LA REGOLA DEI GIOCHI @Teatro Basilica: cinque atti unici dal Gruppo della Creta – IN SCENA DAL 9 APRILE!

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Dopo l’esordio nelle giornate del 12 e 13 marzo, torna in scena dal 9 al 10 aprile al Teatro Basilica con rinnovato entusiasmo la compagnia residente, il Gruppo della Creta con lo spettacolo LA REGOLA DEI GIOCHI. Il collettivo di giovani artisti, in attività dal 2015, presenta in 5 atti unici (drammaturgia di A.G. Calenda) situazioni deformanti di una contemporaneità, che per quanto possa scandalizzare, alla fine ci appartiene.

Prima che il ciclo degli atti prenda avvio, una voce fuori campo, preannunciata da una musica vivace, ne fornisce allo spettatore la chiave di lettura. Infatti benché siano atti concepiti e scritti singolarmente, essi sono tenuti insieme da un leitmotiv, che lo spettatore più avveduto è stimolato a intuire: la vita è un gioco, spetta a te stabilirne le regole del cui esito però, bada bene, non c’è certezza.

Riusciranno dunque i personaggi dei vari atti a vincere la propria sfida? Non resta che prestare attenzione e, come suggerirebbe Parini, predisporsi alla scena con “un orecchio placato, mente arguta e cor gentile”.

Abbiamo visto per voi, IL SOLDATO, SQUALI e UCRONIA O VA TUTTO BENE. tre dei cinque atti de LA REGOLA DEI GIOCHI che torneranno in scena il prossimo 9 aprile.

Articolo di Ilaria Taranto e Simone Romano

IL SOLDATO: guerra e contemporaneità

IL SOLDATO – LA REGOLA DEI GIOCHI

Il Soldato: primo atto: Suona il cannone e due soldati cercano di scaldarsi cantando. Si trovano in campo di guerra con polvere e rumori improvvisi che scatenano stati di allarme. Sulla scena una trincea ricreata con una forma poligonale al centro del palco, cosparsa di sassi e circondata da sabbia. Intorno si muovo due soldati, giovani ma diversi nel modo di affrontare la causa bellica a cui sono costretti. Uno sostenuto, officioso e integerrimo esecutore degli ordini impartiti, un giovane-adulto che la guerra ha strappato brutalmente alla vita al punto tale da renderlo indifferente ad ogni forma di sentimento. L’altro un ragazzo, anch’egli sottratto agli affetti più cari ma che ha ancora a cuore la sua esistenza. Si tormenta e tormenta con continua domande il compagno sperando di trovare una risposta al perché dei semplici soldati debbano marciare, marciare e marciare. Che ragione può essere cosi valida da giustificare l’orrore che hanno davanti agli occhi e del quale devono (perché questi sono gli ordini) loro stessi macchiarsi? Donne stuprate, città bombardate, campi devastati.

IL SOLDATO: la Grande Guerra non è lontana

La Grande Guerra, un evento lontano dalla risonanza inaspettatamente attuale: Quando il testo era stato pensato nel 2018 e poi replicato con i dovuti adattamenti nel 2021, nessuno poteva pensare che il contesto evocato risultasse cosi contemporaneo. Nelle domande avanzate dal giovane soldato al collega assuefatto dalla guerra, c’è tutto il ribrezzo che stiamo provando ad apprendere della situazione in Ucraina. Perché sparare al nemico? E perché prendersela con i civili? Tenta una risposta il collega più freddo, spiegando che i potenti ordinano di colpire gli innocenti per colpire indirettamente i potenti avversari. Così la guerra sul campo, vero logoramento, è solo frutto di un capriccio tra ufficiali irrigiditi nelle loro pretese con l’obiettivo di conseguire la vittoria a tutti i costi. E la vita degli altri non diventa che una partita a scacchi in cui per pedine ci sono proprio loro, le persone comuni, bambini, anziani, malati, madri e padri di famiglia, giovani alle prese con un futuro che era tutto da disegnare ma dal quale ora si trovano respinti.

