SACRO QUOTIDIANO @ Teatro Cantiere Florida: inno a Nostra Signora Differenza

Il 25 gennaio al Teatro Cantiere Florida si è svolta in prima assoluta una rappresentazione frutto di un progetto composito che vede la collaborazione tra più realtà, l’associazione EsTeatro, Arte in Corso, Arbus, Isole Comprese, Sfumature in Atto e in collaborazione con il Dipartimento Salute Mentale Dipendenze USL Toscana Centroil Centro di Solidarietà Pratese, Archetipo.
SACRO QUOTIDIANO è un inno alla  differenza, all’unicità, al valore sacro del margine come fonte di creatività.

Non c’è trama in questo potente spettacolo, se non quella magnetica e straniante creata dalla liturgia di corpi,  immagini e parole. Si racconta il quotidiano come fosse parola sacra, un quotidiano da cui trapela lo sguardo impietoso di chi la realtà la osserva dal di fuori degli arbitrari confini della 'normalità'. Il Sacro come luogo del perdono di sé, della ricerca di un senso, dell’accettazione. Il sacro come luogo della differenza  a cui il mondo tenta di sfuggire  per non guardarcisi attraverso.

Qui prendono vita le ombre della nostra epoca, ossessionata dalla solitudine omologata cui tutti ipnoticamente tendiamo. A dar loro corpo e voce sono attori provenienti da condizioni di marginalità sociale, dalla malattia mentale, dallo status di migrante, vestiti di un bianco rituale, seduti in file ordinate come fedeli in chiesa, da cui si alzano per raccontare col corpo e con la voce cosa è per loro il sacro. Le loro parole, eterogenee, deliranti, visionarie trasudano profetica intuizione di una verità profonda che solo chi squarcia il velo può cogliere e s'intrecciano a brani d'autore. Coralità e unicità si sposano perfettamente a creare l’atmosfera di un rito salvifico collettivo di offerta di sé. 

I gesti lenti e sincronici creano una partitura armonica tra gruppo e individuo in cui niente è lasciato al caso perché è niente è fuori, non sacro. E’ sacro lo smarrimento, la depressione, è sacra la povertà, l’estraneità, la follia, la solitudine, la tensione verso un mondo migliore, il fallimento, la caduta, la forza di rialzarsi. Mimica, gestualità, ritmo e parola esprimono il loro semplice esserci, in piena manifestazione di sé, in piena presenza, non c’è maschera o finzione, ma la potenza della realtà svelata, rivelata.

Mentre gli attori continuano il loro racconto, scorrono su uno schermo sul fondale le loro foto, come immagine sacre, simili a quelle ricevute dagli spettatori come icone di santi, santi del quotidiano appunto (Santa Frenesia d’incontro, Santo frutto del ventre maturo….).

La scena riproduce l’atmosfera di un tempio, un cerchio di candele a terra, portate in processione dagli attori, un quadrato di stagnola dorata al centro abbagliante, delimitato da quattro rose rosse entrare nel quale significa trasformarsi in officiante di un rito di trasformazione attraverso l’offerta di sé allo sguardo degli altri, scandito da luci e musiche, in parte eseguite dal vivo grazie alle percussioni che delimitano il palco.
Muoversi all’interno del quadrato è permettersi di esprimere autenticamente se stessi, resi intoccabili, sacri appunto, dal giudizio altrui per il solo fatto di esporsi. Lo spettatore è parte della cerimonia, suo malgrado ne è travolto, come in un rito eucaristico, evocato all’inizio dal pane spezzato, fatto passare di mano in mano trattenendone di volta in volta una briciola per sé, ma la comunione mistica più potente è quella con lo spettatore al di là dello spazio definito dal palco, al di là delle definizioni codificate dai nostri stereotipi sociali.

Lo spettacolo conferma lo stile di lavoro di Teatro come Differenza che  nasce da un interessante esperimento di collaborazione creativa, nata nel 2013 quando cinque compagnie e cinque registi (Arbus con Francesca Sanità, Arte in Corso con Marilena Manfredi, EsTeatro con Paolo Biribò, Isole Comprese di Alessandro Fantechi e Elena Turchi, Sfumature in Atto con Daniele Giuliani) si misero in gioco nella realizzazione di spettacoli e progetti teatrali collettivi, volti a perseguire la missione di "costruire Comunità, di creare legami, di restituire ai senza parola il diritto di esistere e la possibilità di esprimersi".

 

Info:
SACRO QUOTIDIANO
poetica del corpo diverso
Prima Assoluta

progetto a cura di Paolo Biribò – EsTeatro, Marilena Manfredi – Arte in Corso, Francesca Sanità – Arbus, Elena Turchi – Isole Comprese
costumi Antonio Musa
fonica Massimo De Biase
coordinamento Teatro come Differenza
in collaborazione con Dipartimento Salute Mentale Dipendenze USL Toscana Centro, Centro di Solidarietà Pratese, Archetipo
foto di copertina di Paola Becucci

 

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