IL RACCONTO DELL’ANCELLA – Intervista a Graziano Piazza

Nel vivo del suo quinquennium felix, Il racconto dell’ancella continua a far parlare di sé per la del soggetto, dal noto romanzo di Margaret Atwood, la ritmica bellezza della traduzione e la bravura della sua interprete, una oltreumana Viola Graziosi. Nato da un progetto radiofonico nel 2018, Il racconto dell’ancella è uno di quei rari esemplari da esposizione, un raffinato congegno scenico di alta precisione.

Al termine dell’ultima replica romana, andata in scena al Teatro Basilica, Graziano Piazza, cui è affidata la sapiente regia della pièce, ha risposto alle curiosità della redazione.

In fondo all’intervista, il link alla recensione dello spettacolo!

IL RACCONTO DELL’ANCELLA: da romanzo a partitura teatrale

Il racconto dell’ancella, The Handmaid’s Tale, è, in primis, il celebre romanzo di Margareth Atwood. Come nasce l’interesse nei confronti di questo testo?

IL RACCONTO DELL'ANCELLA
Viola Graziosi ne IL RACCONTO DELL’ANCELLA

Per la giornata dell’8 marzo 2018, Laura Palmieri propose a Viola Graziosi la partecipazione a un evento radiofonico su Rai Radio 3, una lettura scenica della splendida riduzione dal romanzo di Loredana Lipperini sulla composizione sonora di Riccardo Amorese. Durante la serata radiofonica io sono stato osservatore e consigliere discreto. Quando, poi, Viola mi ha coinvolto, in vista di una realizzazione scenica, ho cominciato a immaginare possibili percorsi, uno spazio scenico d’azione, che desse “corpo” alla violenza, pensando per sottrazione. Il Napoli Teatro Festival è stata l’occasione per la realizzazione dello spettacolo, il quale si aggiungeva, come ultimo tassello di una trilogia, a Offelia Suite e a un Aiace di Ritsos messo in scena secondo una prospettiva femminile. Questa trilogia, realizzata con Viola Graziosi, si pone l’obiettivo di sensibilizzare e denunciare, porre il fuoco sulla donna, una sorta di indagine, che con Il racconto dell’ancella componeva una trilogia insieme

Il testo drammaturgico ha le fattezze di una vera e propria partitura, che sembra seguire il ritmo delle splendide musiche composte da Riccardo Amorese e il disegno luci. Come si è svolta la fase di traduzione e redazione della drammaturgia? Quanto tempo ha richiesto la stesura di questa “partitura”?

Nella versione radiofonica Riccardo Amorese elaborava la composizione seguendo direttamente dal vivo i movimenti sonori e interpretativi di Viola Graziosi. Lo splendido lavoro musicale ha avuto bisogno di una vera e propria partitura fissata nei tempi, nei movimenti, nei cambi di atmosfera della rappresentazione. Il lavoro in scena segue una griglia molto stretta, ritmi che si contraggono e si dilatano e che devono sempre “tornare” con la registrazione audio, in modo da sembrare composta sul momento, esattamente come nell’intenzione iniziale. Io stesso, seguendo tecnicamente le musiche dalla regia, respiro con l’attrice, quindi volumi, attacchi, sospensioni e silenzi che abbiamo inserito prendono forma di happening. Tutto ciò è possibile grazie all’interpretazione di Viola Graziosi, abilissima nell’associare precisione e azzardo, una grande musicista che sa centellinare le energie e disporsi ad una comunicazione profonda con gli spettatori. Per quanto riguarda la drammaturgia, o meglio la riduzione, dei momenti salienti del racconto Loredana Lipperini ha privilegiato i momenti del Racconto che avessero come protagonista l’ancella, la sua prospettiva e la trasformazione della sua consapevolezza, trascinandoci nell’accettazione, più o meno consapevole, di tutto ciò che le accadeva. Questo ha richiesto mesi di lavoro di preparazione.

IL RACCONTO DELL’ANCELLA: l’attualità di un classico senza tempo

Qual è l’importanza culturale di mettere in scena quest’opera, date le attuali politiche globali sui temi della maternità e della famiglia?

IL RACCONTO DELL'ANCELLA
IL RACCONTO DELL’ANCELLA: una scena

Come mi ha insegnato Luca Ronconi, non bisogna cavalcare necessariamente l’onda dell’attualità, perché il teatro deve porre la giusta distanza per veicolare un pensiero ed un’emozione, per comunicare una Verità che ci appartiene. Scritto nell’85, rimasto sopito per anni e poi tornato in auge grazie una serie televisiva di sei o sette anni fa, il romanzo della Atwood è un classico. In quanto tale pone l’accento su Verità che vanno oltre il tempo e lo spazio, così da non rispondere direttamente alle politiche globali o famigliari di questo governo o quell’altro, di questa nazione o di un’altra, quanto, piuttosto, al calo della natività, alle violenze e ai soprusi che dilagano ancora oggi, alla paura di essere donne e a molti uomini che, consapevoli di un mondo costruito a propria immagine, si pongono nella prospettiva di identificare insieme alle donne la propria nuova posizione. Questa distanza dal testo, quasi classica, permette una proposta sincera, un’adesione e una comunicazione profonda di queste tematiche, che vanno oltre le categorie di giudizio, liberandoci, come in una sorta di catarsi, dal dramma che l’ancella vive.

