TENEREZZE @ Cirkoloco: bomba libera tutti

"DORA, SCHREBER E I TOPI" di Chiara Guarducci e "LE SABBIE NOBILI" di Francesco Mancini, aprono la rassegna teatrale (Te)nerezze drammaturgia a filiera corta al Cirkoloco di Firenze. Due spettacoli capaci di sviscerare un'intimità scomoda e senza censure, facendo attraversare al pubblico il proprio mare mosso. Dalle nevrosi e psicosi di tre casi di Freud alla follia mistica amorosa. Voragini, torsioni e ottovolanti conditi di grottesco e ironia. Musicalità nelle drammaturgie e nelle interpretazioni. Il primo spettacolo distingue le anime ritratte a picco con linguaggi diversi, dai ritmi mimetici alle pulsazioni dei pensieri. Il secondo alterna canzoni originali e narrazione di uguale forza espressiva. Due lavori con un comune denominatore: la psiche e la psicanalisi. Dopo le interviste agli autori, su Gufetto vi raccontiamo i primi due spettacoli in scena (Martina Corsi e la stessa Chiara Guarducci).

 

di Martina Corsi – Un’attrice, Laura Cioni, tre personaggi, tre monologhi, tre casi di Freud: DORA, SCHREBER E I TOPI, il primo spettacolo della rassegna. Gli spettatori si trovano di fronte alle confessioni di tre pazienti come in una seduta collettiva di psicanalisi. Il primo personaggio ad arrivare è Dora che tra una sigaretta e l’altra racconta in un andirvieni di flashback il conflitto con il padre smascherando intrighi familiari che fanno rabbrividire. Dopo irrompe l’uomo dei topi con una gabbia in testa, delirando esce fuori il nucleo delle sue ossessioni: padre, morte e sessualità. La seduta di analisi si conclude con Schreber, che indossa una vesta azzurra e una corona a raggiera dorata, nel suo delirio crede di fare la stessa esperienza della Vergine Maria e ci trasporta nell'immaginaria mutazione del suo corpo in quello di una donna. Ritmi e linguaggi distinti: Dora è realistica, lucida e vera nella sua narrazione, l’uomo dei topi è grottesco e frenetico nel flusso di manie, e restiamo incantati dallo stile sublime e poetico della schizofrenia di Schreber.
In scena è presente solo una sedia, niente musica, solo l’esperienza sconvolgente dei tre protagonisti sotto una luce gialla. Un’unica attrice, Laura Cioni, per interpretare questi personaggi così complessi e diversi tra loro. Ogni volta dietro a una tenda si cambia e come un camaleonte in un attimo diventa altro. La Cioni riesce a farci entrare con grande disinvoltura in un nuovo mondo, facendoci provare ribrezzo, compassione, tenerezza per tutti.
Ogni gesto, ogni sguardo è preziosissimo. La forza della rappresentazione passa dai piccoli dettagli: una sigaretta, una gabbia, un manto azzurro. La drammaturgia è un crescendo di turbamenti, allucinazioni e pazzia. Dal realismo del monologo di Dora, offesa dalle ipocrisie, finiamo nella dimensione mistica e fuori controllo di Schreber.
Il centro dello spettacolo è la malattia mentale vista come una sensibilità particolare, estrema, che permette di guardare i desideri, le paure, le solitudini, la vita senza peli sulla lingua, senza vergogna, senza timore di essere giudicati. La fragilità tocca tutti nel profondo. DORA, SCHREBER E I TOPI è capace di tirare fuori il vivo di tre anime dal materiale scientifico di studi trascritti da Freud un secolo fa. Lo spettatore si avvilisce col cinismo di Dora, ride di fronte all’ironia grottesca dell’uomo dei topi e poi si sente morire, e rimane senza fiato, completamente rapito dalla visionarietà di Schreber: ne viene fuori un’ora e mezza piena di grandi suggestioni, sempre mutevoli, inconsapevolmente siamo finiti dentro un turbine di emozioni da cui è difficile uscire indenni.

 

di Chiara Guarducci LE SABBIE NOBILI Teatro-rock a uso postipnotico. Tra affondare e volare. Lo spettacolo si nutre di un magmatico materiale autobiografico ed è una coinvolgente opera rock che condensa la poetica di Francesco Mancini, portando all'essenza i suoi temi ricorrenti: mistica della fusione erotica, dipendenze orticanti e fobia dei vincoli sentimentali. In scena l'attore con l'anima rock, soul e punk e il forte impatto della sua presenza fisica e vocale.
SABBIE NOBILI è un'impronta tragicomica sulla fine di una storia d'amore: "l'unica storia che ho avuto c'era Drive-in alla televisione". Lo psicanalista, Simone Drago alla chitarra elettrica, con una funzione strategica nello spettacolo, riporta a terra il protagonista e tempera le esplosioni e la sua vocazione a “eternarsi nell'immediato".
Un linguaggio viscerale e visionario quello di Mancini che ci porta dentro ad un amore che si trasforma in incubo. Il dilemma è: c'è qualcosa dopo il culmine? Chi sa uscir da sé, graziato, si fonde con l'altro. Ma quando l'esperienza svanisce nella carne resta quello struggimento infinito. E il deserto è più deserto che mai.
Il cuore dello spettacolo è Sonia, questa icona del passato che rappresenta la sorgività stessa dell'amore: “una martellata”, “uno schianto”, "un fiume di donne". E il fiume continua a traboccare rigenerando libido, dubbi, domande. Dopo la parte orgasmatica scende una dolcezza, una malinconia sia nel testo che nelle scelte musicali. L'assoluto incombe irripetibile, contrario alle rogne della quotidianità e ai meccanismi di relazione. Entrano a gamba tesa gli effetti collaterali del possesso e assalito dall'ennesima scenata di gelosia di Sonia – scena di irresistibile comicità – il protagonista ricorda il giorno in cui l'ha lasciata. Poi all'orizzonte ne appaiono altre, però “io la coppia no”, a cui segue lo scroscio di un momento delirante parodico in cui l'io narrante si libera dall'ossessione di essere inglobato, ipnotizzato, posseduto attraverso la magia.
Assistiamo a un commovente inginocchiamento simbolico al sacro del femminile, in fondo all umanità e al creato: la madre. E un fuori scena a sorpresa, un gospel esaltante dove la liberazione dai sensi di colpa è totale, poter dire che si è narcisi, infantili, insaziabili "perchè Dio è scandalosamente giovane". Le canzoni, dai testi poetici e graffiati, spaziano musicalmente dalle sonorità new-wave anni 80 al jazz, dal rock anni 80-90 al blues. Anche l'interpretazione delle parti parlate è ritmica. La band è brava ed affiatata. Abbiamo l'impressione di tornare agli anni in cui la musica aveva qualcosa da dire.

 

Info:

“Dora, Schreber e i Topi”
di Chiara Guarducci
diretto e interpretato da Laura Cioni
oggetti scenici di Olimpia Bogazzi
Cirkoloco

25 gennaio 2020

“Le Sabbie Nobili”
Teatro-Rock ad uso postipnotico
di e con Francesco Mancini
musicato da Simone Drago
narrazioni e voci Francesco Mancini
contrappunti dialogici, chitarre e voci Simone Drago
batterie e percussioni Simone Vignoli
bassi Dario Baldini
Cirkoloco
8 febbraio 2020

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