IL SOLDATO: le Strategie sceniche

Il contesto bellico evocato è un contesto universale, quello scenario bellico valido in qualsiasi zona del mondo si stia combattendo ora o in passato una guerra. Tuttavia, alcune scelte registiche rimandano a quella che per il ‘900 è stata la guerra per antonomasia, la Prima, la Grande Guerra. I soldati in scena indossano elmetti dell’epoca, sulle spalle uno zaino con lo stretto indispensabile, una camicia e pantaloni in colori mimetici, per calzari, stivali neri. In mano solo un fucile da puntare all’istante.

L’alterco tra i due viene interrotto da un evento inaspettato, altro particolare che sollecita il rimando alla Guerra del ’15-18. Sopraggiunge infatti un pacco contenente dei dispacci che richiama alla memoria il fatto storico in cui le autorità dell’epoca, per non far conoscere ai civili lo stato di sfinimento a cui erano esposti i combattenti, procedevano con un serratissimo controllo.

IL SOLDATO: la regia del Gruppo della Creta

Avveduto è l’espediente registico adottato per far pervenire il pacco in scena: esso è calato dall’alto con una serie dii lettere chiuse attaccate a un filo pendente; su ognuna il nome del soldato destinatario ma rigorosamente censurato all’interno. Per il soldato-ragazzo la corrispondenza rappresenta ancora uno spiraglio di vita, è la finestra che continua a proiettarlo su quanto ha lasciato nel suo paese natio e su quanto ancora desidera costruire. Questa apertura alla vita risulta tanto più forte quanto sorprendente è la notizia che riceve: la propria fidanzata è in dolce attesa. Il permanere al fronte diventa allora sempre più insostenibile. Ben diverso è l’atteggiamento dell’altro: in lui, assuefatto dal sangue versato, non c’è nulla al di là del campo di battaglia, la pace non è che assenza di guerra. L’entusiasmo del giovane gli è repellente e allora basta, lui diventa il nemico. Girando vorticosamente intorno alla trincea, minaccia il giovane fino a puntargli il fucile e a sferrargli il colpo finale. Ma il ragazzo non vuole morire, è cosi attaccato e innamorato della vita da trovare la bellezza anche in un’esperienza di morte quale la guerra: ringrazia il collega di aver passato con lui i giorni al fronte e, mentre sgorga il sangue dalla ferita, stringe il petto e accelera il passo girando ancora intorno al campo sperando di trovare l’energia per vincere la morte, sì, perché lui non vuole morire, non vuole!

IL SOLDATO: il coraggio del profugo

C’è in questo ragazzo tutto il nerbo di coraggio che oggi non possiamo non vedere manifesto nei tanti profughi. Incredibile come quella che doveva essere una tematica di carattere generale sia oggi declinata in un contesto cosi particolare. Sincronia spettacolare che va al cuore della questione: i soldati e i civili vengono coinvolti per assecondare i capricci dei potenti ma cosa accadrebbe se queste pedine decidessero di non combattere? Forse l’unica possibilità è che siano i soldati stessi a disertare rifiutandosi di combattere. Ecco allora che la pace sarebbe da intendere e da vivere non solo come assenza di guerra ma come condizione in cui dare libero sfogo alla fantasia. Eppure nel gioco della vita questa libertà non è la regola, c’è chi vince e c’è chi perde l’importante è però trarne un senso e non restare indifferenti.

UCRONÌA, O VA TUTTO BENE: in scena un conflitto mondiale

UCRONIA O VA TUTTO BENE – LA REGOLA DIE GIOCHI

Di S.Romano

In un futuro prossimo, il terzo conflitto mondiale è stato vinto dagli Stati Uniti d’America. Il mondo è stato suddiviso tra le multinazionali ricreando l’assetto geopolitico del pianeta. Le persone sopravvissute vivono all’interno dei Google Nidi, stanze prigioni ultratecnologiche. La protagonista (Laura Pannia) narra allo spettatore le vicende che hanno portato l’umanità a superare il conflitto bellico fino alla sua risoluzione e della creazione del nuovo mondo denominato Sangiaccato di Google. Assieme a lei il “Google-amico” (Amedeo Monda) che si prende cura dei suoi bisogni e delle sue funzioni biologiche.

