THE HOUSE THAT STOOD / CIÓ CHE RESTA@Emisferi Cinefest: Un viaggio nella memoria tra amore e guerra

Nell’ambito di Emisferi CineFest, kermesse cinematografica organizzata e promossa da Tersite Film che si tiene presso la sala dell’Institut Français Centre Saint-Louis di Roma, abbiamo assistito, lunedi 21 ottobre 2024, alla prima proiezione romana di CIÓ CHE RESTA, THE HOUSE THAT STOOD nel titolo inglese, film scritto e diretto da Antonella Spirito. La pellicola realizzata nel 2023, dopo la prima mondiale a New York e le proiezioni al Festival Internazionale del Cinema di Soho, al Festival Internazionale di Catania e in altri festival è approdata finalmente nella Capitale.

THE HOUSE THAT STOOD / CIÓ CHE RESTA: un titolo che colpisce nel segno

Nel panorama cinematografico italiano, molto spesso, i titoli non rendono giustizia ai film stessi, cadendo nel didascalismo, oppure, in direzione opposta, in giochi semantici di difficile interpretazione. Per non parlare poi dei titoli italiani che vengono assegnati a film stranieri che troppo spesso ne travisano il significato. Non è questo il caso del film di Antonella Spirito, dove i titoli in inglese e in italiano addirittura divengono complementari tra loro sintetizzando mirabilmente il significato del film. Se il titolo inglese THE HOUSE THAT STOOD, indica un dato reale nel film, ovvero, la locanda dove si svolge l’azione che rimane quasi integra a cospetto della distruzione del paese, il titolo italiano CIÓ CHE RESTA, va oltre il dato fisico, scendendo più in profondità e chiamando in causa la memoria, facoltà forse più importante per l’essere umano, nodo che lega il passato al presente e, in questo senso, edificatrice di identità.

Un soggetto che racconta una storia familiare

Antonella Spirito, giovane regista, è autrice di soggetto e sceneggiatura del film, realizzati entrambi per la tesi di laurea presso l’Universita di Roehampton. Il film, invece, è stato realizzato come tesi del Master presso la London Film School. La trama si richiama ad un fatto realmente accaduto e si presenta molto semplice e lineare: In un paese montano della provincia di Isernia, San Pietro Avellana, nel 1943 si ferma un avamposto tedesco che prenderà dimora presso la locanda di Giovanna, la madre di Camillo, in realtà nonno della regista, il quale a sua volta è innamorato di Bianca. L’amore tra i due verrà ostacolato dalla distruzione del paese da parte dei tedeschi (rimarrà in piedi solo la locanda), in quanto gli abitanti dopo il tragico evento verranno sfollati in altre località. Un salto temporale ci porta nel 1959, Camillo vive solo in paese, quando, un giorno, Bianca tornerà a trovare la propria famiglia.

CIÓ CHE RESTA: con lo sguardo dentro la storia

Per raccontare questa storia familiare che ha avuto come fonte principale la nonna Bianca e presumibilmente tutta la parentela, Antonella Spirito sceglie di portare lo spettatore dentro la storia non solo politica, ma anche del cinema, scegliendo di girare nello storico formato quattro terzi, con il quale riesce ad inquadrare con perizia molti primi piani espressivi, isolando così le emozioni e concentrando allo stesso tempo l’attenzione del pubblico sui dialoghi. Oltre al formato tipico del periodo nel quale si svolgono i fatti, usa anche il bianco e nero, imponendo in questo modo lo sguardo cinematografico del tempo. Ciò che meno ci convince, e soprattutto nelle fasi iniziali, l’apparente uso di camera a mano che rende l’immagine malferma senza che questo sia richiesto da necessità espressive, anche perché la tal cosa si rileva solo in alcune inquadrature senza una qualsivoglia apparente intenzione artistica. La scrittura risulta essere fluida ed equilibrata dove l’uso di varie lingue (tedesco e inglese) ed accenni di dialetto (dove forse si poteva osare di più), dona al film venature di realismo. Interessante anche l’uso del sonoro da parte di Spirito, dove, oltre alla riproposta di canti tradizionali, utilizza suoni fastidiosi per evidenziare le crisi interiori dei personaggi e trasmetterli in parte agli spettatori: un mondo in distruzione, come un amore perduto sono eventi drammatici che vanno necessariamente rimarcati e condivisi.

Un cast giovane e promettente

I giovani attori protagonisti del film sono artefici di una prova senz’altro convincente. Ottimi, e morfologicamente molto simili agli originali, Matteo Accardi e Simona Lamorgese nei panni dei timidi Camillo e Bianca da giovani, anche se a nostro parere spicca su tutti Claudia Cara nei panni di Giovanna, la madre di Camillo, la quale riesce a drammatizzare il personaggio colorandolo di tonalità neorealistiche proprie di una donna matura del tempo, responsabile di un’attività e di un figlio, consapevole del dramma della guerra, una madre dignitosa che l’attrice riesce a restituire in maniera credibile. Nonostante la buona prova attoriale, ciò che ci convince meno è il ruolo di Beatrice Buticchi nei panni di Bianca da adulta. Vedendo, nel finale del film, le fotografie di famiglia nelle quali appare la Bianca reale, questa risulta essere di statura medio-bassa, mentre Beatrice Buticchi si presenta alta e slanciata, praticamente di tutt’altra struttura fisica.

CIÓ CHE RESTA, ovvero il lato salvifico della memoria

Il progetto di Antonella Spirito non può che essere accolto con favore, in quanto, nella sua dimensione transgenerazionale può rivestire un’importante occasione di dialogo e di confronto su tematiche universali quali i rapporti di genere, amorosi, di solidarietà, ma può anche far scaturire riflessioni riguardo tematiche drammatiche come la guerra (purtroppo di attualità). Inoltre, riveste la massima importanza anche il coinvolgimento delle istituzioni e dei cittadini di San Pietro Avellana, i quali sono stati parte integrante del progetto, ben oltre i nove giorni di durata delle riprese. Comunità, queste dell’alto Molise, vittime di un importante decremento demografico nelle quali la riscoperta dell’elemento identitario, condiviso, diviene particolarmente importante. Un film, questo di Antonella Spirito, che, narrando una storia familiare, quindi intima, parla in realtà a tutti noi, alle nostre origini, andando ad individuare quei frammenti di DNA che derivano dai fatti mostrati, i quali, anche se ne siamo inconsapevoli, costituiscono la nostra memoria inconscia. Il nostro legame inscindibile con il passato.  

Visto il 21 ottobre 2024

CIÓ CHE RESTA, THE HOUSE THAT STOOD

Soggetto, sceneggiatura e Regia: Antonella Spirito

Montaggio: Barnaby Spikings

Scenografia: Luca Pesapane e Valeria Villa

Fotografia: Bo W. Giesen

Musiche: Lorenzo Ceci

Produzione: Barnaby Spikings e Nathan Mattew Legger

INTERPRETI

Camillo, Matteo Accardi

Bianca, Simona Lamorgese

Giovanna, Claudia Cara

Otto, David Paryla

Anna, Annalisa Lori

Mario, Giovanni Garone

Rocco, Renato Paioli

Bianca adulta, Beatrice Buticchi

Camillo adulto, Mirt Marella

Marcus, Brian Bususu

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Sergio Battista

Musicista, critico cinematografico e saggista, interessato ad un approccio multidisciplinare delle arti. Nelle sue esperienze intreccia costantemente l'interesse, e la passione, per la musica, la fotografia, la scrittura e il cinema, soprattutto nelle loro interazioni con il potere.