THE SEER @ Teatro della Pergola. La pornografia della violenza di Milo Rau

Presentato in prima nazionale alla Biennale Teatro 2025 e approdato al Teatro della Pergola, THE SEER– La veggente – di Milo Rau, una delle voci più radicali della scena europea contemporanea, con Ursina Lardi e Azad Hassan (in video), costruisce un dispositivo teatrale scarno e perturbante che attraversa Sofocle, l’Iraq occupato dall’ISIS, il potere delle immagini e la pornografia della violenza. Dopo CHANGES della Schaubühne Berlin e TALK-SHOW con Cecilia Sala, chiude la stagione uno spettacolo dolorosamente politico che rifiuta qualsiasi neutralità davanti alla guerra.

Articolo di Alice Capozza e Sandra Balsimelli

THE SEER: Filottete e Cassandra, la ferita contemporanea

Ursina Lardi in THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss
Ursina Lardi in THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss

Dopo Antigone in the Amazon (recensito su Gufetto al Teatro Metastasio di Prato), Milo Rau torna alla tragedia greca scegliendo due figure ai margini: Filottete e Cassandra, due corpi esclusi dalla comunità perché portatori di una verità insopportabile. Da una parte Azad Hassan, insegnante di Mosul punito con l’amputazione della mano durante l’occupazione dello Stato Islamico. La sua vicenda richiama apertamente il Filottete sofocleo: il ferito abbandonato, il corpo che sanguina e che gli altri non vogliono guardare. Dall’altra la protagonista interpretata da Ursina Lardi, fotografa di guerra ossessionata dalla necessità di testimoniare il conflitto, fino a diventare essa stessa vittima della violenza che documenta. Come Cassandra, condannata a vedere il male prima che accada per catturarne l’attimo in uno scatto.
Il riferimento al mito non è mai ornamentale per Milo Rau, ma parla dell’oggi: dei popoli abbandonati, delle guerre in nome della religione o della democrazia, della solitudine delle vittime. Le parole di Odisseo sul Filottete abbandonato dagli umani sembrano descrivere intere geografie contemporanee ridotte a deserti politici e umani.

Guerra, politica e testimonianza: il teatro di Milo Rau

Ursina Lardi e Azad Hassan in THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss
Ursina Lardi e Azad Hassan in THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss

THE SEER è uno spettacolo apertamente schierato contro la guerra, come già ne La guerra com’è di Elio Germano, e contro la retorica occidentale dell’intervento salvifico. L’Iraq attraversa continuamente il racconto come simbolo del fallimento delle invasioni giustificate come missioni di libertà, ma che hanno prodotto nuove macerie, violenze e estremismi.
Milo Rau rifugge da una narrazione astratta: “non accade nulla che io non abbia vissuto in prima persona, o che non mi abbiano raccontato persone a me vicine” – dichiara il regista. Le testimonianze di Azad Hassan riportano il pubblico dentro la brutalità concreta dell’ISIS: le lapidazioni pubbliche, la paura quotidiana, l’umiliazione trasformata in metodo di controllo politico. Ma il regista evita accuratamente la semplificazione ideologica. La violenza non appartiene soltanto al fanatismo religioso: appartiene anche agli Stati, alle strategie geopolitiche, ai sistemi mediatici che trasformano il dolore in spettacolo globale.

Il nodo più inquietante dello spettacolo sta proprio qui: noi occidentali assistiamo alle guerre ogni giorno attraverso schermi, fotografie, breaking news, senza più riuscire a distinguere informazione e consumo dell’orrore. Sentiamo le bombe nei telegiornali mentre scorrono le immagini dei conflitti in Ucraina, Gaza, Medio Oriente. Eppure continuiamo a guardare. Rau obbliga il pubblico a interrogarsi sulla propria posizione morale: siamo testimoni o spettatori anestetizzati?
La linea tra reale e finzione diventa allora sempre più instabile: le storie raccontate in scena sono vere, i fatti realmente accaduti, ma vengono continuamente trasformati dal dispositivo teatrale. È il paradosso centrale di The Seer: il teatro tenta di restituire il reale sapendo che ogni rappresentazione contiene inevitabilmente una forma di manipolazione.

