KILOWATT FESTIVAL @Sansepolcro: storie di tutti, storie di nessuno

Dall’ufficio accoglienza al Teatro della Misericordia comincia il mio viaggio al termine della notte, accolta dallo staff della biglietteria. Armata di programma, mi dirigo subito al primo spettacolo della mia prima giornata di Festival, all’Auditorium Santa Chiara, in un afoso tardo pomeriggio attraverso l’assolata Piazza del Comune.

Il leitmotiv del Festival è la narrazione del dolore del tempo che nel suo trascorrere porta a tutti noi perdite, ansie. E la perdita è appunto il centro: di memoria (Rimbabimenti) che è il paradiso/inferno, il più cerberesco possibile per un attore; delle persone amate (C’est la vie); di contatto con la realtà (T.I.N.A.); di umanità femminile (Punti di ristoro); del corpo convenzionale per ritrovarne un altro (Nnord, movimento 5); della mente (Eracle, l’invisibile).

Padrino e star del Festival è Roberto Latini che ha ideato 2 progetti per Kilowatt. Con Nnord_Paralipomena e Parerga in 5 movimenti legge testi scritti dagli allievi del “Corso di perfezionamento per Dramaturg internazionale” nel percorso di Alta formazione della “Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro” della Fondazione Emilia Romagna Teatro. Nel movimento 5 vengono letti – L’Angelo di Santo Domingo, di Fabiola Fidanza + Teresa e la NNotte, di Tolja Djokovic” narrazioni di trasformazione e ricerca sul corpo di un uomo e di una donna. Nel progetto immerso di “Carta Carboneprotagonista è lo spettatore-attore, che seguendo il ritmo e le pause di Latini, registra il famoso monologo di Amleto che poi risente comodamente in poltrona in una stanza costruita ad hoc. Ci si sente attori in scena per 5 minuti.

All’Auditorium Santa Chiara va in scena Rimbabimenti di Andrea Cosentino, premio speciale UBU 2018 per la sua Telemomò, accompagnato dagli strumenti e dalla maestria di Fabrizio De Rossi Re. È il racconto impietoso della perdita di memoria per Alzheimer tra i piccoli oggetti quotidiani che svaniscono nel loro nome, nella riflessione scientifica e filosofica einsteiniana fino alla storia personale della perdita di un padre anche con illuminanti frasi aforistiche. Cosentino si sdoppia tra un professore universitario in cattedra che spiega il tempo e la memoria, e un malato di Alzheimer che della memoria non ha più nulla e anche tutto ciò che dice viene dimenticato nell’istante dopo averlo detto. La musica, negli strumenti del Maestro Fabrizio Rossi Re, ha il compito di portare nel mito una storia quotidiana fatta di vita che svanisce e di frasi più umane e comprensibili dei discorsi arzigogolati dello scienziato. Pianoforte, pianola a bocca, cartello lavori in corso, scopino, trombetta, pallina da tennis, post it, calzino, mollette, vestito a righe raccontano la storia di una perdita di memoria e la conferenza sul tempo e la fisica di un fisico con l’Alzheimer che, una volta letto, strappa il foglio con il testo della conferenza. L’intento è quello di fermare il tempo, ridando continuamente i nomi alle cose per riappropriarsi della vita. La drammaturgia è lineare tra frammenti di esistenza, di scienza e musica fino a scoprire la verità di una storia familiare.

