TOLSTOJ E MATTEOTTI @ Teatro Politeama Pratese: confronto a distanza

Tolstoj e Matteotti: a pochi giorni di distanza due protagonisti della storia, che nella realtà non si sono mai incontrati né frequentati hanno calcato le tavole del Politeama Pratese (già su Gufetto nella scorsa stagione). Col suo GUERRA E PACE Lev Tolstoj ha preso corpo e voce tramite l’adattamento di Gianni Garrera e la regia di Luca De Fusco. Sul palco Pamela Villoresi, parte di un nutrito cast, ha vestito i panni di Anna Pavlovna, l’aristocratica rappresentante di un mondo, quello dell’Ancien Regime, che oramai sta soccombendo sotto le cannonate di Napoleone ad Austerlitz. E’ invece affidato ad Ottavia Piccolo, insieme all’Orchestra multietnica di Arezzo e su testo di Stefano Massini, il compito di celebrare la figura di Giacomo Matteotti nel suo ANATOMIA DI UN FASCISMO, a poco più di un secolo dall’assassinio che, suo malgrado, legittimò il mandato governativo del Duce, aprendo una delle pagine più buie della storia nazionale. Due anni fa il sodalizio artistico tra Ottavia Piccolo e Stefano Massini aveva già portato sul palco del Politeama la nota attrice, oltre sessant’anni di carriera alle spalle e ultimamente impegnata in spettacoli di forte denuncia politica e sociale, con Cosa nostra spiegata ai bambini, incarnando la vocazione intimamente civica e politica (da polis) del teatro.

GUERRA E PACE: Tolstoj di chiari e scuri con luci ed ombre

A cura di Leonardo Favilli

Sull’annosa questione dell’opportunità e della capacità di trasporre la grande letteratura in prosa da palcoscenico si è dibattuto a lungo nel corso degli anni. Il Guerra e Pace che De Fusco ha portato al Politeama Pratese non riesce a mettere certamente la parola fine ma può magari fornirci alcuni spunti.

GUERRA E PACE di Lev Tolstoj al Politeama Pratese
Scena da GUERRA E PACE (foto di Rosellina Garbo dal sito ufficiale del teatro)

La scenografia – scheletro di un palazzo con enorme squarcio sulla parete di fondo con videowall mimetizzato; lampadario di cristallo adagiato discosto in terra, in posizione rassegnata mentre restituisce gli ultimi barlumi di luce; una scalinata al centro dello spazio per dividere e moltiplicare i piani scenici; porte ai lati, ingressi di attori e di luce – ci urla senza troppo sforzo di immaginazione che un’aura di decadimento, di distruzione e di rivoluzione aleggia sulle famiglie Rostov e Bolkonskij. Nel suo adattamento Garrera ha prediletto l’aspetto delle relazioni familiari e di interesse, quelle fatte di intrecci amorosi e convenzioni che tentano di sopravvivere al vento della rivoluzione che arriva dalla Francia. Quel Bonaparte, che ha già iniziato a corrompere le mentalità dei più giovani, è nemico e allo stesso tempo idolo di una generazione che ne resterà segnata. Poco spazio è lasciato alle meravigliose pagine in cui le battaglie si introiettano nei protagonisti, scoprendo le più vibranti corde dell’animo umano, mai così sincero con se stesso come di fronte alla morte imminente. Molti e fugaci i riferimenti ai controversi meandri socio-politici e filosofici dell’originale, nascosti tra le battute e qualche passaggio narrativo incastrato nel flusso degli eventi, oppure tra chiari e scuri che giocano sul palcoscenico, annullandosi vicendevolmente grazie alle luci di taglio che si infiltrano nello spazio dalle porte laterali.

Tolstoj: missione impossibile con merito

Nutrito e di buon livello il cast (Pamela Villoresi, Federico Vanni, Paolo Serra, Giacinto Palmarini, Alessandra Pacifico Griffini, Raffaele Esposito, Francesco Biscione, Eleonora De Luca, Giacinto Palmarini, Mersila Sokoli, Lucia Cammalleri) con una Pamela Villoresi che ha saputo prendere e lasciare la scena senza protagonismi, diva senza manie di divismo. Per una scelta che appare scientemente registica – giustificata forse dalla restituzione acustica del teatro – la recitazione è rimasta molto frequentemente su tonalità alte, esprimendo una tensione che a tratti avremmo gradito più modulata e varia come forse nella seconda parte abbiamo meglio ritrovato. Una tensione che è assai presente nel romanzo ma tinteggiata di una profonda malinconia, tratto distintivo della grande letteratura russa, affidata esclusivamente al testo riadattato senza ulteriori supporti interpretativi. Quando oramai il fuoco sembra l’unica salvezza per la città di Mosca e l’inverno implacabile costringe le truppe napoleoniche ad una umiliante ritirata – il tutto restituito con proiezioni che avvolgono l’intera scenografia – interviene la drammaticità della consapevolezza e dell’inevitabile in cui sembrano risolversi i rapporti tra i personaggi ma il resto – ed è tanto – svanisce, senza lasciare traccia.