La pornografia della violenza

Ursina Lardi in una scena di THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss
Ursina Lardi in una scena di THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss

“Tutto inizia con un’immagine”. La protagonista di Ursina Lardi vive dentro una società dominata dalla sovrapproduzione visiva. Fotografa la guerra, cerca l’istante della morte, rivelando anche il voyeurismo collettivo contemporaneo: perché siamo attratti dalla violenza? Perché continuiamo a guardare? Rau affronta così il rapporto ambiguo tra immagine e potere. Le fotografie, i video, le esecuzioni diffuse online diventano strumenti politici di controllo e propaganda. La guerra contemporanea non si combatte soltanto sui territori, ma anche sugli schermi.
In questo senso la scelta registica più forte riguarda proprio ciò che viene mostrato e ciò che viene sottratto allo sguardo. La scena dello stupro non appare mai direttamente: esiste nel racconto, nella memoria, nella parola, nella danza sincopata con le luci stroboscopiche. Al contrario, il sangue mostrato dal vivo — il taglio che Ursina simula di infliggersi sulla gamba mentre si riprende con il cellulare — produce un cortocircuito violentissimo in sala. Rau sembra chiedere continuamente: l’arte può ancora opporsi alla violenza oppure finisce inevitabilmente per riprodurne il meccanismo spettacolare?

Il theatron di THE SEER

Ursina Lardi in una scena di THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss
THE SEER di Milo Rau, foto di Nurith Wagner-Strauss

THE SEER affronta il dilemma stesso del theatron, il luogo del guardare, la cui essenza si esprime nel gioco di specchi che si intrecciano in scena. Come nella tragedia antica l’orrore passa attraverso il racconto atterrito di chi ne è stato testimone, il riflesso lasciato nei corpi e nella memoria. Il teatro di guerra, collettiva e personale, di Milo Rau rispetta il tabù etico ed estetico: la violenza è ob-scena, resta fuori campo, ma talmente impressa negli occhi di chi guarda, da portarne il riflesso con contorni esatti.
La moderna Cassandra interpretata da Ursina Lardi vive una contraddizione insanabile: condannata a prevedere il male, arriva progressivamente a credere di evocare gli eventi che fotografa: il suo stesso sguardo si fa generatore di realtà. Fotografare la guerra significa allora inseguire l’evento fino al punto di sentirsi implicati nella sua esistenza: esiste ciò che guardo perché lo guardo, perché lo cerco fino a trovarlo. È qui che THE SEER sposta il discorso dalla guerra allo spettatore. Guardare non è mai un gesto innocente. Milo Rau trasforma il pubblico in parte attiva di questo meccanismo di visione, costringendolo a interrogarsi sul confine tra testimonianza, fascinazione e consumo dell’orrore.
La catarsi dalla coazione a ripetere, ammesso che sia possibile, sembra provenire da un gioco invisibile di sguardi di cui ci si accorge solo alla fine: Azad Hassan e Ursina Lardi si cercano oltre la distanza del video e della scena, sostenendosi reciprocamente attraverso gli occhi: involontari guaritori destinati l’uno all’altra da uno strano – forse cieco – destino.

Parola, vuoto e sguardo: THE SEER

THE SEER sceglie una struttura teatrale rigorosamente essenziale. Il palco spoglio con le attrezzature a vista, invaso di sabbia e relitti, diventa estensione del deserto iracheno mostrato in video. La drammaturgia alterna presenza fisica di Ursina Lardi e dimensione video di Azad Hassan. È una formula quasi statica, volutamente anti-spettacolare, che obbliga il pubblico all’ascolto, eliminando qualsiasi effetto estetizzante per restare davanti alla realtà nuda della violenza. THE SEER espone una ferita aperta e costringe chi guarda a non voltarsi dall’altra parte.
Di dolorosa attualità la provocazione di Milo Rau fruga senza scrupoli nei meccanismi collettivi di rimozione e ossessione, alterati e amplificati da un sistema che ha fatto dell’immagine la sua arma di distrazione di massa più ipnotica e potente. Se ne esce colpiti a più livelli, protesi in avanti a cercare di dare un senso alla brutalità della storia contemporanea e, al tempo stesso, risucchiati dentro noi stessi.

Visto il 23 maggio 2026, al Teatro della Pergola, Firenze

THE SEER: crediti

testo e regia Milo Rau
collaboratore al testo Ursina Lardi
con Ursina Lardi, Azad Hassan (video)
scenografie e costumi Anton Lucas
suono Elia Rediger
video Moritz von Dungern
light design Erich Schneider
ricerca Ursina Lardi, Milo Rau
drammaturgia Bettina Ehrlich, Carmen Hornbostel
traduzione, coach di lingua Susana Abdul Majid
coordinamento (Iraq) Sardar Abdullah
produzione Schaubühne Berlin, Festival di Vienna (Wiener Festwochen) – Libera Repubblica di Vienna, La Biennale di Venezia
con il supporto di Goethe-Institute and Fondament
foto Nurith Wagner-Strauss

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017