TREND 2023 – GENTLY DOWN THE STREAM @TeatroBelli

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Per la rassegna TREND, al Teatro Belli di Roma, nella splendida cornice di Trastevere, il mese di dicembre è stato inaugurato da Gently down the stream, da un testo di Martin Sherman, per la regia di Piero Maccarinelli e prodotto da Trilly Produzioni. In scena, Massimo De FrancovichFrancesco Bonomo,Pietro Giannini.

Il teatro è specchio dei tempi, un’arte forse elitaria ma in grado di rimanere aggiornata sulle tendenze culturali di ogni epoca storica. Il critico non sarebbe chiamato a giudicarne i prodotti, esprimendo in alternanza ingenua esaltazione o disprezzo; dovrebbe, piuttosto, contestualizzare, analizzare fenomenologicamente, permettere al pubblico di avvicinarsi responsabilmente e all’artista di fruire di una recensione degna di questo nome, ma, ahimè, è sempre in agguato la tentazione di dire la propria, come blogger qualunque! 

GENTLY, DOWN THE STREAM, i soliti critici!

Al decimo minuto di pièce la mia mente già percorreva gli interminati spazi del blocco del critico (simile a quello dello scrittore, ma meno creativo), pensavo alla difficoltà che avrebbe comportato scrivere sinceramente di GENTLY DOWN THE STREAM. Tuttavia, dopo aver letto i numerosi quanto sbrigativi elogi dei colleghi, come in una terapia d’urto, ho deciso di intervenire quasi da studiosa, interessata più al fenomeno che al prodotto in sé. GENTLY DOWN THE STREAM, messo in scena per la regia di Piero Maccarinelli, è sicuramente il riflesso più deciso delle tendenze artistiche più apprezzate negli ultimi anni dai fruitori del teatro cosiddetto “off”: la storia di tre generazioni di amanti omosessuali, ripercorsa alla luce delle sensazionali esperienze novecentesche del personaggio più anziano e a un ritmo fatalmente incidentato dalla lettura del copione per metà della performance

GENTLY DOWN THE STREAM: qualche leggio di troppo

Sebbene sia stato scritto che a Trend queste mancanze siano concesse perché obiettivo della rassegna è concentrarsi sullo spessore dei testi proposti (tradotti sempre magistralmente da Natalia di Giammarco), la pur eccellente lettura eseguita da Massimo De Francovich, è stata disturbata da alcune comprensibili pause innaturali che seguivano il giro delle pagine, dal fruscio delle stesse e dai meccanici movimenti verso uno dei numerosi leggii in scena. Ma forse anche la semplicità della regia è specchio dei tempi, soprattutto se il testo di partenza, alla luce dell’allestimento proposto, sembrerebbe non avere nulla in più da dire rispetto a quanto scritto brevemente nel precedente paragrafo. 

GENTLY DOWN THE STREAM: oltre al West Village c’è di più?

GENTLY DOWN THE STREAM
Massimo De Francovich in una scena

Beau, anziano sopravvissuto della persecuzione omosessuale americana, dopo diverse vicissitudini, scandite da altrettante storie d’amore, inaugura il ventunesimo secolo conoscendo Rufus su un sito di incontri. Dopo più di dieci anni di relazione deliziosamente e teneramente “tossica” con l’amante affetto da una patologia non meglio specificata o approfondita, accade quel che sia Beau sia il pubblico si aspettavano dall’inizio della pièceil tradimento e la separazione. Il nuovo trio amoroso avrebbe a questo punto diverse strade da percorrere, scegliendo la più contemporanea: stare male tutti insieme appassionatamente in un equilibrio precario di lacrime e humor britannico mal gestito.

Tuttavia, a vedere altri allestimenti in lingua originale (tra tutti consiglio quello messo in scena al New Conservatory Theatre Center nel 2021), il testo pullula di trame nascosteC’è di più di una commedia LGBTQ friendly tra le battute, i momenti di sincera passione e affetto e il fraseggio di una comicità diversa da quella italiana. Ci sarebbe, innanzitutto, una storia d’amore. Il rapporto tra Beau e Rufus, vero perno della commedia è la condizione d’esistenza necessaria per la buona riuscita dell’esecuzione. Lo sviluppo del loro legame porta il testo a parlarci con maggiore freschezza di un legame che affonda le sue radici, tra speranze e problematiche, nella Storia della cultura omosessuale del 900’ in maniera comica, irriverente e tremendamente dolce. 

GENTLY DOWN THE STREAM: cosa ci insegna la storia?

Uno dei temi ricorrenti del testo, scritto nel 2017 da Martin Sherman, è una sorta di historia magistra vitae, e che storia! Gli anni di piombo per la comunità LGBTQ+ si scontrano e si intrecciano con le consuete dinamiche amorose degli anni 2000, epoca di infatuazione per il vintage, disillusione e cinismo. Ma cosa resta nell’allestimento romano oltre ai malsani meccanismi amorosi del nostro tempo e agli eventi della Storia più noti al grande pubblico da una vasta e più approfondita letteratura? Inutile girarci intorno con ipocrisia da critico teatrale affermato: restano le pause di un copione letto e impoverito dall’allestimento e l’appiattimento di un rapporto a due da british a tristemente “troppo italiano” (come direbbe Pietro Sermonti in una nota serie italiana).

Forse questa pièce non ci racconta la frizzante e tenerissima storia d’amore di Beau e Rufus scritta da Sherman quanto, piuttosto, la storia degli ultimi anni di teatro italiano, determinato dal successo di storie rubate per temi e metodologie di allestimento al cinema, alla televisione e alla letteratura, ma raccontate con minor cura nei dettagli, nell’interpretazione e nell’approfondimento. 

La struggente tenerezza promessa nell’allestimento italiano dalla sinossi redatta dallo stesso Maccarinelli e confermata dalla critica, non è stata evidentemente colta nemmeno dal pubblico in sala, felice di appropinquarsi all’uscita, né dagli interpreti più giovani. Ci si potrebbe chiedere quale spettacolo abbia visto la critica nazionale, ma in fondo, anche questa è un’altra Storia.  

Chi è Martin Sherman?

GENTLY DOWN THE STREAM - MARTIN SHERMAN
Martin Sherman

Martin Sherman, sceneggiatore e drammaturgo statunitense, nasce a Philadelphia nel 1938.

A teatro, a Broadway e nel West End è famoso per la sua più celebre opera, Bent, che ha ricevuto anche la nomination per un Tony Award nel 1980 e da cui nel 1997 è stato tratto un film, sceneggiato dallo stesso Sherman. Quando fu messo in scena per la prima volta Bent, non si conosceva quasi per niente la storia della persecuzione nazista contro gli omosessuali. Il successo di questa opera ha dato una spinta importante negli anni ’80 e ’90 alla ricerca storica e all’educazione rispetto a questa tematica. Il suo film di maggior successo è l’adattamento che egli stesso ha fatto da una sua opera teatrale Indian Summer (Alive and Kicking in Gran Bretagna e negli Stati Uniti). Attualmente, come il suo amato Beau, vive a Londra.

Cast e info spettacolo 

Drammaturgia: Martin Sherman

Traduzione: Natalia di Giammarco    

Regia:  Piero Maccarinelli

Interpreti: Massimo De Francovich, Francesco Bonomo, Pietro Giannini    

Produzione: Teatro Belli / Trilly Produzioni

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