L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA @Teatro Argot. La vita e la morte nello sguardo di una donna 

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Fino al 10 aprile, Lucrezia Lante Della Rovere è andata in scena all’Argot Studio di Roma, per l’occasione a capienza piena, con L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA, adattamento del celebre dramma pirandelliano elaborato e diretto da Francesco Zecca coadiuvato da Rebecca Righetti, con le musiche di Diego Buongiorno, il disegno luci di Alberto Tizzone e i props a cura di Arti Plastiche di Riccardo Morucci, prodotta da Argot Produzioni con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Teatro.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA: una possibile rilettura  

Lucrezia Lante Della Rovere

Per ogni attore, regista o semplice appassionato di teatro, Luigi Pirandello è un caposaldo della produzione drammaturgica nazionale, un autore immancabile anche nel nostro personale bagaglio culturale cui spesso ci si avvicina con un legittimo timore reverenziale. È curioso, dunque, assistere a come il regista e didatta Francesco Zecca abbia deciso di affrontare e rileggere questo atto unico ribaltandone completamente il punto di vista, pur non staccandosene totalmente.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA: Pirandello e il tema della morte

Lo spettacolo affronta il tema della morte e della sua ineluttabilità vista, in questo caso, con gli occhi della Moglie delL’UOMO DAL FIORE IN BOCCA, interpretata egregiamente da Lucrezia Lante Della Rovere.

Durante le fasi iniziali del lavoro, avvenute in pieno lockdown, Zecca si è misurato con due importanti sfide: dapprima, non aggiungere nulla al testo pirandelliano, e successivamente aggiungere quel tanto che serviva a svolgere un necessario esercizio di creatività, funzionale al conseguimento dell’obiettivo della rivisitazione del testo. L’operazione è coraggiosa e, in un certo senso, anche rischiosa, tanto più perché il titolo stesso della pièce, che ricalca l’originale, non dà adito a pensare a quanto di anomalo e di distante assisteremo a livello drammaturgico.

Non da ultimo, di anomalo vi è anche la presenza di una protagonista femminile a distogliere l’attenzione dello spettatore dall’originale, incentrato sulle vicende di un uomo. Se tutto ciò è chiaro nelle intenzioni del regista, lo è un po’ meno per il pubblico, che senza un riferimento utile potrebbe non cogliere le differenze tra i due drammi, rimanendo inizialmente spiazzato.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA: Lucrezia Lante Della Rovere è la Donna vestita di nero

Lucrezia Lante Della Rovere

L’attrice romana conferma le sue doti attoriali di artista perfettamente a suo agio di fronte alla platea dell’Argot Studio, cui propone questa rilettura al contrario dell’atto unico originale. Non più L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA, dunque, che rifiuta e denigra le attenzioni della Moglie, costretta a seguirlo di nascosto: il focus è incentrato su di lei, la Donna vestita di nero.

Nelle mani di Lucrezia Lante Della Rovere, questo personaggio ci viene mostrato in tutta la sua complessità, alla ricerca di un equilibrio tra un costante atteggiamento nevrotico e uno spasmodico attaccamento alla vita, quasi volesse ambire all’immortalità moltiplicando la sua esistenza nelle vite degli altri, che osserva e scruta come faceva il marito. Mentre si prende cura della tomba del consorte, fa i conti con la dimensione dell’assenza in un presente doloroso, e con quella dell’immaginazione, necessaria a sublimare la sua presenza nel mondo attraverso la compenetrazione nella realtà altrui, il cui piacere le era stato progressivamente negato dal Marito. Il focus del suo monologo è incentrato sul desiderio mai realizzato di poter condividere le gioie ma anche i dolori della loro vita matrimoniale, della quale vengono persino negati gli aspetti legati alla semplicità del quotidiano, fatto di abbracci spezzati e di carezze mancate. Eppure lei c’è. Quella Moglie è rimasta accanto al Marito, nonostante tutto, fino alla fine e oltre. L’ostinazione e la tenacia della Donna sono espresse da una recitazione energica e convincente, seppur a tratti convulsa, affannosa e caotica, che talvolta costringe a seguire il testo con maggiore attenzione, pur di non perderne il filo. Anche la mimica e il movimento scenico risultano misurati e puntuali, mai eccessivi o fuori posto, e più di una volta diventano il giusto rinforzo ad una frequente rottura della quarta parete, che equipara lo spettatore all’Avventore pirandelliano.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA: un allestimento essenziale al Teatro Argot