Nel Chiostro del Palazzo delle Laudi il Teatro dei Borgia apparecchia Eracle, linvisibile. La compagnia coglie di nuovo l’occasione per affondare nel mito contemporaneo raccontando una condizione di emarginazione e follia, questa volta al maschile. L’ambientazione è quella di una cucina con attorno sedie e tavolini come per i clienti di un bar, voyeur di una vita altrui. Il pretesto è quello dell’Eracle furente di Euripide. La radio è accesa e trasmette ricette in attesa che la tragedia si compia. C’è un crescendo nel racconto in cui da una qualunque vita familiare si passa a un disfacimento sociale, psicologico che qui è declinato al maschile in una chiave di emarginazione mai raccontata finora, tra la preparazione di infiniti pranzi a sacco, infinite citazioni letterarie e non, dove si distingue qualcosa di falso che preannuncia già la fine. Il protagonista è un professore, all’inizio ruffiano e compiaciuto della sua scienza e capacità relazionale fino all’abisso della disgregazione familiare, professionale e psicologica. Mendicità altrui o reale crimine? Non lo sapremo mai. Tutto il suo mondo scompare: le persone, le cose e piano piano anche il denaro che rimane fino all’ultimo l’unico appiglio alla sanità mentale fino a quando anche questi scompaiono come la sua mente si disperde nell’atto estremo, disperatamente furente come l’Eracle di Euripide. Il Teatro dei Borgia continua la sua paradossale attuazione del mito  nelle crude realtà della civilizzazione urbane intessendo questo filo sottile e tragico con il mito archetipico greco. La drammaturgia si snoda intessendo linee e cospargendo semi nascosti con il precipitarsi della fine in un crescendo sia linguistico sia di fluidità emotiva irrazionale che riscatta il naturalismo dell’inizio e costruisce un linguaggio teatrale più connotativamente formalizzato. Nella perdita di tutto il suo falso mondo, alla fine la sua dimora è la macchina, bara metallica della mente oltre che della vita. La tragedia più grande è che nel suo crescente delirio di onnipotenza/impotenza non pensa mai a chiedere aiuto e come Ercole si cambia le magliette del sudore delle sue 7 fatiche da supereroe. La cucina, il cibo diventano metafore dell’autotrofia del suo cervello che come la scatoletta di tonno viene masticato e tutto, comprese le parole, vengono masticate e snervate, anch’esse nella rabbia che cresce sempre di più, follemente sterile e distruttiva come le sue citazioni, come la sua vita e come la sua incapacità di farsi aiutare che poi, forse, è il tratto distintivo della follia.  Cancellato da se stesso, lo è anche dalla società.

La notte del Festival si colora con 2 spettacoli di danza al femminile: Stefania Tansini con“Punti di ristoro e Giselda Ranieri con“T.I.N.A. (there is no alternative). In Punti di ristoro il vuoto mette in scena il ritmo che incalza, la ricerca disperata e dolorosa di un femminile perduto che viene perpetrata in tutti gli elementi naturali e nelle fibre del corpo. Il movimento non è mai danzato, non segue esattamente la musica mentre il corpo risponde alla propria naturale attitudine al movimento in una ricerca viscerale delle radici del femminile umano. Ne risulta una danza sempre più disarticolata e destrutturata con punte di estrema espressività. In T.I.N.A. (there is no alternative) Giselda Ranieri, che abbiamo visto nella prima parte del Festival Inequilibrio 23 di Castiglioncello, passa in rassegna le esperienze ansiogene e deformanti della connessione ininterrotta che spacca la mente, il linguaggio, il corpo, trasformando l’individuo in televisore in un pastiche di una radio che frigge nella ricerca della sintonia: le canzoni e le telefonate senza senso, una lallazione facebookiana e l’uomo ragno che tenta di fare attaccare da qualche parte la sua tela. È un corpo singhiozzato tra io e super io in una messa in scena che nella sua contemporaneità risulta però già un po’ datata.

NUOVI REPORTAGE IN ARRIVO SUL FESTIVAL SARANNO PRESTO PUBBLICATI. Clicca qui per il primo resoconto a firma di Susanna Pietrosanti.

Info

22 luglio Auditorium Santa Chiara

RIMBABIMENTI (primo studio) 

di e con Andrea Cosentino, Fabrizio De Rossi Re

collaborazione alla drammaturgia Dario Aggioli

 

22 luglio Palazzo delle Laudi

ERACLE, L'INVISIBILE 

Teatro dei Borgia

da Euripide

drammaturgia Fabrizio Sinisi

con Christian di Domenico

ideazione e regia Gianpiero Borgia

co-produzione Festival Colline Torinesi, CTB Centro Teatrale Bresciano

ufficio stampa Antonietta Magli

comunicazione Margherita Cristiani

amministrazione Delia Tondo

distribuzione Paolo Gorietti, Marianna Pezzini per Ass. Lucciola

grafica Lella Povia, Roberto D’Introno

 

22 luglio Giardino alla Misericordia

PUNTI DI RISTORO (prima assoluta)

coreografia e interpretazione Stefania Tansini

e con Miriam Cinieri

luci Matteo Crespi

progetto sonoro Giovanni Magaglio, Claudio Tortorici

Produzione indipendente

 

22 luglio Chiostro San Francesco

NNORD_PARALIPOMENA E PARERGA – MOVIMENTO 5

Roberto Latini legge L’Angelo di Santo Domingo, di Fabiola Fidanza + Teresa e la NNotte, di Tolja Djokovic

 

22 luglio Chiostro San Francesco

T.I.N.A. (THERE IS NON ALTERNATIVE)

coreografia e interpretazione Giselda Ranieri

collaborazione artistica Sandro Mabellini

produzione Aldes

con il sostegno di MiBACT, Regione Toscana

in collaborazione con Teatro della Contraddizione

selezione Anticorpi XL

 

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