La storia e le ragioni del teatro di Eugenio Barba sono state approfondite insieme ad Alessandro Toppi in un’intervista alla libreria L’ornitorinco di Firenze in occasione della presentazione dell’ultimo libro del regista: Le mie vite nel Terzo Teatro. Differenza, mestiere, rivolta a cura di Lluis Masgrau (Edizioni di Pagina): l’autobiografia professionale di Barba ricostruisce la storia dell’Odin teatret e approfondisce il teatro come mestiere, ma anche come differenza e rivolta. La presentazione del libro è una delle tappe della due giorni dedicata a Barba dal Materia Prima Festival (nel reportage di Gufetto anche lo spettacolo COMPASSIONE).
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Eugenio Barba: tracce biografiche di un Maestro

ph. Leonardo Bocci (dal profilo social di Materia Prima Festival)
Dopo l’intenso incontro con Sotterraneo al Florida ritroviamo Eugenio Barba, ospite della Libreria l’Ornitorinco, splendido luogo di incontro dell’Oltrarno fiorentino, che grazie ai frizzanti a ironici spunti di Alessandro Toppi, ci introduce al suo libro, libro di luoghi, di spazi, di frasi radianti, di domande, metafore e incontri indimenticabili di una vita nell’arte. Il teatro – ci racconta Barba – è quel che mi protegge dalla vita. Migrato dall’Italia a 18 anni, nel 1954, costretto a orientarsi in mondi dai suoni incomprensibili, segnato suo malgrado dalla scomoda eredità dell’essere italiano a pochi anni dal crollo del fascismo e dalle ceneri della guerra, condannato ad attirare in egual misura simpatia, razzismo, e fascino dell’esotismo, Barba sceglie di indossare la maschera del teatro per elaborare il senso di estraneità verso la propria identità culturale. Si definisce privo di qualsiasi qualità, un ciarlatano che, tra tanti mestieri esperiti, ad un certo punto decide di inventarsi regista teatrale: forze oscure ci portano al teatro e, tra tutte, quella di fuggire dalla vita. Ci racconta il suo viaggio come operaio, mariano, autostoppista, attraverso la Norvegia, la Polonia di Grotowski, l’India percorsa in autostop, spesso affidato all’ospitalità altrui, e sorpreso nel constatare che la generosità dell’essere umano è all’altezza della sua crudeltà.
TERZO TEATRO: mestiere e rivolta

Non mi sento artista, sono un ciarlatano.
Ecco la spiazzante affermazione di chi conosce a fondo il mestiere del teatro, mestiere inutile e mosso nel profondo da moventi inconsci inconfessabili. Il percorso di Eugenio Barba è quello dell’autodidatta.
I miei più grandi maestri sono stati i miei allievi.
Ma anche gli operai che gli hanno insegnato come si dirige un gruppo e una maestranza e poi, certo, Grotowski, un maestro, e un fratello, un coetaneo verso il quale non di rado ha avuto un istinto di protezione e profondo affetto, durante e dopo l’esperienza nella Polonia comunista dove fare teatro era un atto di rivolta che esponeva al pericolo. Dal Teatro povero di Grotowski, Barba apprende l’importanza per un artista di difendere il proprio spazio di libertà, la capacità di revisione sacrilega dei testi, la scrittura e la convinzione che l’impossibile può e deve realizzarsi.
Come si fa a trovare il proprio posto nel teatro? Barba ricorda l’origine del teatro come impresa artigiana e commerciale, prima che Konstantin Stanislavskij, Vsevolod Mejerchol’d e Antonin Artaud ne facessero una professione intellettuale dotata di una metafisica e un’etica. Il teatro nasce come mestiere, con la vocazione irriducibile ad essere economicamente indipendente, destinato ad un dialogo costante tra il suo yin e yang, la dialettica tra professionismo e amatorialità che tutti i grandi maestri hanno praticato. Se il dilettante ha dalla sua parte l’uso gratuito del tempo creativo, che sceglie tuttavia di strappare al lavoro da cui riceve sopravvivenza, il professionista ha dalla sua, l’indipendenza economica che gli permette di fare del teatro la sua vita. Dal dialogo tra queste due dimensioni non si sfugge, occorre disciplina e rigore per costruire uno spazio di esistenza.
L’Odin Teatret e il training dell’attore
Una delle specificità del lavoro dell’Odin teatret è il training dell’attore, che riconduce alle origini pedagogiche del teatro, quello dei commedianti dell’arte, abituati alla co-creazione collettiva di personaggi, caratteri, ruoli, in un contesto di apprendimento per imitazione e contaminazione, prima che nascesse l’idea della scuola di teatro, fatta di metodi ed esercizi. Il training ha per Barba il compito di de-familiarizzare l’attore dal suo Ego, creando un costante stato di presenza. Nel training tutti sono uguali e il miglior maestro è il pavimento su cui cadere e da cui rialzarsi. L’obiettivo è arrivare a pensare con l’intero corpo, con i propri piedi e a creare una complessità di significati a partire da un semplice gesto. L’autodisciplina diventa strumento di libertà, la relazione tra passione e tecnica un continuo dialogo tra dimensioni complementari, lo strumento didattico più importante l’esempio che il regista/maestro incarna, spronando l’attore a superare il limite. Proteggersi dentro i tempi frammentati delle scuole non permette di scoprire se stessi, la stanchezza fisica a cui si giunge nel training prolungato è il veicolo necessario di un’apertura, di una resa alla capacità creativa del corpo e della mente quando la soglia del controllo è finalmente abbassata.
Eugenio Barba: rendere possibile l’impossibile

L’incontro con Eugenio Barba termina con alcune domande dal pubblico, ma il magnetismo che proviene dalla sua persona, dal suo approccio colloquiale e autorevole al tempo stesso, resta protagonista assoluto, crea un’illusione di prossimità tale da far percepire questo passaggio di consegne di un’eredità unica nella storia del teatro come rivolto individualmente a ciascuno di noi. La chiusura, al di là degli strascichi, dei saluti, dell’ attardarsi infinito del pubblico vicino al Maestro la sentiamo in una risposta lapidaria ad una delle domande rivoltegli che terminava con un urgenza di conferma: «è possibile secondo lei?» «è possibile, nel momento in cui lo rendi possibile tu». Tutto il resto è silenzio.
Presentazione del 14 aprile 2026, alla Libreria L’ornitorinco, Firenze
LE MIE VITE NEL TERZO TEATRO
Differenza, mestiere, rivolta
di Eugenio Barba
a cura di Lluis Masgrau
Edizioni di Pagina