La scenografia non chiede permesso allo spettatore e si impone ai suoi occhi sin dall’ingresso del pubblico in sala, fase che avviene a scena aperta, con Lucrezia Lante Della Rovere seduta in un angolo, in un abito di velluto nero, mentre stringe un fascio d’erba in mano, avvolta da un fumo intenso. Il voice off in cui è possibile ascoltare alcune battute dell’originale, recitate al maschile, fa da ponte con questa nuova versione al femminile del testo. Sul pavimento, un rettangolo d’erba circonda una zolla di terra su cui è posto un cappello, area corrispondente alla bara del Marito sulla quale verranno man mano reimpiantati i ciuffi d’erba mancanti. Sulla parete di fondo domina un trittico di specchi che moltiplicano le azioni della Donna consentendone la visione da più angolazioni.

L’assenza di quinte e del sipario lascia a vista gli attrezzi del teatro: una scala, dei bauli e due piantane, in ombra rispetto al resto, diventano loro malgrado una parte quasi inconsapevole dell’allestimento, il cui grigiore stride con il verde brillante dell’erba e con la grazia dei movimenti dell’artista.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA: La Lante fra musiche interessanti ed illuminazione morbida

Ciò che, a nostro avviso, andava gestito in maniera più equilibrata è l’uso della musica. La colonna sonora, di per sé composta da brani anche interessanti e con intenti evocativi, viene usata spesso per sottolineare alcuni momenti della narrazione, ma l’eccessivo volume in sala e i tagli improvvisi la rendono inefficace e rischiano di coprire la recitazione della Lante, che in assenza di amplificazione non è in equilibrio con il sottofondo sonoro. Al contrario, il disegno luci, ivi compresa l’illuminazione perimetrale a livello del rettangolo d’erba, risulta gradevole e asseconda i movimenti dell’attrice con il calore e la morbidezza necessari a supportarne l’azione scenica.

Una scena de L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA: il dibattito dopo la performance

Al termine dello spettacolo abbiamo avuto modo di assistere ad un breve confronto tra il pubblico, il regista Francesco Zecca e Lucrezia Lante Della Rovere moderato da Tiziano Panici, presidente dell’Argot Studio. Questo momento di condivisione rientra all’interno del progetto intitolato Dominio Pubblico, nato con l’obiettivo di sensibilizzare gli spettatori, soprattutto i più giovani, attraverso la comprensione critica e guidata dello spettacolo cui si è appena assistito. Si ha così modo di cogliere l’occasione per approfondire la conoscenza degli artisti e conoscere l’iter creativo drammaturgico, la sua genesi ed evoluzione, i dubbi, le incertezze e i timori legittimi nel portare in scena un Pirandello che non è Pirandello, ma che da lui parte e a lui ritorna senza che il pubblico ne sia pienamente consapevole.

Attrice e regista hanno mostrato la loro gratitudine ai presenti per una partecipazione calorosa e sentita, tanto più se si considera che lo spettacolo sarebbe dovuto andare in scena a gennaio di quest’anno ed è stato posticipato per via della situazione pandemica nazionale.

Infine, oltre ai dettagli tecnici relativi all’allestimento e alla sua progettazione, il dibattito ci regala un’ultima chicca, ovvero il nome della protagonista: Gioia. In questo modo si completa il quadro di uno spettacolo nel complesso interessante, che fino all’ultimo concede allo spettatore di saperne un po’ di più e lasciare l’Argot con la curiosità di approfondire quanto vi è ancora di ignoto: merito di quel teatro che è mimesi della vita, in cui ciascuno può riconoscersi, interrogarsi e riflettere sul senso della propria esistenza.

Visto il 07/04/2022

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA

di Luigi Pirandello

con Lucrezia Lante Della Rovere

adattamento e regia Francesco Zecca

Dal 7 al 10 aprile 2022

Argot Studio (Roma)

Ph: Manuela Giusto

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