CUSCUNÀ, OLD TROUT, FAMILIE FLÖZ @Teatro Fabbricone e Politeama pratese: la mirabile triade del teatro di figura

La città di Prato ha inaugurato il nuovo anno con 3 interessanti appuntamenti in due dei suoi teatri principali. Il cartellone del Teatro Metastasio ha proposto all’ormai storico Fabbricone LA SEMPLICITA’ INGANNATA, lavoro di Marta Cuscunà dalla trilogia Resistenze Femminili, per poi passare alla Prima Nazionale di FAMOUS PUPPET DEATH SCENES, ad opera della compagnia canadese The Old Trout. Nella stessa settimana il Politeama Pratese, che ha mirabilmente arricchito e diversificato l’offerta artistica e drammaturgica sotto la direzione di Beatrice Magnolfi, ha ospitato per la prima volta a Prato l’ormai celebre compagnia tedesca Familie Flӧz con HOTEL PARADISO. Una full immersion nel teatro di figura contemporaneo che ci offre l’occasione per una riflessione su un genere talvolta bistrattato ma profondamente umano.

La maschera: non solo un alter ego

Marta Cuscunà e i suoi pupi di teatro di figura (foto di Alessandro Sala)

Inutile raccontare del ruolo della maschera, atavico alter ego dietro il quale potersi celare per fare, dire, giocare recuperando l’ingenuità dell’infanzia ma con la malizia e talvolta il cinismo dell’età adulta. Ad una maschera si possono affidare i propri desideri oppure i propri sentimenti senza il rischio di restare delusi da un fallimento o magari senza quel pudore che trattiene le emozioni, filtrandole ed impoverendole. Esperienze più e meno recenti ci hanno offerto messe in scena in cui le maschere evocano o addirittura incarnano, anche oniricamente: dalla Medea di Tiezzi al Greco di Siracusa al Chi ha paura di Virgina Woolf di Latella, dove il coniglio enigmatico e silenzioso ritorna ricordandoci quello de La Signorina Else sempre di Tiezzi. 

Alle maschere la responsabilità dei fatti

Le recenti esperienze vissute a Prato al Fabbricone e al Politeama, ascrivibili al cosiddetto genere del teatro di figura, si pongono ad un livello in cui alla cartapesta e alle stoffe si affida la concretezza dei fatti, siano essi storici come per Marta Cuscunà, oppure puramente inventati come per i Famous Puppet e Familie Flӧz. La maschera non fa il suo ingresso dall’esterno ponendosi su un piano semantico altro. La molteplicità dei piani perde la propria sequenzialità per perdersi in un caleidoscopio capace di inghiottirci come l’Alice di Carroll e poi catapultarci in un altrove. Realtà o fantasia?

Marta Cuscunà e la tenacia delle sue clarisse

Marta Cuscunà e i suoi pupi di teatro di figura (foto di Alessandro Sala)

Con LA SEMPLICITA’ INGANNATA la nostra rocambole finisce nella Udine del Cinquecento dove un monastero di Clarisse giunse a diventare centro di formazione sovversiva, capace di aprire le menti attraverso testi dichiarati proibiti dalla Santa Romana Chiesa. Un luogo di contestazione che divenne emblema di una Resistenza fatta di cultura e di conoscenza, capaci di sconfiggere anche l’ottusità oscurantista dell’Inquisizione fino alla diaspora finale che indebolì le mansuete protagoniste lasciando però una traccia profonda ma non abbastanza indelebile. Marta Cuscunà, infatti, si fa portavoce di una condizione femminile ancora troppo subordinata, bisognosa di cambiamenti coraggiosi; non solo semplici ribaltamenti linguistici di genere ma prese di coscienza in grado di accendere la luce della ragione ed aprire la strada a nuove opportunità.

