UNA MACCHINA PUO' PENSARE? @ Intrecci d'estate: sà¬, soprattutto se si chiama Cristopher

Intrecci d'estate, la rassegna diretta da Gisella Marilli, conquista “un palco in biblioteca”: tre le serate di rappresentazione nella Biblioteca Ernesto Ragionieri, a Sesto Fiorentino dal 8 al 10 luglio dello spettacolo UNA MACCHINA PUÒ PENSARE? per la regia di Luisa Cattaneo, da lei fortemente desiderato, perchè il pubblico di teatro possa conoscere la controversa e struggente vita di Alan Turing, uno dei più importanti inventori, il più sconosciuto.

UNA MACCHINA PUÒ PENSARE? Sì, soprattutto se si chiama Cristopher, e ancor più se il suo inventore vuole risolverci insieme problemi impossibili, allora quella macchina può esser solo viva e più che umana.
Stiamo parlando del primo computer ovvero della macchina Turing che decifrando i codici del programma nazista Enigma, mise fine all'invasione di Hitler e alla seconda guerra mondiale. L'operazione segreta organizzata dall'Inghilterra di Churchill rimase segreta per cinquant'anni. Turing, il genio che ha cambiato la storia, fu ringraziato nel 1952 con l'arresto e la castrazione chimica.
Omofobia, razzismo, pregiudizi avvelenano particolarmente questi nostri tempi. La mela che Alan morse era avvelenata dell'odio, dell'ipocrisia, dell'ottusità del potere che frammenta il mondo. Di questo è morto, suicidato nel 1954, a soli 40 anni, sotto l'oscenità di essere stato punito per il suo orientamento sessuale. Graziato solo nel 2013 dalla Regina d'Inghilterra. Vale la pena farsi attraversare e farsi scuotere e non abituarsi mai a come la storia tratta a volte i suoi geni, i lungimiranti, i suoi eroi disadatti e scomodi, capaci di immaginare ciò che non esiste e di mostrarci ciò che non vediamo. Nell'ampio e bel cortile interno alla biblioteca comunale di Sesto Fiorentino, una scenografia sobria che ha per fondo naturale un muro con due alte finestre. Si alza una carezza di vento, si abbassano le luci del giorno, entrano in scena i due personaggi cardine di questa riuscita costruzione narrativa.

Lo spettacolo inizia dalla fine, alla stazione di polizia, nella stanza degli interrogatori. Sono i perimetri, il contorno di un ultimo fotogramma sospeso, da cui il protagonista non uscirà, tutto si svolge al suo interno, durante il colloquio con un detetective, che a poche riprese riemerge, tenendo le fila dell'andirvieni del tempo. Quella stanza diventa la mente di Turing e le scene cruciali della sua esperienza prendono corpo e si avverano, a partire dall'incontro col suo primo interlocutore, il suo primo indelebile amore, Cristopher, con cui inizia la passione per la crittografia. I due ragazzini si rincorrono, si fermano a ragionare animatamente, portandoci via. Sono già attori e sono bravi Matteo Bufalini e Andrea Peli, soprattutto Bufalini, dirompente, vitale ma senza tradire le particolarità e le tensioni del carattere di Alan.