UCRONÌA, O VA TUTTO BENE : cosa succede se a vincere sono le multinazionali?SE

Un testo denuncia sulla globalizzazione, il consumismo e la tecnologia che stanno dominando e mercificando la vita moderna. L’ipotesi di una terza guerra mondiale (orrore quanto mai vicino e contemporaneo) tra le super potenze d’oriente e occidente, trova risoluzione nella vittoria da parte degli Stati Uniti incarnati nella Silicon Valley, terra globale per l’alta tecnologia, l’innovazione, il capitale di rischio e i social media. Il risultato è la privazione della libertà non solo della vita sociale, ma anche di quella biologica. L’annullamento delle diversità, delle tradizioni, delle culture soggiogate alla globalizzazione e alla commercializzazione sarebbe la meta finale di una società sempre più interconnessa e dipendente dalla tecnologia. Anche il destino ecologico nella sua distruzione totale viene, in questo ipotetico universo, rivisitato come il finale atteso e sperato. L’eliminazione della natura e degli ecosistemi a favore di un pianeta distopico e asettico vengono narrati come la soluzione all’annoso problema che preme ogni giorno scienza, industria e società. Un futuro disumanizzante, dove ogni individuo sarà sottratto alla propria unicità e, perfino la vita, potrà essere ricreata e distribuita.

UCRONÌA, O VA TUTTO BENE le interpretazioni di Laura Pannia e Angelo Monda

Laura Pannia e Amedeo Monda sintonizzano i talenti mettendo in scena un duetto ben connesso e con ottimi tempi scenici.

Laura Pannia in UCRONÌA, O VA TUTTO BENE

Laura Pannia trascende dalla sua umanità e arriva a esporre allo spettatore un senso anodino e schiavizzato, un’icona di società piegata a soddisfare i desideri di acquisto, facilmente corruttibile nelle prese di coscienza e nelle opinioni. Ogni qualvolta la donna approda a un tentativo di analizzare gli eventi del suo recente passato, il mondo Google nel quale si trova prigioniera la punisce. Le sue parole, grazie anche alla distorsione del microfono, da umane diventano sempre più metalliche, come se la trasformazione da individuo a macchina si sottoponesse agli occhi dello spettatore in tempo reale. Le varie intonazioni in cui la tecnica dell’attrice si fa sentire, diventano veicolo per l’intera drammaturgia. Vivace, ma asciutta, centra il personaggio e l’intera vicenda, incarnandola in una recitazione puntuale. Inquadra perfettamente il lungo dialogare con gli spettatori e con il suo Google-amico, con varianti geometriche dal taglio perfetto.

Angelo Monda in UCRONÌA, O VA TUTTO BENE

Amedeo Monda simbolizza il sistema nel quale la protagonista vive: un assistente presente, ma anche un carceriere severo. Allegoria degli strumenti social che indirizzano il pensiero personale, lusingano il suo fruitore affinché resti dipendente dalle offerte delle grandi multinazionali veicolando le opinioni verso ciò che vogliono le potenze governative e commerciali.
L’attore ha privato egregiamente il suo personaggio da ogni emozione autentica. Affetto e ragguaglio sono indicativamente accennati nelle battute, orchestrando bene la costruzione identitaria e anaffettiva del Google-amico. Svolge anch’egli la doppia funzione interpretativa e narrativa, in un contesto simmetrico e opposto a quello della collega. Con l’onere di recitare pattinando tutto il tempo attorno all’unico elemento scenico nel quale resta prigioniera Laura.

UCRONÌA, O VA TUTTO BENE le scelte registiche della Compagnia della Creta

Questo spettacolo è caratterizzato da un intenso uso di luce e buio e di suoni sintetici, veri e propri strumenti di rafforzo narrativo. La scenografia unica e centrale è composta da un ottaedro regolare sospeso costituito da luci al neon, vere e proprie protagoniste sceniche. Un solido galleggiante che funge da prigione per la protagonista. Questo elemento sottolinea la condizione umana rinchiusa sempre di più all’interno di una realtà virtuale. La mobilità vera è quella di Monda che, nel pattinare (pattini dotati di luci che si attivano nell’atto motorio) personifica i MBPS di connessione. La regia gioca bene con questi elementi a supporto della drammaturgia e della recitazione, decorando in modo sapiente l’esperienza teatrale.