Trailer GUERRA E PACE

Grande esempio di capolavoro che divide il pubblico dei lettori in due grandi categorie – chi lo ha adorato e chi si è lasciato spaventare dal volume occupato sugli scaffali – GUERRA E PACE è una vera missione impossibile per il teatro. Sebbene sia sostanzialmente irrealizzabile una restituzione con efficacia di tutte le sfumature e i piani narrativi, nonché i registri  – incluse le inserzioni in francese che in questo adattamento si sono ridotte a fugaci virgole bisognose talvolta di traduzione a seguire – la scelta di Garrera e De Fusco è stata chiara e, per quanto non del tutto condivisibile, coerente. Questo è davvero il merito che noi vogliamo riconoscere a questa trasposizione. E crediamo, forse presuntuosamente, che anche il pubblico, dal tenore degli applausi in chiusura, abbia condiviso la nostra valutazione.

ANATOMIA DI UN FASCISMO: Matteotti tra retorica ed indifferenza di un regime

Ottavia Piccolo nello spettacolo dedicato a Matteotti
Ottavia Piccolo in scena (foto di Antonio Viscido)

A cura di Sandra Balsimelli e Sofia D’Andrea

Protagonista elegante, sobria, puntuale, assoluta signora della scena Ottavia Piccolo si mostra in giacca rossa e camicia bianca, incarna uno sguardo schiettamente antifascista sulle vicende narrate a partire, ancora prima che dal testo, dall’essenzialità della parola, la perfetta dizione, la capacità di muoversi tra i diversi personaggi senza variare registro linguistico, la totale assenza di retorica o enfatici sentimentalismi.  Si assapora fin da subito un’implicita indicazione interpretativa che contrappone la centralità dell’azione e della politica di Matteotti al discorso demagogico e affabulatorio del regime. La dignità e lo spessore realistico con cui sono rappresentati tutti i personaggi è di per sé portavoce di una radicale denuncia e lucida disamina storica, proprio perché non sente il bisogno di ricorrere ad una fin troppo facile narrazione caricaturale e grottesca delle icone del regime, come Mussolini e Balbo. Il testo di Massini intreccia senza discontinuità la ricostruzione romanzata dei fatti, la voce dei protagonisti, le citazioni dei discorsi politici fedeli alle fonti, riuscendo ad offrire il clima generale di un’epoca di lotte, di diritti negati, violenza e soprusi, a denuncia dei quali emergono i commenti dei pochi nell’indifferenza dei molti.

Ritratto ad acquerello di Matteotti e della sua lotta

Ottavia Piccolo nello spettacolo dedicato a Matteotti
Ottavia Piccolo in scena (foto di Antonio Viscido)

Il racconto non segue una linea temporale ma destruttura l’ordine cronologico degli eventi, regalando vivide pennellate narrative, riflesse nelle proiezioni sullo sfondo digitale che evocano i luoghi in cui si sviluppano le vicende: ai paesaggi padani teatro delle lotte agrarie del biennio rosso e all’immagine di una Roma immersa in una luce acquea, si alternano i titoli cubitali che scandiscono gli episodi del racconto, il tutto in delicati colori che evocano la mobilità dell’acquerello.  Per il resto il palcoscenico è spoglio, nere le assi del palco, neri i parallelepipedi che di volta in volta fungono da elemento scenico. Ad arricchire la scena interviene l’accompagnamento musicale dell’Orchestra dal vivo che crea un controcanto vario, mosso dall’incalzare degli eventi: la gioventù politica e militante di Matteotti, detto Il Tempesta, Balbo e Mussolini, la violenza squadrista e la denuncia in Parlamento, la grossolana esecuzione del delitto, il vergognoso tentativo di nascondere la morte del deputato al paese e alla moglie, figura solenne, tragicamente composta, simbolo dell’istanza di verità e giustizia che ancora attende severa nel Paese senza mendicare risposta.
Lo spettacolo si fa monito per la contemporaneità nelle parole finali di Matteotti che ricorda come, nonostante tutto fosse sotto gli occhi di tutti, i bambini potevano continuare a giocare e a giocare senza presa di coscienza; monito che il pubblico del Teatro Politeama Pratese fa proprio alzandosi sul finale in un mare di applausi.

GUERRA E PACE

dal romanzo di Lev Tolstoj
adattamento Gianni Garrera
con Pamela Villoresi, Federico Vanni, Paolo Serra, Giacinto Palmarini, Alessandra Pacifico Griffini, Raffaele Esposito, Francesco Biscione, Eleonora De Luca, Giacinto Palmarini, Mersila Sokoli, Lucia Cammalleri
regia Luca De Fusco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
musiche Ran Bagno
produzione Teatro Biondo Palermo, Teatro Stabile di Catania, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Visto al Teatro Politeama Pratese il 18 gennaio 2025

ANATOMIA DI UN FASCISMO

di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo
regia Sandra Mangini
musiche Enrico Fink eseguite dal vivo da I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo:
Massimiliano Dragoni hammer dulcimer, percussioni
Luca Roccia Baldini basso
Massimo Ferri chitarre
Gianni Micheli clarinetto basso
Mariel Tahiraj violino
Enrico Fink flauto
disegno luci Paolo “Pollo” Rodighiero
scenografia Federico Pian
produzione Argot, Officine della Cultura in collaborazione con Infinito Produzioni
con il contributo di Ministero della Cultura e Regione Toscana

Visto al Teatro Politeama Pratese il 20 gennaio 2025

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Leonardo Favilli

Più che un critico, un appassionato di teatro che ha iniziato a raccontarlo dopo una pluridecennale esperienza da spettatore attento. Lo faccio dalle pagine della redazione fiorentina di Gufetto sempre alla ricerca di luoghi ed esperienze che vadano anche oltre la platea.