L'architettura scenica è creata dal sapiente uso delle luci e da una regia che affida alla prossemica dei corpi il procedere delle relazioni e il cadenzare della storia e dei suoi sviluppi, quasi come su una scacchiera. La partita in gioco è altissima: fermare la seconda guerra mondiale, salvare il mondo dal nazismo, mandando in crack il programma Enigma. Siamo già dentro al ricordo di quell'impresa: pochi selezionati, fanatici di enigmistica e rebus, hanno il compito di decifrare i messaggi radio e vi si dedicano nottegiorno. “Aiutavamo gli alleati a vincere la guerra senza che nessuno lo sapesse”. Chi può riuscirci è un genio della matematica che si sottrae ai contatti e si staglia in solitudine, conservando una comunicazione sibillina, illuminante e quasi autistica. Antonio Lanza, il giovane attore che lo interpreta, offre un lavoro espressivo accuratissimo di gesti minimali della testa e delle mani come una lieve venatura di tic, a comporre un'interiorità controllata e febbricitante, e di altrettanta efficacia espressiva la spezzata emissione vocale, la scomposizione del discorso che sembra ricordare l'alfabeto morse e fa sentire il contrasto tra la velocità del suo pensiero e la sua sintetica traduzione in parola. L'altra partita in gioco è riconoscersi. Sarà Alan a riconoscere un'altra candidata essenziale all'operazione che aveva attirato i no del team in quanto donna. E sarà lei a portarlo fuori dal guscio, a farlo entrare più in contatto con gli altri esperti, permettendo la collaborazione necessaria. Tra loro un legame speciale, trasgressivo, tanto che quando lui le confiderà la sua omosessualità, assistiamo a uno degli apici dello spettacolo e dell'interpretazione di Anna Serena, che ha avuto modo di trasformarsi e fa crescere in questo punto il pathos della fede laica del personaggio, la sua dichiarazione d'amore per una vita libera e dedita al lavoro e dunque il desiderio di stare a fianco di Alan.

Le scommesse non si vincono da soli, sarà la determinazione degli altri a far ottenere l'ingente somma di denaro per costruire la macchina. La macchina con cui interagiranno è fedele all'originale ed ha la forza di un personaggio. La fatica del lavoro, dei moltissimi tentativi dei migliori crittografi della Gran Bretagna, non viene accorciata nei tempi di rappresentazione. Fallire molte volte, così procede la scienza verso una scoperta.
Coraggiosa e significativa l'estensione di alcune parti, rari sono i momneti in cui il ritmo dell'afflato o della sconsolazione si perde, forse a causa di qualche ridondanza nella scrittura. Ottima l'interpretazione di Marcello Sbigoli nella parte del comandante dell'operazione militare, una voce profonda e un tono asciutto come i movimenti. Bisogna dire che tutto è orchestrato dalla regista con ammirabile e alta sobrietà. Arriva la soluzione con la frenesia fisica e l'eccitazione di tutti personaggi. Altro quadro intenso quando sono raccolti, piegati sulla radio ad attendere la notizia della vittoria. Il flashback successivo è estremamente drammatico e il contrasto alza il nostro coinvolgimento emotivo. Il preside del collage convoca Alan nel suo ufficio. Quello che accade, come sottolinea il protagonista, “unisce tutti i tasselli”. Torna al centro l'omosessualità perseguitata. Alan per proteggersi sminuisce l'amicizia con Cristopher e il preside gli annuncia che è morto: “scusi non capisco” più volte ripetuto apre l'orrore davanti alla morte.
E l'invenzione della macchina e del continuare a interrogarsi prende un altro sapore, è come se venisse anche dal desiderio di immortalare quell'incontro sull'aperto, superandone il lutto.

"La macchina pensa diversamente", spiegava al detective nella prima scena, proprio come ogni uomo, che ha gusti, modi, desideri diversi. Questo nel migliore dei mondi possibili sarebbe la nostra risorsa più straordinaria, generativa, rivoluzionaria. E l'opera teatrale a cui abbiamo assistito è un omaggio all'anormalità che ci viene negata, a quella zona di ognuno che diserta le regole del conformismo per dar luogo ad altre domande, proposte e possibilità di convivenza. Impresa dunque oltremodo necessaria. L'anormalità in Turing era indissolubile al suo ingegno. La rappresentazione ci tira dentro senza ammiccamenti, con elegante sensibilità.

Info:

UNA MACCHINA PUÒ PENSARE? La storia di Alan Turin
ispirato a "Computing Machinery and Intelligence"
testo di Eugenio Nocciolini
regia di Luisa Cattaneo
con Antonio Lanza, Tommaso Carli, Anna Serena, Claudia Fossi, Marcello Sbigoli, Fabrizio Pinzauti, Alessio Coluccia, Andrea Peli, Matteo Bufalini
disegno luci Silvano Silvia
costumi Niccolò Gabbrielli
scenografia Lorenzo Scelsi e Silvano Silvia

Intrecci d'Estate
cortile interno alla Biblioteca Ernesto Ragionieri
8 luglio 2019

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