Questo spettacolo ha la forma di un monologo, il quale, chiaramente, per sua natura fornisce una sola versione dei fatti, quella femminile. D’altro canto, il rapporto uomo/donna, vittima/carnefice, si configura in un singolare rapporto presenza/assenza. Anche laddove fosse richiesta, la voce maschile è un sordo silenzio di abuso. E allora qual è il ruolo dell’uomo?

L’assenza del maschio che tutto decide rende Il racconto dell’ancella ancora più violento, più crudo. La scena dello “stupro” è esemplare. L’abuso accade nell’hic et nunc della scena. Lo spettatore è testimone dell’accettazione dell’ancella della sua condizione di vittima sacrificale di una teocrazia creata dagli uomini ad uso e consumo degli uomini stessi. Vittima obbligata da leggi che impediscono la libertà della donna, l’ancella diventa un monito per la libertà di ciascuno di noi. L’uomo si limita ad assistere agli abusi e alle privazioni con occhi attoniti. Sorge la domanda della sua posizione nei confronti di sé stesso, della condivisione della libertà comune, ma la risposta è il silenzio. Il divieto della lettura e della scrittura per le donne raccontata nel romanzo segnala la necessità per questa teocrazia di impedire la formazione di un pensiero critico. Perché letteratura e cultura sono potenti mezzi di coesione, in grado di connetterci e responsabilizzarci rispetto a ciò che accade in un’altra parte del mondo, di renderci artefici di un “effetto farfalla”. Un pensiero critico di questo tipo è, per me, l’unica possibilità per l’uomo di affrancarsi dallo stesso ruolo che la storia e la forza degli eventi, delle guerre, delle economie, continua a relegargli.

IL RACCONTO DELL’ANCELLA: dietro le quinte

Qual è stata la maggiore difficoltà incontrata durante la fase di allestimento della pièce?

IL RACCONTO DELL'ANCELLA
IL RACCONTO DELL’ANCELLA: foto di Pino Le Pera

Non giudicare l’ancella, né come vittima, né come donna che contenesse la rabbia e la consapevolezza di ciò che le stava accadendo. Lasciare agli spettatori/testimoni il compito di prendere posizione. La cosa più complicata è stata lo sguardo dell’ancella sul pubblico, i suoi occhi in qualche modo puri. Riuscire a creare la sacralità quasi rituale cui era sottoposta. Ricostruire la catena dei piccoli cambiamenti che l’hanno portata in questo incubo, cadendoci come nella tana del Bianconiglio. A volte è stato difficile per Viola Graziosi prendere una necessaria distanza emotiva perché il coinvolgimento era forte. Ma siamo riusciti a fare di questo la forza dello spettacolo, considerandolo dettaglio per dettaglio e partendo sempre dal corpo, dalla sua materialità, dalla sua capacità d’immaginazione, in modo che il pubblico vedesse con i suoi occhi. I neuroni a specchio fanno il resto se c’è una buona ricetrasmittente.

Il racconto dell’ancella è un romanzo di rara complessità. Lo spettacolo è riuscito nell’impresa impossibile, da un lato, di restituirla al pubblico, agevolandone, dall’altro, la fruizione. Considerando la ricchezza di temi e contenuti nell’opera originale, in questa operazione di trasposizione alla macchina scenica è normale dare maggiore rilievo ad alcuni temi sacrificandone altri. Qual è, se ve ne è uno, il maggior sacrificio tematico fatto?

La figlia! Appare ad un certo punto come se le parlasse, come se avesse un dialogo con la madre. La necessità di questo racconto sta proprio nella speranza che già l’autrice nutre nei confronti delle future generazioni, “che non potranno ricordarsi”, a cui questa vicenda è idealmente lasciata come testimonianza. Forse il motore di questa speranza è proprio la figlia, nata dall’Amore. In questo mondo distopico l’Amore è l’unica cosa che viene totalmente estromessa, sottace semplicemente alla riproduzione della specie. In questo senso, la figlia dell’ancella è il nostro sguardo muto per ricordare, è quel monolite puro fatto di passione e amore e lotta per la vita e la nostra libertà.

LEGGI LA RECENSIONE DI GUFETTO A il racconto dell’ancella!

IL RACCONTO DELL’ANCELLA: INFO E CAST

tratto dal romanzo di Margaret Atwood
con Viola Graziosi
regia Graziano Piazza
traduzione Camillo Pennati
consulenza letteraria Loredana Lipperini
musiche originali di Riccardo Amorese
produzione Teatro della Città

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