Il potere comunicativo dei corpi dei Familie Flӧz

Teatro di figura con i Familie Floez – Hotel Paradiso (foto di Marianne Menke)

Decisamente meno antico ma pur sempre retrò è invece l’HOTEL PARADISO dei Familie Flӧz, in grado di animare la reception di un tipico albergo di montagna a gestione “contestabilmente” familiare rovinata dalle dinamiche capricciose e a tratti drammatiche tra i protagonisti. Una fitta trama di relazioni pronta ad arricchirsi ed intricarsi all’arrivo di nuovi ospiti o potenziali clienti capaci di amplificare le idiosincrasie o le complicità in un continuo scambio di energie e di emozioni prive di voce ma impreziosite dalla straordinaria comunicatività mimica degli artisti. Non mancano nemmeno la morte o la mestizia seppur relegate ad un dietro le quinte dove alla immaterialità dell’impianto dialogico si unisce l’immaginazione evocata dai suoni e dai corpi. 

L’eterna giostra vita-morte nelle marionette di The Old Trout

La morte diventa a sua volta protagonista assoluta nel teatrino dei FAMOUS PUPPET, marionette e personaggi che nelle abili mani delle attrici (Louisa Ashton, Aya Nakamura, Teele Uustani) sembrano giocare con la vita fino a sfidarla, perdendo sempre in una lotta decisamente impari. Anche quando sembrano scamparla, il loro macabro destino le insegue con pertinacia in una giostra di scambi che vede intervenire anche le attrici in carne ed ossa sul proscenio, al di là del limite del siparietto in una contaminazione delle realtà che scorre con grande naturalezza. Scena dopo scena, la morte è sempre più parte integrante della vita che prepotente si fa carne e cartapesta mentre i fili, le mani o i corpi stessi delle artiste insufflano linfa e ironia. Perché in fondo imparare a ridere della fine, deridendola, ci aiuta a vivere meglio. Solo alle marionette si può però affidare l’oneroso compito con incoscienza e impudicizia.

Marionette & co.: interpreti delle emozioni umane

The old Trout con i pupazzi di teatro di figura in FAMOUS PUPPET DEATH SCENES (foto di Jason Stang)

La voce per i pupazzi estremamente evocativi della Cuscunà, mani e corpi per i surreali e a volte irriverenti Puppet canadesi, mimica corporea per le maschere tanto naturali quanto grottesche all’hotel dei Flöz: seppur nella diversità della forma, le figure sul palco hanno preso vita dall’abilità degli artisti e delle artiste di interpretare, di giocare ad un interscambio tra la materia originariamente inanimata e una umanità che finalmente ha l’occasione di parlare e di esprimersi. Il risultato è un esperimento antropologico capace di esorcizzare, di pescare e di stravolgere le emozioni, scompaginandoci davanti agli occhi tutto il pantone delle esperienze umane. Perché in fondo tutto può essere ricondotto all’eterna dicotomia vita-morte, che non a caso la stagione del MET richiama esplicitamente, per riuscire a leggere e a capire il mondo, fuori e dentro. 

I forti contrasti e il potere evocativo di Marta Cuscunà 

Nella diversità e nella varietà delle messe in scena, musiche e suoni hanno comunque sempre armonizzato i colori, le sfumature e i chiaroscuri, come un filo sottile ma molto resistente capace di comporre un arazzo multicolore. Per le clarisse di Udine la cromia emerge dalle fioche luci che tentano di illuminare i bui corridoi del convento così come la voce di queste donne coraggiose cerca di rischiarare l’oscurantismo culturale del tempo. La voce di Marta Cuscunà, sempre egregiamente ed efficacemente modulata per ognuno dei pupi in scena, emerge dalle bocche regalando alla fissità degli occhi di ognuno la capacità di suggerire, di esprimere, di rivelare, insieme ad alcuni piccoli particolari – geniale il ciuffetto riccio sfuggente sulla fronte di una delle monache. Ogni pausa è perfettamente congegnata e il risultato finale fa bene al cuore, lasciandoci migliori di come siamo entrati in platea.

Dai Puppet la capacità di ridere della morte

Si stagliano invece accesi e vivissimi i colori dei Puppet canadesi, mescolandosi all’uniformità prevalentemente scura della scenografia. Come in un cielo nero e profondo l’aurora boreale compare improvvisa, potente, irregolare, così gli abiti e le luci del teatrino delle marionette compaiono senza soluzione di continuità provocando un continuo effetto sorpresa. The Old Trout sono state in grado di rappresentarci la crudeltà e la cattiveria, spesso gratuite e foriere di morte, scatenando ilarità nei nostri occhi, quelli di un pubblico complessivamente partecipe come un bambino.

