THE CITY @ARENA DEL SOLE – Grazie Martin Crimp

Dal 14 al 17 marzo in scena all’Arena del Sole The City di Martin Crimp per la regia di Jacopo Gassmann. Spettacolo oscuro, asciutto, affilato, assolutamente attuale.

tHE cITY DI MARTIN CRIMP

Chris e Clair sono una coppia borghese apparentemente perfetta, ma non esiste alcun dialogo tra di loro. Non aspettiamoci però il freddo teatro da camera novecentesco, qui stiamo parlando di Martin Crimp.

Crimp è un importante esponente del teatro contemporaneo inglese, è stato spesso associato contro la sua volontà al violento e rivoluzionario movimento In-Yer-Face, e non è difficile capire perché. The City è una commedia inquietante ed oscura. È come se il teatro dell’assurdo di Pinter tornasse a prenderci a schiaffi in faccia.

The City è il delirio di due persone che camminano su un filo per tenere insieme le proprie carriere e la famiglia, fallendo miseramente. Nel frattempo, la pressione di una vicina invadente, l’infermiera Jenny, che parla di una guerra misteriosa e terribile.

Tra i due coniugi s’insidia la gelosia, la minaccia di eventuali amanti. Ma due persone così distrutte non sarebbero nemmeno in grado di tradirsi. Le tante conversazioni tra Chris, Clair e Jenny durano un’eternità perché i personaggi riescono a malapena a trattenere l’imminente esaurimento nervoso, come in una pentola a pressione. Unico momento di lucidità lo dà la figlia di Chris e Clair, inquietante ma pura.

Alla fine i coniugi soccomberanno sotto la pressione delle aspettative di un mondo crudele che non perdona la minima ingenuità.

 “è una conversazione normale ma C’è una corrente elettrica nella testa

The City è un testo scritto nel 2008, in piena crisi economica, e rende perfettamente l’incertezza di chi non ha più appigli lavorativi, familiari, emotivi. Il testo è meravigliosamente verboso e non ha paura di annoiare o smania di imboccare il pubblico con tanti spiegoni. I personaggi si prendono il proprio tempo nelle loro conversazioni apparentemente quotidiane e con estrema calma fanno emergere tracce di tensione letale.

Jenny parla ella guerra e dei nemici, aggrappati alla vita e che per questo sono da uccidere”. Esattamente come Chris e Clair forse, persone da schiacciare perché attaccate alle apparenze per non mostrare le proprie fragilità. Jenny dice che i “nostri” soldati ammazzano tutti senza motivo. Estremamente attuale.

“Costringimi a baciarti”

Claire mette continuamente alla prova la mascolinità di Chris, si sfoga su un poveretto che a perso il lavoro e non riesce ad essere né un buon marito né un buon padre. C’è molta tensione tra di loro ma non sessuale, è disprezzo, invidia per i successi dell’altro, odio profondo. Lui parla troppo eprché è un nevrotico insoddisfatto, sembra un sfogo alla Osbourne.

Nell’ultima scena i nostri protagonisti cercano di nascondere la propria disperazione con l’ipocrisia di un natale patinato, ma ormai Clair è impazzita, tengono il decoro con i denti davanti a Jenny che sembra non vedere l’ora di assistere alla loro fine.

Anche Clair si è lasciata fregare da un sistema di cui si fidava, non è una lady di ferro come voleva apparire, ha ceduto alle pressioni come il marito.

“mi dici che mi ami solo perché’ non stai bene”

Gli attori che vediamo in scena sembrano uscire direttamente dal testo di Crimp tanto sono azzeccati.

Lucrezia Guidone è perfettamente convincente sin dalla prima battuta di Clair, vera ma non realistica, esattamente come vuole il teatro.

Christian La Rosa è fragile, tenero e teso come una corda di violino, un perfetto Chris. Lo vediamo ossessivamente attaccato ai simboli dei suoi lavori: la valigetta, la divisa, come molti suoi contemporanei ha il terrore di perdere nuovamente il lavoro.

Che bella la tensione tra questi due attori così capaci, è snervante e stupefacente vedere come le loro parole non corrispondano mai al loro linguaggio del corpo, in un’eterna lotta per mantenere una normalità in un mondo che normale non è più.

La Jenny di Olga Rossi è crudele e snervante, perfetta.

La giovnaissima Lea Lucioli incarna molto bene la purezza della bambina di due genitori isterisci. A momenti smebra lei a tenere tutto in poeidi in quella casa così inospitale.

Sia nel testo di Crimp che nella regia di Gassmann il pubblico è escluso, non è coinvolto, e per assurdo questo ci spinge a prestare più attenzione, quasi per ripicca.

un bianco accecante che ingoia tutto

L’enorme spazio scenico è completamente bianco, asettico come l’ospedale in cui Jenny dice di lavorare.

Un pannello bianco semitrasparente scende tra gli attori e il pubblico nei momenti di maggiore tensione, mettendo ancora più distanza tra le due parti. È come se i personaggi volessero, senza riuscirci, nasconderci la vera miseria della loro vita.

La regia luci è straordinaria, ogni minima variazione del colore arriva di soppiatto come un predatore e prima ancora che ce ne rendiamo conto ha trasformato il volto degli attori in maschere grottesche, ovvero ciò che sono realmente.

grazie crimp

In conclusione, Gassmann è riuscito a portare in scena con successo un testo così complesso.

Gli attori non sono da meno: recitare il contemporaneo non significa declamare ma non significa nemmeno sfiatare. Ormai si vede raramente una tale padronanza e calibratura della propria tecnica attoriale.

Nel finale dello spettacolo Clair scrive nel diario che avrebbe dovuto dar via. In esso vorrebbe scrivere tutto, parlare della propria vita come se fosse finzione, vuole distaccarsene, alla fine non ci riesce, ma non riuscendo a scrivere in realtà dice tutto. Nessuno di loro ha purtroppo più nulla da dire e devono farsene una ragione.

Siamo grati a Gassmann per averci portato questo testo straordinario, che ormai ha quasi 20 anni ma che rispetto alla programmazione classica italiana sembra proiettarci nel futuro.

crediti

di Martin Crimp 

traduzione Alessandra Serra 

regia Jacopo Gassmann

con (in o.a.) Lucrezia Guidone, Christian La Rosa, Lea Lucioli, Olga Rossi

scene e costumi Gregorio Zurla
luci Gianni Staropoli
disegno sonoro Zeno Gabaglio
movimenti Sarah Silvagni
video Simone Pizzi
regista assistente Stefano Cordella
direttore di scena e capo macchinista Ruben Leporoni
capo elettricista e datore luci Fabio Bozzetta
fonico Alberto Irrera
sarta realizzatrice e di scena Lucia Menegazzo
scene realizzate da FM Scenografie
impianto led realizzato da Best Light srl
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Teatro dell’Elfo, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE – Teatro Piemonte Europa
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco – Clinica Moncucco e Clinica Santa Chiara

foto di Luca Del Pia

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