All’interno della cornice della rassegna cinematografica Da Venezia a Roma 2024 abbiamo avuto modo di vedere sullo schermo del Cinema Quattro Fontane di Roma il film dal titolo THE BRUTALIST opera terza del regista statunitense Brady Corbet. Il film, al quale il regista ha lavorato per circa dieci anni, ha partecipato in concorso all’81^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ottenendo il Leone d’argento per la migliore regia.
Contenuti
THE BRUTALIST: un film in forma di biopic

Il film di Corbet, girato in Vista Vision 70 mm., ossia il formato cinematografico dalla risoluzione più elevata che ha origine negli anni Cinquanta del secolo scorso (proprio il periodo nel quale si svolge il film), presenta la durata notevole di 215 minuti racchiusi in due capitoli, L’enigma dell’arrivo (1947-1952) al quale segue, dopo un intervallo misurato, Il solido nucleo di bellezza (1953-1960) e un epilogo nel quale si scoprono le carte. THE BRUTALIST, in sintesi, narra le vicende di Lászlo Toth (Adrien Brody), un architetto, personaggio d’invenzione, di religione ebraica, il quale, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, nel dopoguerra emigra negli Stati Uniti al fine di migliorare la propria condizione. Dopo le prime difficoltà, economiche e relazionali, sembra che la fortuna giri in suo favore, quando un ricco e impenetrabile magnate, Harrison Van Buren, (Guy Pearce) lo prende a ben volere, arrivando a commissionargli il progetto di un mausoleo ad uso della comunità intitolato alla madre deceduta.
BRADY CORBET: un giovane regista dalle solide basi
Al pari di Tarantino, l’esperienza di fruitore di cinema da parte di Corbet inizia ben presto come cultore di Tarkovskij e Dreyer e, al pari di questi, nei suoi film si palesa l’intento più o meno manifesto di indagare il rapporto del potere con gli individui. THE BRUTALIST, che giunge dopo L’infanzia di un capo e Vox Lux, sembra sublimare questo intento, proponendo una storia esemplare che evidenzia la difficoltà dell’individuo di mantenere la propria autonomia nel momento che si incontra/scontra con il potere di turno.
THE BRUTALIST: quale sogno americano

Seguendo l’esempio di molti film appartenenti a quel filone cosiddetto etico, già dall’incipit del film Corbet fornisce indicazioni circa le idee che svilupperà durante le oltre tre ore di proiezione. In una scena scarsamente illuminata, attraverso un piano sequenza, il regista mostra individui che si affrettano nella confusione ad uscire da qual posto angusto che poi si scopre essere il ventre di una nave in arrivo nel porto di New York. Una volta usciti sul ponte dell’imbarcazione la prima cosa che vedono, immagine iconica di milioni di immigrati, è la Statua della Libertà, che Corbet ci mostra però inclinata, distorta, ripresa da una prospettiva insolita. Intuizione questa, che usa la MdP in maniera non convenzionale ma utile a comunicare allo spettatore la sua idea alternativa a quella dominante hollywoodiana in relazione al mito rappresentato dal “paese delle possibilità”.
THE BRUTALIST: un titolo con diverse sfaccettature
Il titolo, in prima battuta, si rifà allo stile architettonico sorto proprio negli anni Cinquanta come critica al Modernismo e, che, come scrive Smithson “tenta di affrontare la società di produzione di massa traendo una sorta di rozza poesia dalle forze potenti e confuse che sono in gioco. La sua essenza è etica”. Le forze in campo messe in atto da Corbet sono estremamente potenti. Da un lato il potere del denaro, di un capitalismo senza scrupoli, che dietro ad uno sguardo amichevole dai toni seducenti sfodera tutta la sua potenza “brutale” con il fine di sottomettere le anime, i desideri, finanche i corpi degli individui. Dall’altro lato, l’etica del talento e del lavoro, quel potere creativo che risponde solo al desiderio di realizzare le proprie idee e attraverso queste affermarsi nel mondo, atteggiamento, questo, proprio del personaggio di Lászlo Toth supportato dalla moglie Erzsèbet. Lo scontro che si crea tra le due forze rivela l’incompatibilità dell’arte con il profitto, scopo identificativo del capitalismo, in concorso con il dominio.
Fotografia, musica e testo in un dialogo fruttuoso
Tra i tanti pregi del film, forse il più importante nell’economia della narrazione è il perfetto amalgama di fotografia, musica e sceneggiatura. Alla suggestione di una predominante luce in low key si accompagna una colonna sonora dai toni cupi e dalle sonorità spesse portate da bassi potenti che richiamano alla mente le strutture architettoniche brutaliste. Concorrono a questo senso di pesantezza inquadrature spesso ravvicinate al limite della messa a fuoco, la ricerca del particolare mentre il testo scorre, tutti stratagemmi utili, senza che lo spettatore ne sia immediatamente consapevole, a delineare la psicologia dei personaggi che si vanno a collocare in una trama che, nonostante la durata monstre della pellicola, si segue molto bene fino alla fine.
THE BRUTALIST: in scena la brutalità del potere
THE BRUTALIST è un film pienamente riuscito, che non esageriamo, quando diciamo che può riuscire a mutare la trama dei pensieri degli spettatori. In parte l’effetto è dato certamente dalla durata e dal quasi perfetto stile narrativo, ma gran parte del successo del film va ricercato nelle importanti tematiche che espone e che Corbet riesce a far dialogare tra loro. Del rapporto dai contorni demoniaci, Faustiani, tra il potere e gli individui abbiamo già detto; a questo si aggiunge la diffidenza per gli immigrati, anche se di talento, la tolleranza forzata per gli esuli perennemente “altro” dalla cultura dominante, come anche il coraggio delle donne, che al pari di Davide che sfida il gigante Golia in una sfida impari, sono le sole che cercano di opporsi allo strapotere venato di malvagità degli uomini. Un film, THE BRUTALIST, che sembra aver rinunciato a ogni compromesso per fini commerciali e che si presenta come un’esperienza umana dal sapore sinfonico, nella quale convergono tante miserie e altrettante virtù, che viene proposta attraverso immagini che sembrano parlare direttamente, attraverso canali misteriosi, all’interiorità dello spettatore. Leone d’Argento per la migliore regia meritatissimo. Applausi!
Visto il 24 settembre 2024
THE BRUTALIST
Regia: BRADY CORBET
Sceneggiatura: BRADY CORBET, MONA FASTVOLD
Fotografia: LOL CRAWLEY
Musiche: DANIEL BLUMBERG
Montaggio: DAVID JANCSO’
Costumi: KATE FORBES
INTERPRETI PRINCIPALI
ADRIEN BRODY, Laszlo Toth
FELICITY JONES, Erzsèbet Toth
GUY PEARCE, Harrison Lee Van Buren
JOE ALWYN, Harry Lee Van Buren
RAFFEY CASSIDY, Zsofia Toth
STACY MARTIN, Maggie Lee Van Buren