SQUALI: una barca per salvarsi la vita

Di S.Romano

Quattro amici si godono una splendida gita in barca in alto mare. Tutto scorre perfettamente, tra pesca e birra, quando un evento sconvolgerà il loro idillio. Il motore va in panne, si interromperanno le comunicazioni e, durante una tempesta, un grosso branco di squali minaccia la loro incolumità.

SQUALI: la trama

I protagonisti ingaggeranno schermaglie tra di loro per salvarsi la vita, prendendo decisioni diverse. Il primo a tuffarsi è Jacopo che, dopo aver proposto agli altri tre di andare tutti assieme per avere più chance di arrivare sulla terraferma, deciderà di tentare l’impresa da solo. Gli amici, rimasti sull’imbarcazione (di proprietà di Alessandro) lo vedranno divorato dagli squali.

I tre si confronteranno sull’errore di aver mandato l’amico da solo. Si tufferanno Medo e Alessio, mentre Alessandro deciderà di aspettare i soccorsi, non volendo lasciare l’amata barca.

Durante la nuotata verso la terra ferma Alessio perderà una gamba a causa del morso di uno degli enormi squali. Arriveranno comunque sulla terra ferma, ma moriranno. Sul finale vediamo un Alessandro deceduto sull’imbarcazione nella vana attesa di essere tratto in salvo.

SQUALI: comicità mista all’orrore

Il sacrificio, la paura, il senso di possesso materiale sono gli ingredienti di questo testo che ha strappato, nonostante le sue tematiche, molte risate tra gli spettatori. Merito dell’interpretazione dei quattro attori in scena i cui tempi comici e l’affiatamento armonico recitativo hanno dato risalto allo spettacolo. Hanno creato doppia sensazione: una di drammaticità e di panico, l’altra di grottesco humor noir.

Una messinscena essenziale, che ha dato ampio raggio di azione all’inventiva registica e attoriale. I movimenti recitativi in mimica e la coordinazione tra gli interpreti hanno regolato e dominato tutto l’atto, riproducendo significativamente la minacciosità del mare aperto, dei suoi pericoli, e della lotta contro gli elementi naturali.

SQUALI: i rapporti tra la natura e l’uomo

Questo testo si presenta come un riuscito esperimento linguistico composto da quartine che si ripetono tra gli attori. Una drammaturgia che innesca e beneficia di molte interpretazioni. Visitato in chiave comica, il punto di partenza di tutta la vicenda sono il confronto e le scelte, più simbolicamente l’iconico essere umano davanti alla ferocia della natura marina. I quattro protagonisti cercano una soluzione che li porti in salvo, scontrandosi con le proprie paure e insicurezze, coi rimpianti e, soprattutto, con le decisioni altrui.

È una fuga dagli eventi quella che tocca tutti e quattro, ma anche una ricerca per la sopravvivenza e un’indagine sulla cooperazione. Gli elementi naturali avversi racchiudono l’ostacolo che da sempre porta l’umano alla sfida, sia nel superamento dei suoi limiti, sia contro il mondo attorno a sé.

Visto il 12 e 13 marzo 2022
Torna in scena il 9 e 10 aprile 2022

LA REGOLA DEI GIOCHI di Anton Giulio Calenda

Regia Alessandro Di Murro
Con Valeria Almerighi, Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Lorenzo
Garufo, Amedeo Monda, Laura Pannia, Bruna Sdao.
Musiche Enea Chisci
Disegno Luci Matteo Ziglio
Costumi Rita Guardabascio e Beatrice Nobili
Aiuto Regia Tommaso Cardelli
Assistente alla Regia Ilaria Iuozzo, Jessica Miceli
Direttore di produzione Pino Le Pera

Sabato – 19.00 Soldato / 20.30 Ucronìa. O va tutto bene / 22.00 Squali
Domenica – 19.00 Matteo / 20.30 Il Regno

Info e acquisti sul sito del teatro.

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