Il congegno perfetto di HOTEL PARADISO 

Teatro di figura con i Familie Floez – Hotel Paradiso (foto di Marianne Menke)

Nessuna tonalità di grigio o di nero compone invece il variopinto quadro dell’Hotel Paradiso, dove i sentimenti e le emozioni assumono sempre cromie vivaci, piene di luce anche laddove i personaggi a tratti si minacciano o si scontrano. Solo giocando con le sfumature sono creati profondi chiaroscuri a fronte, invece, della fissità delle maschere mentre ogni singola parte del corpo aggiunge una pennellata decisa e precisissima, equilibrata a tal punto che non si potrebbe davvero immaginare di meglio. 

Marionette & co.: allontanarsi da noi per guardarci meglio

Da sempre la marionetta e le sue varianti sono considerate feticci infantili, oramai vetusti giochi che non si comprano più e destinati a restare in una vecchia cassapanca di ricordi. Non c’è spazio per loro nelle vite dei nostri bambini o di noi adulti. La triade cui abbiamo avuto il privilegio di assistere ci dimostra che possono invece aiutarci a dare voce ad istinti, emozioni, contestazioni e a quei non detti destinati a restare tali per convenzione o per consuetudine, anche culturale. Ascoltarle ci rende più responsabili e più consapevoli riuscendo a scompaginare noi stessi su un piano di fantasia, di ludicità, anche farsesca, per costringerci al confronto e alla lettura di noi privandoci allo stesso tempo di un antropocentrismo che può distrarre e addirittura distruggere. La dose di fantasia del teatro di figura diventa così quello spazio di libera contestazione dove sentirsi liberi, dove una risata nasconde una profonda catarsi. È in fondo sempre e comunque la magia del teatro che non finisce mai di sorprenderci.

LA SEMPLICITA’ INGANNATA

Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine

di e con Marta Cuscunà
assistente alla regia Marco Rogante
disegno luci Claudio “Poldo” Parrino
disegno del suono Alessandro Sdrigotti
realizzazioni scenografiche Delta Studios, Elisabetta Ferrandino
co-produzione Operaestate Festival Veneto e Centrale Fies

Visto al Teatro Fabbricone il 20 gennaio 2024

FAMOUS PUPPET DEATH SCENES

creato e concepito dal gruppo The Old Trout PuppetLouisa Ashton, Peter Balkwill, Paul Bezaire, Don Brinsmead, Mitch Craib, Nicolas Di Gaetano, Jen Gareau, Pityu Kenderes, Bobby Hall, Sam Hindle, Teddy Ivanova, Viktor Lukawski, Sarah Malik, Cimmeron Meyer, Aya Nakamura, Amelia Marie Newbert, Nicole Olsen Grant-Suttie, Judd Palmer, Stephen Pearce, Mike Rinaldi, Tim Sutherland, Teele Uustani 
con Louisa Ashton, Aya Nakamura, Teele Uustani
regia Peter Balkwill, Pityu Kenderes, Judd Palmer
palcoscenico Beatrice Galloway
costumi Jen Gareau
luci David Duffy
suono Mike Rinaldi
traduzione Giulia De Gasperi
produzione The Old Trout Puppet Workshop
Spettacolo internazionale in collaborazione con Gruppo Colle
PRIMA NAZIONALE

Visto al Teatro Fabbricone il 25 gennaio 2024

HOTEL PARADISO

con Anna Kistel, Marina Rodriguez Llorente, Melanie Schmidli, Matteo Fantoni, Sebastian Kautz, Daniel Matheus, Frederik Rohn, Fabian Baumgarten, Thomas Rascher, Nicolas Witte
regia Michael Vogel
Produzione Familie Flöz, Theaterhaus Stuttgart, Theater Duisburg

Visto al Teatro Politeama Pratese il 27 gennaio 2024

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF