CONTEMPORANEA FESTIVAL @ Città  di Prato: teatro grammatica dell'altrove

Dopo i reportage sui primi giorni di apertura del Contemporanea Festival, nuovo resoconto sulla maratona di eventi del penultimo giorno in cui si sono susseguiti coreografie, conferenze-spettacolo e messe in scena capaci di legare con un indissolubile filo rosso i 3 luoghi delle rappresentazioni: dal Fabbrichino per la coreografia di Marco Chenevier, Purgatorio, ovvero aspettando il Paradiso, al Metastasio per Memento Mori di Sergio Blanco passando per l’incontro intitolato L'angelo e la mosca con Massimiliano Civica presso lo storico Palazzo Datini. Una nuova esperienza immersiva nella drammaturgia fatta di voce, di corpo, di letteratura e di filosofia.  

Non si può dire non sia stata coesa, la serata di sabato del Contemporanea Festival a Prato. Tre proposte performative diverse ma un solo filo sottile: l’altrove. Il rapporto denso e confuso e ondeggiante tra reale e irreale, che forma il comandamento incrollabile e la mutevole realtà del teatro. Purgatorio, ovvero aspettando il Paradiso, il primo spettacolo in scena al Fabbrichino, trasferisce in carne il passaggio e il salto di dimensione: come le piume nere del peccato che il danzatore esibisce si dissolvono nella pioggia di liquida purificazione, così il corpo di carne del danzatore testimonia, con fatica dolorosa ed alto stile, l’eterno tentativo di superare il limite, di andare altrove. Verso il monte del Purgatorio, certo, ma anche verso un altro limite, verso un irreale reale che sposa la contorsione e la fatica, il salto e la trascendenza, il volo e lo slittamento, per illuminare l’economia e la grazia indicibile di un solo gesto. Marco Chenevier presta il suo corpo di atleta alla performance e rende viva la fatica di Dante che deve trasportare il carico della sua condizione di vivente sui balzoni del monte dove è duro salire per “chi va senz’ala”. Eppure, tramite la lotta di lui contro se stesso, tutti noi adempiamo la promessa, e dilatiamo il limite – e saliamo. Una salita mistica, potremmo dire. “Che cos’è la mistica? Non lo so. Che cos’è il teatro? Non lo so”, dichiara ironico Massimiliano Civica, iniziando la sua conferenza – spettacolo L’angelo e la mosca a Palazzo Datini. Le storie di Baal Shem Tov, dei rabbi dello Chassidismo, le storie dei Sufi e le poesie di Rumi tendono fili sottili di metafora, di parabola, di paragone; dovrebbero spiegarci il teatro, mentre naturalmente ci spiegano la vita. Civica le accavalla con generosa prodigalità, le riversa fornendo di alcune una precisa spiegazione, ma di molte altre limitandosi ad un gesto di offerta libera, inclinando una cornucopia di storie e di parole regalate senza posa perché, come una di esse ci spiega, non è facile uscire dalla selva in cui siamo smarriti. Bisogna invece addentrarvisi, perché solo dopo un’esperienza profonda dello smarrimento ci sarà possibile riconquistare lucidità e luce. In piedi dietro il leggio, Massimiliano Civica rifiuta ogni barocchismo e dice ciò che deve dire con spoglia padronanza e con una sprezzatura raffinatissima che ammette talvolta, addirittura, lo sbaffo della dizione, perché è un personaggio che al di là del leggio ci parla, ironico e sommesso, nel suo generoso donare. Un interprete che vive e realizza un incontro, uno più un altro, un incontro che fa saltare di dimensione, e rende viva la magia di un concetto superiore al vieto canone dell’immedesimazione. Attore e personaggio insieme (e il totale supera la somma delle parti)  rifiutando calcoli banali ed effetti risaputi, rifiutando la logica della scelta prevedibile, esemplificano meglio che in qualsiasi altro modo, contemporaneamente, che cosa significa mistica, che cosa significa teatro.

E mistica e teatro ci seguono verso lo spettacolo finale: Memento mori dell'uruguayano Sergio Blanco, in scena nella rinnovata platea del Teatro Metastasio. Un tavolo spoglio, il testo stesso, un libro: una serie di splendide e allusive fotografie che rendono lo sfondo del palco mostra d’arte e museo, poche, conosciute canzoni. Tutto qui. Sergio Blanco pronuncia trenta paragrafi e un epitaffio per attuare una scommessa sovrumana: dire l’indicibile, rappresentare l’irrappresentabile. La morte è indicibile, impronunciabile, ci vuole una lingua altra, come il tedesco per Cechov che in agonia disse “Ich sterbe”, servendosi del tedesco per entrare nel mistero. Oppure un codice altro, perché forse solo la poesia descrive l’ultimo viaggio e i suoi sensi e nonsensi, che tutti noi siamo chiamati a sperimentare. Perché, ovviamente, nessuno si dimentica di morire. Come dire la morte, dunque? Per immagini. Un sostegno semi-spezzato, su cui nessun cartellone pubblicitario si appoggia più, può esserne icona oppure “qualcosa al bordo di qualcosa”. Paese sconosciuto  che dobbiamo deciderci a esplorare, la morte è capace di spingersi in esplorazione a sua volta, invade i nostri territori, ci porta via chi amiamo (“esistono esseri che non dovrebbero morire”). Si fa respirare dai nostri alveoli col fumo dei roghi, ci conquista, si fa desiderare, erotizzare, bramare, è la parte concava della nostra vita. Proprio quest’ultimo sapore a metà fra rose e cenere è il pregio finale di uno spettacolo fin troppo asciutto, fin troppo capace di durezze e stridori, impreciso talvolta nelle citazioni, ma che alla fine si rende interessante perché sussurra un segreto: momento per momento, contempliamo il profilo della nostra morte. Rifiutarla non è possibile, sarebbe un no alla parte più segreta e più viva della vita. Un altro tassello del mosaico di misticismo, ineffabilità, dolore, speranza e teatro che Contemporanea festival ha confezionato in questa sua giornata infinitamente fortunata.

INFO 

Sabato 26 settembre – Teatro Fabbrichino

PURGATORIO, OVVERO ASPETTANDO IL PARADISO

coreografia e danza Marco Chenevier

tecnica Andrea Sangiorgi

scenografia Michel Favre  

 

Sabato 26 settembre – Palazzo Datini

L'ANGELO E LA MOSCA 

Commento sul teatro di grandi Mistici

conferenza/spettacolo a cura di Massimiliano Civica

produzione Fondazione Teatro Metastasio di Prato

foto Ilaria Costanzo

 

Sabato 26 settembre – Teatro Metastasio

MEMENTO MORI o la celebracion de la muerte

testo, regia e interpretazione Sergio Blanco

progettazione e visual design Philippe Koscheleff

fotografie Matilde Campodonico

produzione generale e circuitazione Matilde Lopez Espasandin

produzione Marea 

sopratitoli a cura di Prescott Studio da una traduzione di Sergio Blanco
si ringrazia il FIT Festival di Lugano per la traduzione in italiano

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