attori sono tutti bravi e puntuali nelle battute incalzanti.

Iansante è intenso (Renton, interpretato nel film da Ewan McGregor); a fine spettacolo mi dice che ha riproposto le stesse intonazioni che usò nelle incisioni in sala trent’anni fa, naturalmente alleggerendo la voce, comunque sempre riconoscibile e nota. Il personaggio è l’anarchico lucido. «Ci dicono di scegliere ma ogni scelta è già prevista dal sistema».

Gammino è camaleontico e magnifico nel suo buffo Spud, (interpretato nel film da Ewen Bremenr), lui è il cuore spezzato.

Sechi è bravo, interpreta Sick Boy, il coerente. Ma poi aggiunge che la coerenza è dei morti. I vivi cambiano, scivolano, barano. Sono inclini inevitabilmente alla Bugia. Una bugia che sembra persino onesta.

Poi c’è Begbie interpretato dal graffiante Ciarciaglini: ci dice che il respiro lo sente quando spacca e l’aria diventa sangue.

Ossessione anzi peggio Dipendenza

Il termine Trainspoting letteralmente significa “Guardare i treni” ma nello slang di strada dei giovani scozzesi significa ben altro. Qui si racconta l’ossessione o meglio (anzi peggio) la dipendenza da qualcosa e soprattutto dalla droga, motivati da un edonismo perverso che agevola la fine d’ogni cosa. Lo spettacolo ripropone nello “slang” del doppiaggio, la storia di quattro ragazzi che si vedono costretti a dover scegliere tra la vita e la morte e poi a non scegliere più niente. C’è da subito lo specchio virulento della vita irregimentata secondo i canoni già moderni, considerato quando uscì il film.

Le esistenze si riducono, assumono la forma gassosa dell’effimero, passano attraverso oggetti e riti quotidiani che appaiono vitali e necessari: la lavatrice, la casa, la famiglia, il cellulare da aggiornare ogni sei mesi come vogliono quelli dell’oligopolio dell’elettronica. Quell’aggiornamento che in realtà decreta l’invecchiamento dello strumento che ci ha avvicinati e infine allontanati. Tutti. Oggi più degli anni novanta.

Lo spettacolo e ancora prima la pellicola, è tratta dal romanzo di Irvine Welsh. L’autore mette tutto dentro in un unico recipiente ferroso, asettico, e mischia oggetti e soggetti condannandoli ineluttabilmente al disfacimento intellettuale e fisico. E mentre passa l’ennesimo treno nella mente e nella vita dei nostri antieroi, la vita non è più vita. Tutto trabocca e diventa simulacro laico di qualcos’altro. Persino respirare diventa un misero dissimulato. L’autore mette in bocca e Renton e qui a Iansante un pensiero forte come l’ebano: «Stai davvero respirando o solo imitando il respiro?». Begbie respira solo quando urla, come s’è detto. La disperazione assume forme e suoni diversi e distorti, mentre tutto perisce in caduta nel dirupo del niente. Nel pertugio senza la scala di risalita.

La Disperazione prende corpo

Mentre tutto accade a “sinc” con treni invisibili, Sabrina Redbunny (al secolo Sabrina Ricci) inventa immediatamente quel movimento tellurico. Improvvisa o forse no, quella implosione meravigliosa e spaventosa che viene da dentro e insieme a Lorenzo Marinozzi è Trainspotting negli occhi della platea. È un movenza sensuale e crudele che affiora e arriva come un’onda gigante. Uno Tsunami che colpisce. Un pugno e una carezza che non risparmia. Il tormento dei quattro ragazzi è urlo unico, corale, che tutti sono costretti a sentire. È di nuovo come il fischio del treno che tutti sentono anche quando non hanno il biglietto e non devono partire. Anche chi non è colpito personalmente da quel disagio, deve parteciparvi almeno, ed è costretto in Càvea. I quattro dissacrano e celebrano il loro personale superomismo navigando e poi annegando in fiumi di denaro e droga.

Lavoro di fusione

Ciarciaglini è regista sensibile che lavora per collage e fusione. Destruttura e struttura: qui ci offre un saggio di questo lavoro artigianale: collima in armonia brani del film con le voci del doppiaggio, inserisce (come un coltello che affonda nel tessuto del racconto) le coreografie della Redbunny. Il film non c’è, ma si vede. Contribuiscono alla buona riuscita le musiche di Mattia Laureti e la voce incisa di Michele Gammino.

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Salvo Miraglia

Scrittore e drammaturgo. Autore televisivo. Regista, attore, doppiatore e Speaker pubblicitario di spot nazionali.