SOLO QUANDO LAVORO SONO FELICE @ITC Teatro dell’Argine: licenziatevi!

A San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, va in scena Solo quando lavoro sono felice, uno spettacolo di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Maragoni che nasce dal loro primo incontro nel 2021. Dopo la replica il duo dialoga con il pubblico, con la mediazione del direttore artistico della Compagnia Teatro dell’Argine Nicola Bonazzi.

Solo quando lavoro sono felice: o rosico?

Fettarappa e Maragoni compaiono sul palcoscenico dando inizio allo spettacolo a luci accese, presentando se stessi e il tema che tratteranno: il lavoro. Quello che Fettarappa, laureato in filosofia, non ha mai avuto e che probabilmente nemmeno desidera, che invece Maragoni ha terrore di perdere e che si tiene ben stretto a tutti i costi. Incarnano il primo la generazione dei giovanissimi nati disoccupati e il secondo quella ancora precedente, legata a un immaginario del posto fisso come massima aspirazione perché ormai molto raro. Dialogano con ritmi serrati, parole fresche e attente: una satira senza esclusione di colpi che non si conclude con la fine della replica. Una pala e un computer, oggetti che propriamente simboleggiano il mondo del lavoro di ieri e di oggi, sono un monito per il pubblico e i due attori, che si interrogano. È giusto lavorare? Io sono il mio lavoro? E se non ce l’ho chi sono? Successo, aspettative, performance, capitale, produzione, grattacieli e frittate sono i concetti che si vomitano sul palcoscenico, declinati nella visione del ventisettenne Fettarappa e del trentanovenne Maragoni. Seppur spesso in disaccordo, ad entrambi è chiaro lo stesso punto: così non può più andare avanti. Tra “prove di licenziamento” e memorie di antichi fasti di lotta di classe, tra moti di distruzione e rassegnazione, si congedano con due finali, entrambi dirette conseguenze dei loro personaggi/generazione, che eseguono contemporaneamente perché una sintesi non sono riusciti a trovarla. Un jingle molto orecchiabile suonato da Maragoni all’ukulele che nel ritornello recita:”Solo quando lavoro sono felice / solo quando lavoro rosico”.

fotografia di scena di Serena Pea

Solo quando lavoro sono felice: puntare a una collettività

In scena si portano dati, fatti, episodi storici necessari per l’indifferenza imperante. Sabotaggio, una delle vie che si potrebbero percorrere, come il diffuso fenomeno delle grandi dimissioni che Fettarappa e Maragoni citano spesso durante la pièce. Il pubblico ha visibilmente apprezzato i due autori e attori, accogliendoli con calorosi applausi e domande e considerazioni durante l’incontro. Curiosità sul processo creativo, sulla responsabilità di stare su un palcoscenico e di individuare una vera urgenza comune e collettiva sulla quale incentrare una nuova creazione. Nonostante lo scambio profondo non si abbandona mai la risata e anzi, proprio di lei si parla e la si difende, baluardo dell’eversione ormai stigmatizzata come una soluzione facilona, non più degna d’essere chiamata linguaggio. La ricezione dello spettacolo, raccontano, non è scontata in tutte le regioni d’Italia proprio a causa del tema del lavoro che divide e polarizza, sino ad arrivare a brutti quarti d’ora in alcuni comuni ospitanti, il cui orientamento politico è facile da immaginare. Il pubblico è un obiettivo chiaro nelle parabole artistiche di Fettarappa e Maragoni, da solisti e in coppia, che sono ben capaci di raggiungere con una presenza scenica che lo coinvolge intellettualmente e fisicamente, quando hanno bisogno di qualcuno che dalla platea interpreti un capo da cui licenziarsi.

Solo quando lavoro sono felice: più politico della politica

Raccontano di essersi incontrati a “Scritture”, una scuola di drammaturgia itinerante diretta da Lucia Calamaro nel 2021, «un anno post Covid in cui ognuno stava cercando un po’ di capire come rimettere in piedi i pezzi di ‘sto mondo teatrale» dice Maragoni. Non è una data irrilevante: l’anno prima si scopriva la possibilità di essere iper connessi e conseguentemente iper stressati. Se l’alternativa di condurre una riunione online adesso è più che consueta (anzi, quasi la si preferisce), nel 2020 è stata una piaga. È inquietante come presto si sia apparentemente dimenticato tutto. L’iper connessione viene sempre più affinata, una connessione mentale al proprio lavoro che connota l’individuo anche nel suo privato e crea un prolungamento che parte dalla mano con cui si scrive: il cellulare. Sempre Maragoni in maniera puntuale pone l’accento su quanto il mondo del teatro non sia avulso da queste meccaniche, accennando a una «ossessione della rilevanza», per cui essere sempre presenti e pronti con un nuovo spettacolo è più importante di avere davvero qualcosa da dire; bisogna pur sopravvivere. La dinamica dell’usa e getta non ha risparmiato nessun ambito professionale. È davvero giunto il tempo delle grandi dimissioni o dell’impiego mai.

Visto il 28 gennaio

Solo quando lavoro sono felice: dati artistici

una produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna, Ferrara Off APS
residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t
di e con Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa

Menzione speciale Forever Young 2021/2022 – La Corte Ospitale

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