ROMAEUROPA FESTIVAL – Una cosa enorme @Teatro Vascello: la maledizione del ventre

Dal 1986 Romaeuropa Festival permette l’incontro di diverse culture e linguaggi artistici, ogni anno con un programma ampio nell’offerta e nella durata. Quest’anno nell’ambito del teatro ospita dal 7 al 19 novembre la Trilogia del Vento diretta da Fabiana Iacozzilli, composta da La classe, Una cosa enorme e Il grande vuoto, in scena al Teatro Vascello. Dal 10 al 12 novembre sarà la volta del secondo pezzo, che debuttò nel 2020 alla Biennale Teatro di Venezia.

Una cosa enorme: il figlio della cicogna

fotografia di scena di Manuela Giusto

Dal buio profondo della sala, in proscenio a sinistra lentamente comincia a distinguersi una sfera di fioca luce rossa: non è altro che l’enorme ventre della protagonista, interpretata da Marta Meneghetti. Voci di donne di diverse età e regioni d’Italia che raccontano della loro esperienza con la maternità aprono il primo quadro della pièce, culminando su questa figura mostruosa di donna che subito dice che questo figlio non lo vuole. Trattiene il parto con metodi agghiaccianti mentre gira per la sua casa angusta e spoglia con un fucile: qualche tentativo e presto impallina la cicogna che minacciosa aleggiava, cadendo con un pesante tonfo sul palcoscenico. Ma le acque si rompono e questa volta definitivamente.

Da un altro buio viene fuori un bebè di una sessantina d’anni, interpretato da Roberto Montosi, che si muove come un pulcino uscito dall’uovo, le braccia arcuate all’indietro, gambe ritte e passi dalle grandi falcate, che chiama la mamma. E la mamma arriva, nella sua vestaglia verde, più docile di prima, che con tenerezza e responsabilità si prende cura di quello che si scopre essere suo papà, a cui il tempo gli ha sottratto la dignità adulta. Un’ultima colazione, un’ultima doccia prima di consegnarlo all’obitorio: disteso su un carrello, un operatore lo copre con un lenzuolo e lo fa uscire dalla quinta di destra, nell’ultima luce fredda dello spettacolo.

Il suono di Una cosa enorme

La casa della coppia è avvolta dal silenzio, eccezion fatta per il rumore del cibo che cade dalla bocca del bebè e dalla tavola imbandita e per il ronzio del vecchio frigorifero incrostato. Sono poche le battute affidate agli interpreti, perché le vere parole provengono dalle tre tracce audio che scandiscono il tempo sulla scena. La prima già citata dell’inizio introduce la seconda e la terza che portano la voce di Iacozzilli stessa, vera nella sua inflessione e appuntita nelle sue parole, entrando come sempre a gamba tesa nella finzione delle sue opere, svelando il vero valore della scena: il cantiere di una propria riflessione.

Che cos’è la “Cosa enorme”

La “Cosa enorme” del titolo non è la protesi del ventre che è diventato così grande da non poter essere ucciso con qualche sigaretta, ma la responsabilità di nascere donna e dell’innato potere di creare la vita. Come una maledizione, perseguita il genere femminile ma, anche quando fa di tutto per sfuggire alla natura, un anziano genitore le fa lo sgambetto e le impone di imparare ad accudire.

È difficile accettare il ribaltamento dei ruoli tra un padre ed una figlia: un malsano istinto ammantato di amore e riconoscenza è ciò che porta avanti la relazione. E pur di sopravvivere, come dice Iacozzilli stessa, non esistono più ruoli e figure: padre e figlia diventano due volatili che pur di ripararsi dal freddo della vita si fanno vicini. Contro la morte del corpo e della mente.

Visto il 10 novembre

Una cosa enorme: dati artistici

uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli
Spettacolo vincitore Last Seen 2021 Krapp’s Last Post
con Marta Meneghetti, Roberto Montosi scene Fiammetta Mandich
luci Luigi Biondi, Francesca Zerilli suono Hubert Westkemper musiche Tommy Grieco
realizzazione body suit Makinarium (special – visual – effects) collaborazione ai costumi Davide Zanotti, Anna Colucci
aiuto regia Francesco Meloni
assistente alla regia Cesare Santiago Del Beato assistente alla drammaturgia Carola Fasana
fonico Jacopo Ruben Dell’Abate
collaborazione artistica Lorenzo Letizia, Luca Lòtano, Ramona Nardò foto di scena Manuela Giusto
un ringraziamento a Giorgio Testa
produzione Cranpi, La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, Fondazione Sipario Toscana-Centro di Produzione teatrale, Carrozzerie | n.o.t
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio – Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili – Area Spettacolo dal Vivo
con il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo, Periferie Artistiche Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio, ATCL Circuito multidisciplinare della Regione Lazio per Spazio Rossellini
con il supporto di Nuovo Cinema Palazzo, Labirion Officine Trasversali
Durata 90’
Si ringraziano Sheila Heti, Orna Donath e tutte le donne e gli uomini intervistat_ durante il cammino. Le loro storie hanno dato la possibilità di fare luce su una materia ancora così incandescente.
DEBUTTO: Biennale Teatro 2020

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