TOPI @ Teatro Fabrizio De André: nella casa, in Italia

All’interno della Stagione Off del Teatro Fabrizio De André di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, il 15 marzo va in scena Topi, uno spettacolo del collettivo Usine Baug datato 2021, uno spettacolo che ci riporta al G8 di Genova realizzando uno scenario di guerriglia, di nevrosi che si connette con l’attualità più recente che parla ancora di manifestazioni, scontri, repressione e potere.

Topi: lo spettacolo al teatro fabrizio de andrè a Casalgrande

È nei piccoli centri urbani che luoghi come il teatro riconquistano la loro vera missione sociale. Il De André è un centro culturale nato nel 2006 che al suo interno ospita anche una biblioteca e una sala espositiva. Un edificio moderno e colorato che una volta giunti a Casalgrande (Reggio Emilia) spicca tra i parcheggi e le vie silenziose. Si propone di raggiungere tutte le fasce del possibile pubblico offrendo rassegne eclettiche tra teatro dialettale e contemporaneo, danza e musica, in ospitalità e in produzione; non mancano anche progetti di educazione alla spettatorialità.

A curare la rassegna della Stagione teatrale Off del De André è Enrico Lombardi, fondatore dell’associazione Quinta Parete, con l’obiettivo di portare in scena una proposta più contemporanea, strizzando l’occhio ai giovanissimi della provincia, alcuni di questi allievi dei corsi di teatro tenuti da Quinta Parete stessa.

Topi: dal g8 di genova una Storia nella storia

La scena si apre e si conclude con le macerie perché la sensazione riguardo i fatti del G8 di Genova è proprio questa: confusione, mistero, non detto, sommerso. Una stanza a soqquadro di cui si è chiusa la porta a chiave per evitare di mettere a posto. È proprio una casa la vera protagonista della pièce, l’ordinata dimora del signor Canepa (Ermanno Pingitore), che non pronuncia molte parole oltre «pronto? – si – no – ma – va bene – arrivederci» mentre aspetta trepidante l’arrivo di un fatidico sabato in cui ospiterà per cena probabilmente dei colleghi.

Le vere parole le pronunciano Stefano Rocco e Claudia Russo, figure nere che interrompono la finzione (se così si può chiamare) del signor Canepa per raccontare quello che sta accadendo fuori dalla porta di casa, a Genova nel 2001. Rocco e Russo sono apparentemente invisibili per Canepa, sono la Storia, quella delle guerre, dei grandi della Terra ma anche delle testimonianze dei singoli, che sembra lontana dalle nostre biografie ma che in realtà ci compone, ci forma, si insinua tra le pareti e gli oggetti, si tramuta come Rocco e Russo ora in muri portanti per una mensola, ora in mobiletti su cui poggiare telefoni fissi.

Usine Baug mette in scena una “infestazione”

Ma non basta chiudere le porte e le finestre immaginarie della casa (i cui gesti Canepa compie con l’aiuto dei rumori mimetici di Emanuele Cavalcanti) per lasciare il mondo fuori. Nuovi inquilini si manifestano, come spuntati dal nulla, all’inizio invisibili: una qualche ditta di disinfestazione della città avverte Canepa e lo aiuta a liberarsene inviandogli strumenti via via sempre più letali, lasciandoli davanti l’uscio di casa.
Qualche mela morsicata, pacchi di pasta rosicchiati, squittii sinistri dietro le poltrone, tanto che il vero topo in gabbia sembra proprio Canepa, imprigionato nelle sue paranoie che non hanno né zampe né coda. Anche perché i topi, una volta palesati, ci si accorge che sono troppo grossi per una trappola alla Tom & Jerry.

Quando Canepa non c’è, i topi sono veri e ballano: luci strobo, musica techno, teste di ratto e vestiti ben puliti e stirati. Ma nonostante il loro aspetto così appariscente Canepa non potrà liberarsene facilmente. Nel tentativo di renderla sempre più accogliente per i famigerati ospiti di sabato, la casa al contrario diverrà scenario di guerriglia, di nevrosi sino al drastico utilizzo di un gas tossico/macchina del fumo che inonda Canepa, i topi e gli spettatori tutti, ma non farà nessun morto. Suonano al campanello!

Topi: un’indagine sui rapporti fra potere e repressione

Tutto sembra stare per iniziare quando il buio inonda il palco, quando si percepisce che gli ospiti sono dietro la porta, pronti finalmente per essere accolti. Sono i fatti del 2001 che non trovano risposta seppur degli stessi si possegga un vasto immaginario, di chi c’era ed era già adulto, di chi era preadolescente, di chi era bambino, anche di chi non era neanche nato. E l’impegno, la responsabilità che Usine Baug si prende è maggiore di quanto l’istruzione, lo Stato italiano stesso si prenda ogni giorno nei confronti di un avvenimento così oscuro, così complesso; proprio adesso che nelle strade, nelle piazze si parla di repressione, con manganelli e denunce e soprusi, ora su giovani manifestanti pro Palestina, ora su altrettanto giovani guineani (proprio nella vicina Modena).

Con responsabilità si intende discutere, analizzare in questo caso con il linguaggio teatrale (e la presa in causa di molti altri, da quello cinematografico a quello televisivo e radiofonico, nei montaggi audio che riempiono lo spazio attraverso una distribuzione peculiare delle casse).

L’obiettivo? Creare una testimonianza, nell’atto di presenza che è la messa in scena e nella richiesta, alla fine dello spettacolo, da parte dello stesso collettivo di lasciare per iscritto su un banchetto fuori dalla sala una traccia di quella storia, della Storia, che possediamo dentro di noi, da inserire in futuro se necessario nella drammaturgia, materia viva.

Per continuare una riflessione, una analisi. Per non concluderla mai.

Visto il 15 marzo

Topi: dati artistici

Regia e drammaturgia Usine Baug

Con Claudia Russo, Ermanno Pingitore, Stefano Rocco

Luci e tecnica Emanuele Cavalcanti

Assistente alla scenografia Arcangela Varlotta

Produzione Usine Baug e Campo Teatrale

Con il patrocinio di Amnesty International

Spettacolo Finalista In-box 2023

Premio Scenario Periferie 2021

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF